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L’intervento del giornalista Silvestro Comito costretto ad “ammirare” una città vuota e ben lontana dai tempi dell’Agosto vibonese

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Se nella città di Palermo la grande piaga è “il traffico”, come teneva a evidenziare l’astuto avvocato all’ingenuo Dante nel film “Jhonny Stecchino” di Roberto Benigni, resta complicato da capire, invece, quale sia il vero problema in una piccola realtà come Vibo Valentia.

Una serata estiva tra amici e parenti, da trascorrere dopo mesi di letargo in una pizzeria della città, mi consente di “ammirare” una Vibo che, in tutta sincerità, non mi aspettavo di vedere. Le 20,30 sono passate solo da qualche minuto, l’appuntamento è fissato per le 21,30. Il tempo per fare due passi con moglie e amici c’è tutto. Ci accorgiamo, però, che inaspettatamente è scattato il coprifuoco. L’elegante e civettuolo Corso Vittorio Emanuele, un tempo cuore pulsante della città, è vuoto. Qualche centinaia di metri più in alto, all’altezza di Piazza Maio (o delle Erbe, come un tempo era chiamata) i negozi chiusi per cessata attività sono troppi e quelli che da poco hanno abbassato la serranda per la chiusura serale lasciano intravedere uno stato di desolazione disarmante. Un solo esercizio aperto: un bar con alcuni giovani seduti fuori a consumare un bibita, ascoltando della musica.

Corso Umberto I si presenta ai nostri occhi ancor più spettrale: nessuna attività commerciale aperta anche nella zona storica della vecchia e nobile Monteleone.  Anche qui, solo alcuni ragazzi intenti a consumare delle bibite, davanti agli unici due locali che non hanno serrato i battenti. Per fortuna restano sempre da ammirare i gioielli architettonici del tempo passato.

Inutile parlare poi della zona Spirito Santo, a salire per poi riscendere dalle parti della chiesa di San Michele. Passate da poco le ore 21, sembra di essere alle 4 del mattino. Tutto chiuso, sbarrato. Per strada solo qualcuno che porta a spasso il cane per la passeggiatina serale.

Al tavolo della pizzeria, tra le altre cose, si discute anche di questo stato di abbandono e malessere in cui versa la città. Una Vibo che un tempo poteva vantarsi di essere “il giardino sul mare”, dove nelle sue splendide piazze erano ospitate le finali nazionali di Miss Italia, la Mostra d’arte del film d’autore, il Festival calabrese della canzone, l’Agosto vibonese, Campanile sera, con l’arrivo in città - oltre che di ospiti illustri del mondo della cultura e dello spettacolo - anche di migliaia di persone provenienti da tutta la regione.

Ora nei tg nazionali e ragionali, di Vibo solo per qualche fattaccio di cronaca nera, di spazzatura e di mare sporco. Segno evidente, questo, che se Palermo - come si diceva nel film di Benigni - ha la grande piaga del “traffico”, a Vibo Valentia, che a confronto è una minuscola realtà, oltre che col “traffico” (che pure qui si fa sentire), si fanno i conti con altri problemi che nessuna amministrazione comunale, da almeno vent’anni, neppure tenta di risolvere.

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