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“È necessario riaccendere la nostra memoria e rifiutare di prestare il fianco a chi si fa onore di insultare la bandiera; chi progetta una barriera al di sotto della Padania; chi minaccia di armare un popolo di montanari per la secessione”

Lo striscione esposto a Vibo in occasione dell'arrivo di Salvini
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Se questo è un popolo da sempre dominato, subalterno, mutilato, oppresso, usato, umiliato, represso, violentato, da altri politicizzato e spoliticizzato, cattolizzato, relativizzato, deriso, sfruttato, escluso, declassato, discriminato, ingannato, utilizzato, sfigurato, infangato, espropriato, spezzettato, reso schiavo, baraccato; messo alla gogna, alla catena, in trincea, in miniera; carne frollata, articolo da esportazione, cui è stata negata decenza, amor proprio, voglia di riscatto, di restare, di affrancarsi.

Un popolo diffidato e portato a diffidare della sua stessa identità, della sua terra, dei suoi affetti; da sempre raffigurato sordo-muto-cieco, mafioso e connivente, sporco, cialtrone, sfaccendato, apatico, infido e traditore, gretto, irascibile, violento e rissoso, ladro; senza pudore, sensibilità, affettività, educazione, empatia, cultura e storia. Incapace di relazionarsi e convivere con culture diverse: emanciparsi. Un popolo cui è concesso rare volte di affermarsi (per merito) ma solo tra sacrifici, umiliazioni e rinunce. Se questo è il popolo calabrese o quello che ne è rimasto, è un popolo ormai annichilito, in avanzato stato confusionale, svuotato e scarnificato: sconfigurato, oggi si direbbe “destrutturato”. Un popolo impresentabile

Se questo stesso popolo si dimostra incapace di esprimere un pur stentato cenno di fiera resistenza al Barbaro, al Piemontese, al Francese, al Garibaldino, al Sanfedista, all’ultimo Paperone e ai suoi mille Paperini colonizzatori che ciclicamente (con nuovi vessilli) si propongono come liberatori dai colonizzatori-liberatori che li hanno preceduti; se questo stesso popolo - dicevo - mai sufficientemente castigato, non si sottrae all’ennesimo paradosso della sua storia arruolando, ancora una volta, alcuni dei suoi uomini più “arguti” nelle milizie di Ascari schierate per facilitare l’ultimo passaggio di testimone da un “esportatore di chiacchiere pidocchie e carità pelose” ad un altro, non posso non provare una rancorosa sofferenza.

Gli ascari stanno con “lui”! Io invece voglio richiamare tutti gli altri a riaccendere la nostra memoria e rifiutare l’ennesimo supino collaborazionismo a chi si fa onore di pulirsi il culo con la bandiera tricolore; che progetta una barriera al di sotto della Padania, che minaccia di armare un popolo di montanari per la secessione. Che scrive che da Roma in giù siamo tutti ladroni; che i loro soldi arricchiscono noi “terroni”, noi “di giù”, noi “africani”, noi “SUDici”, noi “calabrosauditi”, “parassiti nullafacenti”. Che grida: “forza Etna”; “qui non si vende e non si affitta ai meridionali”, “le case popolari, gli asili, le mense solo ai padani”, “via i professori meridionali dalle scuole e i magistrati dai tribunali del Nord”, “azzurro e marrone perfetto terrone”; “terroni tornate a casa vostra”, “i meridionali ci rubano il lavoro”, “prima il Nord”; ed altre perle di civiltà.

Di tutto questo ho testimonianza diretta e documentata; dell’ultima, “prima il Nord”, ci sono immagini, ad un raduno della “Lega Nord”, dove, a fianco allo slogan, si mostra compiaciuta una delegazione di militanti siciliani. Del resto ricordo che, non tantissimi anni fa, io stesso operaio alla Motta di Milano, fui profondamente turbato vedendo fuori dalla fabbrica vecchie utilitarie utilizzate a turno da donne siciliane con bambini, come rifugi per tutta la durata del lavoro trimestrale del marito… a questa povera gente mancava tutto! Pensate, persino il bidet per piantare il basilico.

*Cittadino di Vibo Valentia

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