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“Il primo cittadino dovrebbe prendere atto di una débâcle che assume proporzioni preoccupanti soprattutto a Vibo Marina, dove siamo stati in molti a credere in lui. Se non ha intenzione di rispettare quelle promesse, allora si faccia da parte”

Una veduta di Vibo Marina
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Il caro buon vecchio Elio Costa, forse per ingenuità, forse per smemoratezza, forse per sottovalutazione, o forse ancora credendosi una spanna sopra tutti, pensava che con formulette di circostanza i partiti gli dessero l’appoggio senza mai dover pagare pegno, senza dover dare nulla in cambio. Ah, miseri noi, gli sta andando male per la seconda volta. È un caso o siamo di fronte a qualcosa di davvero imponderabile? Siamo di fronte ad una recidiva o un atto d’incoscienza politica?

Eppure in campagna elettorale, col solito sigaro all’angolo della bocca, col piglio del generale Rommel, detto “la Volpe del Deserto”, ispezionava le “ridotte” del Pennello, il “Vallo Atlantico” contro cui sta sbattendo una certa sua arroganza e modo di fare, l’aver grossolanamente forse sottovalutato i problemi endemici e atavici della vecchia Vibo e forse, non avendo tenuto conto che 10 anni e passa in più pesano anche sulle spalle del più atletico stakanovista della scrivania o provetto generale in erba.

Eppure, se non fosse stato per le frazioni marine, le tanto vituperate “Marinate”, Costa si starebbe dedicando all’ippica o alla pesca d’altura con tanto tempo libero a disposizione e senza patemi, godendosi una meritata e giusta pensione. Pensando di lasciare il segno nella storia della città, invece di dominare e comandare una divisione corazzata, è alla testa di un’armata Brancaleone, non per demerito dei singoli assessori o consiglieri, che presi ad uno ad uno, presentano notevoli qualità umane e professionali, quanto l’assembramento eterogeneo ed eterodosso induce a far assumere a tali singoli, l’istinto del branco e della sopravvivenza (leggasi “fine mese”), di fronte alle prepotenze ed i pigli da nani politici che scimmiottano i giganti della storia.

Passano i giorni, siamo al secondo anno e abbiamo assistito all’ennesimo rimpasto in chiave “genuflessione ai partiti” in una danza di dichiarazioni e smentite, atti poi annullati e promesse mancate e disattese, che onestamente hanno stancato anche i più accaniti fan e supporter della Giunta camuffata per civica, anche quelli che si erano lasciati impressionare dalle strisce pedonali fresche di vernice all’indomani dell’insediamento.

Eppure il “Costa furioso” (mi perdoni l’Ariosto) a Palazzo Razza avrebbe dovuto scatenare l’inferno, rivoluzionare i ranghi di una burocrazia “parassitaria” ed addormentata. Eppure tutta sta rivoluzione si è rivelata una tempesta in un bicchiere d’acqua, uno scoppiettio di bolle di idrolitina per chi non può permettersi una gazzosa, figuriamoci un più blasonato e costoso champagne, pretendendo che si scelga la bottiglia ma poi si paghi per giunta alla romana. Il “Costa bis” (o due che dir si voglia), sembra una Giunta che naviga a vista, colla sicurezza e la tranquillità di uno Schettino al comando della Concordia.

La colpa non è del buon Costa, che ha avuto la presunzione e la furia di rivalsa contro i traditori di imbarcare chiunque nelle sue liste, pur di far numero e potenza, quanto di chi l’ha votato e aiutato a vincere, compreso il sottoscritto. Non che le alternative fossero migliori, sappiamo bene che molti hanno votato col candore e l’ingenuità del meno peggio: non osiamo pensare infatti cosa sarebbe successo se non avesse vinto il nostro baldo Elio Costa. Non gioisca l’opposizione fervida di sterili tavole rotonde e tavoli di presidenza che, tradendo Antonio Lo Schiavo, ha dimostrato come gli servisse una faccia candida per camuffare un nulla sottovuoto spinto da guerra fratelli/coltelli.

Parliamoci chiaro: a Vibo Valentia non si può governare. È impossibile, oltre che inutile, come diceva Mussolini quando affermava che “governare gli italiani non è impossibile, è inutile”.

Quando a chiacchiere, l’allora candidato Costa, ci illuse di illustrarci “Napoli sotto al letto”. Se non ha intenzione di mantenere le tantissime promesse fatte, cortesemente si dimetta, caro Costa. Faccia qualcosa di utile per la città, ma dopo l’estate, mi raccomando, non ci faccia sudare invano parlando di politica sotto all’ombrellone col vicino magari “di fuori”, che ingenuamente, potrebbe farci venire un embolo col solito discorso superficiale: “…fortunati voi che vivete in un posto meraviglioso!”.

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