Pubblicita'

Carattere

Stralciate le posizioni degli ex sindaci di Vibo e Serra, Sammarco e Lo Iacono, e quella dell’ex dg dell’Asp Bono. Restano in piedi le accuse a carico, tra gli altri, degli ex presidenti della Provincia Bruni e De Nisi

Cronaca

Sono diciotto gli avvisi di conclusione indagini emessi dal sostituto procuratore di Vibo Valentia, Michele Sirgiovanni, a carico di altrettanti indagati nell’inchiesta “Bis in idem” sulla truffa aggravata finalizzata al conseguimento di finanziamenti pubblici per l’azienda Eurocoop, scattata nel maggio del 2014.

A riferirlo l’edizione odierna de La Gazzetta del Sud. Stralciate dal procedimento le posizioni dell’ex sindaco di Vibo Valentia, Franco Sammarco, e di quello di Serra San Bruno, Raffaele Lo Iacono, oltre a quella dell’ex direttore generale dell’Asp vibonese Ottavio Bono.

Restano in piedi le accuse a carico di Silvio Claudio Pellegrino, 62 anni; Simone Josè Golino (41), amministratori e legali rappresentanti pro tempore dell’Eurocoop, Santo Romano (66), membro del consiglio d’amministrazione, e Gerardino Garrì (40) di Vibo, dipendete Eurocoop.

Ancora, l’avviso di conclusione indagini è stato notificato ai funzionati regionali Anna Maria Lucia Battaglia (56), Michelina Ricca (67) e Antonio Vadalà (63). Coinvolti pure Mario Nicolino (46), di Cessaniti, funzionario della Provincia di Vibo; Fernando Torchia (40) e Raffaele Esposito (34), addetti dell’Autorità di audit della Regione; Ottavio Gaetano Bruni (72) di Sant’Onofrio e Francesco De Nisi (48) di Filadelfia, ex presidenti della Provincia di Vibo; Antonio Vinci (64) di San Gregorio d’Ippona, dirigente della Provincia in pensione; Edith Macrì (45) di Tropea, dirigente della Provincia; Bruno Calvetta (56) di Vibo, già dirigente generale del Dipartimento 10 della Regione; Salvatore Luciano Zappulla (53) e Antonio Michele Franco (53), funzionari unità di crisi Dipartimento 10 della Regione; Concettina Di Gesu (64) di Vibo, presidente della commissione di valutazione per il bando oggetto d’indagine ed Elisa Maria Mannucci (59), funzionario regionale.

Il reato ipotizzato nei confronti dei diciotto indagati è quello di truffa aggravata finalizzata al conseguimento di finanziamenti pubblici e, a vario titolo, di falsità ideologica, abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti e frode nelle pubbliche forniture.

 

Seguici su Facebook