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L’ex capo della Squadra Mobile di Catanzaro e l’ordine della Dda di non lavorare più con i colleghi vibonesi. Le note dello Sco della polizia e le risposte di Maurizio Lento

Cronaca

Ultimo teste oggi nel processo “Purgatorio” che si sta svolgendo dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia e che vede imputati li ex vertici della Squadra Mobile, Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò, e l’avvocato Antonio Galati, i primi due accusati concorso esterno in associazione mafiosa, il terzo di associazione mafiosa.

E’ stato Rodolfo Ruperti, 52 anni - dal 2000 al 2007 dirigente della Squadra Mobile di Vibo, sino al 2010 alla guida della Mobile di Caserta, poi alla Squadra Mobile di Catanzaro sino al 2015 ed attualmente in servizio a Palermo - a salire oggi sul banco dei testimoni. Una testimonianza, la sua, che riprenderà il 21 settembre per il controesame degli avvocati degli imputati. E’ toccato al pm della Dda di Catanzaro Annamaria Frustaci esaminare il teste che, dopo aver ripercorso la propria carriera e ricordato le diverse inchieste condotte quale dirigente della Squadra Mobile di Vibo (dalle operazioni Dinasty 1 e 2 contro i Mancuso e l’ex giudice Patrizia Pasquin sino al blitz “Nuova Alba” contro il clan Lo Bianco ed “Odissea” contro il clan La Rosa di Tropea), ha rivelato un particolare di non poco conto nell’ambito della ricostruzione dei rapporti con il suo successore alla guida della Mobile vibonese, Maurizio Lento.

L’intimazione della Dda. “E’ stato il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Giuseppe Borrelli – ha dichiarato in aula Ruperti – ad intimarmi il 23 settembre 2011 con una nota formale a non lavorare più con la Squadra Mobile di Vibo. In precedenza, nel febbraio 2011, vi era stata una riunione di coordinamento e di raccordo in Procura a Catanzaro con Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò della Squadra Mobile di Vibo e con i carabinieri del Ros di Catanzaro che già avevano un’attività investigativa in corso su Pantaleone Mancuso detto Vetrinetta. Era presente per la Squadra Mobile di Catanzaro anche il dott. Angelo Paduano e per il Ros il maggiore Giovanni Sozzo”. Quindi il racconto di Ruperti sul mancato arrivo dell’ispettore della Mobile di Vibo Antonio Condoleo (memoria storica delle inchieste antimafia nel Vibonese e già stretto collaboratore di Ruperti in diverse operazioni) nel gruppo di lavoro con i colleghi di Catanzaro e le note dello Sco (Servizio centrale operativo della polizia di Stato) che segnalavano ai vertici della Squadra Mobile di Vibo dell’epoca – Maurizio Lento ed Emanuele Rodonò – l’opportunità di sviluppare investigativamente alcune segnalazioni su attività criminali in corso nel Vibonese.  “La Dda di Catanzaro – ha ricordato Ruperti – ci delegò poi all’acquisizione negli uffici della Questura di Vibo di tutte le note inviate dallo Sco per vedere come le stesse venivano gestite dalla Squadra Mobilevibonese , in particolare quelle riguardanti i Mancuso”.

Le note dello Sco e la Mobile di Vibo. Secondo Rodolfo Ruperti su molte delle note inviate dallo Sco non c’è stata un’attività investigativa da parte dei colleghi della Squadra Mobile di Vibo. Rispondendo però ad una precisa domanda, il teste ha comunque precisato che “non da tutte le note dello Sco deve per forza nascere un’attività investigativa”. Un tema, quello delle segnalazioni da parte del Servizio centrale della polizia di Stato, che ha innescato un accesso “botta e risposta” fra il pm Annamaria Frustaci e l’avvocato Maruzio Nucci (difensore di Maurizio Lento) il quale ha parlato di “documentazione ufficiale e cartacea con le risposte del dottore Lento allo Sco che fanno emergere in maniera evidente delle inesattezze nelle risposte del teste Ruperti”. Tema sulla documentazione che il Tribunale ha però deciso di trattare nel corso della prossima udienza quando andrà in scena il controesame di Rodolfo Ruperti.

Altre note di risposta allo Sco da parte dell’allora capo della Squadra Mobile, Maurizio Lento, sono state infine ricordate dallo stesso Ruperti: come la nota del 17 marzo 2010 in cui veniva segnalata la spaccatura nel clan Lo Bianco di Vibo fra Paolo Lo Bianco ed Andrea Mantella, con quest’ultimo alleato dei Piscopisani Battaglia, Fiorillo e Fortuna, quindi con i Tripodi di Portosalvo ed i Mantino di Vibo Marina, mentre altra nota di risposta riguardava il clan Il Grande di Parghelia.

Prossima udienza il 21 settembre prossimo con ancora di scena Rodolfo Ruperti, attuale capo della Squadra Mobile di Palermo.

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