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Inchiesta Robin Hood: l’assunzione di Damiano Zinnato, cognato del numero uno del casato mafioso di Limbadi, porta ad ulteriori sei indagati fra i componenti della commissione selezionatrice

Cronaca

Un abuso. Presunto, ovviamente, essendo l’inchiesta ancora alle indagini preliminari. Un abuso che però – alla luce delle risultanze investigative acquisite dal Ros di Catanzaro – sarebbe macroscopico. E’ l’assunzione in Calabria Etica del vibonese Damiano Zinnato - cognato del superboss della 'ndrangheta di Limbadi, oggi alla macchia, Luigi Mancuso (in foto) - uno dei capisaldi del filone d’inchiesta supplementare al procedimento “Robin Hood” - che ha portato negli ultimi giorni all’emissione e alla notifica di ulteriori sei informazioni di garanzia. 

L’assunzione di Damiano Zinnato di Nicotera – si legge dalle carte – avvenne in seguito alla procedura di selezione avviata il 17 marzo del 2013. La commissione di valutazione, nominata da Pasqualino Ruberto, ex presidente di Calabria Etica, finito in arresto e da qualche giorno tornato in libertà, iniziò a spulciare i curricula di numerosi candidati arrivando ad una shot list. Il cognato del boss finì nella graduatoria di uno dei progetti del Dipartimento regionale Politiche sociali. In quale posizione? «Ultimo», scrivono i carabinieri del Ros. Malgrado ciò, in seguito alle pressioni di cui si sarebbero resi protagonisti i presunti faccendieri della cosca Mancuso, condizionando a cascata tutto il processo di selezione, Zinnato fu convocato Calabria Etica. Convocato venerdì… Venerdì 13, del mese di settembre. I carabinieri del Ros, ascoltavano, intercettavano, pedinavano e video-riprendevano quasi tutto. Mettendo nelle mani dei pm i tasselli iniziali di un’indagine che va avanti e promette ancora nuovi e clamorosi sviluppi.

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