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Il maresciallo Paolo Fiorello si è sparato un colpo di pistola nel suo ufficio. La Procura di Vibo apre un’inchiesta

La Stazione dei Carabinieri di Pizzo
Cronaca

Shock nell’Arma dei carabinieri, nella cittadina di Pizzo Calabro e nell’intero Vibonese. Il maresciallo Paolo Fiorello, alla guida della Stazione di Pizzo, si è tolto la vita sparandosi un colpo di pistola nel suo ufficio. A fare la scoperta sono stati alcuni colleghi che, increduli, hanno prontamente allertato i sanitari del 118 di Vibo Valentia. Inutili i soccorsi, il maresciallo è deceduto quasi sul colpo.

Informata immediatamente la Procura di Vibo Valentia che ha provveduto ad aprire un fascicolo d’inchiesta per chiarire ogni aspetto di una tragedia che lascia senza parole un’intera comunità e quanti in questi anni hanno avuto modo di conoscere ed apprezzare il maresciallo per le sue non comuni doti umani ed un impegno lavorativo svolto sempre in prima linea e con grande spirito di sacrificio.

Paolo Fiorello, 36 anni, originario di Calatafimi (Tp), guidava la Stazione dei carabinieri di Pizzo Calabro dal 2012. Viveva in un alloggio in caserma. Circa un mese fa si era rotto il calcagno, era stato operato e portava ancora il gesso al piede. Camminava con l'aiuto delle stampelle, ma si era perfettamente ripreso e a breve avrebbe eliminato anche quel sostegno. Nulla lasciava presagire il suo gesto. Carabiniere sensibile e forte caratterialmente come pochi, dotato di notevoli capacità investigative, proviene da una famiglia di carabinieri. Carabiniere il padre, deceduto da qualche anno, e nell'Arma (in servizio a Roma) anche il fratello. Una tragedia che mai nessuno, in quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo, si sarebbe aspettato. 

Il 5 giugno scorso, in occasione della festa per il 203° anniversario della fondazione dell’Arma dei carabinieri che si è svolta a Vibo Valentia, aveva ricevuto un encomio dal comandante della Legione Carabinieri “Calabria” perché “avuta contezza della presenza di un rapinatore all’interno di una rivendita di tabacchi di Pizzo, non esitava - questa la motivazione - ad affrontarlo riuscendo, dopo breve colluttazione, a trarlo in arresto”.

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