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Niente “delega agli sbarchi”. Ed è un vero peccato per la stampa d’agosto sempre a corto di notizie: non perché i flussi migratori non siano un problema enorme, ma sarebbe stato come creare un assessore al Riscaldamento globale. Da ridere

Uno sbarco di migranti a Vibo Marina
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Ormai è cosa nota: l’assessorato comunale all’Immigrazione non si farà più. Ed è un vero peccato per la stampa d’agosto, sempre a corto di notizie, perché tra tutte le cose inutili che potevano venire in mente, questa era la più suggestiva. Non certo perché la pressione migratoria e la gestione dei flussi non sia un enorme problema che meriti la massima attenzione, ma sarebbe stato un po’ come creare un assessorato alla Crisi economica o al Riscaldamento globale. Da ridere. 

Quel poco che si può fare in materia di immigrazione a livello comunale rientra già nelle competenze di chi detiene le deleghe ai Servizi sociali, ma creare un nuovo ufficio di governo cittadino ad hoc per un fenomeno che va affrontato a quote considerevolmente più alte nella gerarchia della Pubblica amministrazione, è senza dubbio bizzarro, soprattutto se si considera che soldi non ce ne sono. Il sospetto, dunque, è che nella volontà di assecondare gli appetiti politici di chi tiene in scacco l’amministrazione Costa, si sia scelto di creare un nuovo assessorato dalla denominazione altisonante

Un po’ come quella vecchissima pubblicità dove un incauto imbianchino, fermato dal vigile perché bloccava il traffico con il suo sproporzionato attrezzo da lavoro, si giustificava dicendo che “per dipingere una parete grande ci vuole un pennello grande”. E l’immigrazione è, effettivamente, un problema enorme, che avrebbe potuto dare molta visibilità all’ipotetico assessore. Ma quella pubblicità, per chi la ricorda, finiva con il vigile che dava all’imbianchino una lezione di buonsenso: “No, non ci vuole un pennello grande, ma un grande pennello”. Come dire, non è la quantità che fa la differenza, ma la qualità. E di qualità l’attuale amministrazione ne ha mostrata sino ad oggi davvero troppo poca. Aumentare la pletora di poltrone non avrebbe certo aiutato a conseguire risultati migliori, ma solo a incrementare la frustrazione di una città che non riesce a vedere la fine del tunnel. 

Ma anche se si vuole ragionare in termini di mera opportunità politica, un assessorato all’immigrazione si sarebbe rivelato presto un boomerang affilato per le sorti di una compagine già claudicante. Avrebbe infatti generato aspettative impossibili da soddisfare, attirando inevitabilmente gli strali dell’opinione pubblica e delle opposizioni. Ad ogni nuovo sbarco sarebbe stato nell’occhio del ciclone, sballottato dai marosi del populismo e delle paure che serpeggiano tra i cittadini. “Ma l’assessore che fa?” sarebbe stata la domanda senza risposta più ridondante. Soltanto un potere vero, supportato da risorse sufficienti e da concrete capacità decisionali, avrebbe potuto reggere l’impatto di una delega così pesante. Presupposti che a quanto pare non c’erano e non ci sono, e a dimostrarlo è la stessa facilità con cui l’idea è stata accantonata. Per la serie, abbiamo giocato

Questa storia, però, ha reso evidenti in maniera imbarazzante i limiti di una politica locale, che, a prescindere dalla sua collocazione, è capace di affrontare a muso duro soltanto le questioni legate al numero di poltrone e di pennacchi. Perché è vero che l’assessorato non si farà, ma il problema immigrazione resta. E di questo nessuno parla davvero, lasciando che a farlo siano solo i meme su internet e gli slogan preconfezionati di Salvini. Tutte le forze politiche cittadine in questi ultimi giorni hanno parlato tanto di “immigrazione”, ma solo riferendosi all’assessorato che non c’è. Nessuno ha speso una parola per descrivere il disagio crescente della popolazione e suggerire soluzioni, per aprire un confronto sulle condizioni dell’accoglienza e per sollecitare maggiori controlli sui centri, evitando che migliaia di persone vaghino senza meta e senza identità, a rischio della propria incolumità e di quella altrui. Neppure un accenno, poi, alla necessità di nuovi finanziamenti e interventi a favore del porto di Vibo Marina e delle strade che conducono ad esso, infrastrutture che nessuno si è mai filato sino a quando non si sono rivelate cruciali nella gestione degli sbarchi dopo i salvataggi nel Mediterraneo. 

Non serve un assessorato all’immigrazione per concentrarsi su queste cose, serve solo una politica che faccia bene il suo lavoro.

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