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La Suprema Corte rigetta il ricorso di Vincenzo Spasari, figura chiave dell’indagine, che resta ai domiciliari. I giudici confermano la sua vicinanza al clan Mancuso

Cronaca

Rigettato dalla seconda sezione penale della Cassazione il ricorso di Vincenzo Spasari, 56 anni, di Nicotera, funzionario dell’Etr di Vibo Valentia, nei cui confronti il Tribunale del Riesame di Catanzaro il 21 febbraio scorso ha deciso per gli arresti domiciliari nell’ambito dell’inchiesta della Dda denominata “Robin Hood”, scattata a febbraio per far luce sulla gestione del Credito sociale della Regione (e non solo) e che vede indagati, fra gli altri, pure l’ex assessore regionale al Lavoro Nazzareno Salerno.

Vincenzo Spasari – padre della sposa atterrata in elicottero a Nicotera e che tanto clamore mediatico ha suscitato – è ritenuta una delle figure principali dell’intera inchiesta “Robin Hood” ed è accusato dei reati di minaccia a pubblico ufficiale, abuso d’ufficio ed estorsione con l’aggravante del metodo mafioso.

La ricostruzione degli avvenimenti. Per la Cassazione vi è conferma in atti che è stato proprio Vincenzo Spsari unitamente a Gianfranco Ferrante di Vibo Valentia ad organizzare un incontro nel vivaio Santacroce di Pizzo Calabro a cui presero parte anche l’allora assessore regionale Nazzareno Salerno e il direttore generale del Dipartimento della Regione Calabria, Bruno Calvetta. In tal senso per i giudici sono “numerose le conversazioni telefoniche tra Vincenzo Spasari e Isola Claudio e lo stesso Calvetta Bruno, pur senza mai nominare il soggetto (Salerno Nazzareno) per conto del quale Spasari agiva e si rapportava con Calvetta”.

L'incontro, che ha registrato la presenza di Spasari Vincenzo, ha determinato “la immediata sostituzione di Cuomo Cosimo con Caserta Vincenzo a responsabile amministrativo della gestione del Fondo Credito Sociale, con l’individuazione della Fondazione Calabria Etica quale ente per l'affidamento del Fondo Credito Sociale che interviene quando Caserta Vincenzo aveva assunto, in sostituzione di Calvetta, la funzione di direttore generale reggente del Dipartimento”.

Spasari, Calvetta, Caserta e Salerno. Concluso l'incontro al vivaio, Bruno Calvetta - salito sulla vettura nella quale prendevano posto anche Spasari Vincenzo e Ferrante Gianfranco - effettuava una “telefonata alla sua collaboratrice Bonafede Lucia con la quale disponeva la sostituzione di Cuomo Cosimo con Caserta Vincenzo quale responsabile della gestione Fondo Credito Sociale”. Per la Cassazione è ben spiegato dal Tdl di Catanzaro il motivo per cui “Calvetta fu costretto da Nazzareno Salerno a sostituire Cuomo con Caserta, in quanto ritenuto «privo di remore nell'esaudire i desiderata del Salerno» ed interessato «ad asservire il Fondo Credito Sociale al conseguimento di propri interessi di natura elettorale»”.

Nell’attuazione di tale proposito criminoso, la presenza di Spasari Vincenzo si rivelerà – scrivono i giudici – di decisiva rilevanza, non solo con l'organizzazione dell'incontro al vivaio, “ma soprattutto con la sua costante presenza al colloquio, che sicuramente ha fatto pesare la "bilancia" nella direzione dell'assessore Salerno, facendo Spasari valere la sua vicinanza alla consorteria Mancuso per vincere le resistenze del Calvetta nel mantenimento della responsabilità dirigenziale del Fondo Credito Sociale in capo a Cuomo Cosimo”. In tale caso, anche per la Suprema Corte si è in presenza di una “piena sudditanza di Calvetta nei riguardi di Spasari”, e da qui l’integrazione del reato di minaccia a pubblico ufficiale “per costringere Calvetta a compiere un atto contrario al proprio ufficio, quale quello di sostituzione, che altrimenti non avrebbe fatto, a responsabile della gestione Fondo Credito Sociale di Cuomo con Caserta. Sostituzione che, sebbene voluta e richiesta da Nazzareno Salerno, è stato possibile effettuare per la presenza degli altri soggetti presenti, e in particolare di Spasari che il Calvetta già conosceva come legato alla consorteria mafiosa dei Mancuso e, quindi, come soggetto in grado di ingenerare una diffusa intimidazione a cui Calvetta non ha saputo resistere”.

 L’accusa di abuso d’ufficio. Vincenzo Spasari (in foto) quale “istigatore e mediatore”, avrebbe quindi concorso con Ruberto Pasqualino (presidente della Fondazione Calabria Etica), Nazzareno Salerno (assessore al Lavoro della Regione Calabria), Claudio Isola (quale istigatore e mediatore), Spasari Saverio e Zinnato Damiano (quali beneficiari), a fare inserire questi ultimi nella graduatoria finalizzata alla loro successiva assunzione nella Fondazione Calabria Etica”.

L’accusa di estorsione. Resta altresì confermata l’accusa di estorsione in quanto Vincenzo Spasari, in concorso con il cugino Claudio Isola di Vibo Valentia, avrebbe costretto Bruno Calvetta - direttore generale del Dipartimento n. 10 della Regione Calabria – a sveltire le procedure per la stipula dei contratti di Zinnato Damiano e Spasari Saverio”. In tal senso per la Cassazione sono «molteplici le conversazioni, intercettate o captate, significative dell’intensa e continua attività di pressione di Spasari Vincenzo e Isola Claudio al fine di indurre Calvetta Bruno a procedere all'assunzione di Zinnato Damiano come pure di Spasari», figlio di Vincenzo. I due reati, quindi, per i giudici si pongono “cronologicamente, in una sorta di progressione criminosa in cui l'abuso d'ufficio precede il delitto di estorsione”.

Inoltre per la Suprema Corte, alla stipula dei contratti riguardanti Saverio Spasari e Damiano Zinnato, quest’ultimo cognato del boss della ‘ndrangheta Luigi Mancuso (in foto) si è pervenuti «solamente in conseguenza delle insistenze di Spasari Vincenzo ed Isola Claudio nei confronti di Calvetta Bruno e di questi nei confronti di Ruberto Pasqualino», trovando conferma, quindi, la presenza di una “indiscriminata assunzione di personale nella Fondazione, senza che ce ne fosse alcun bisogno e a soli fini clientelari (procurare voti all'assessore Salerno)”.

Per la Cassazioneil danno patrimoniale non è quello subito da Calvetta in quanto persona fisica ma dalla Fondazione "Calabria Etica" ovvero dalla Regione Calabria che si trovò in carico e, quindi, a dover pagare, due persone – Saverio Spasari e Damiano Zinnato – la cui «assunzione non trova fondamento in effettive esigenze».

L’aggravante mafiosa e le esigenze cautelari. Secondo la Suprema Corte regge infine anche l’aggravante dell’art. 7 della legge antimafia “sotto il profilo del metodo mafioso e non dell'agevolazione mafiosa” perché, per vincere la resistenza “del riluttante Calvetta, il ricorrente Vincenzo Spasari, coadiuvato dal coindagato Isola Claudio, ad un certo punto, gli fece capire chiaramente che quell'assunzione di Damiano Zinnato interessava a Luigi Mancuso, noto mafioso della cosca di Limbadi, in quanto lo Zinnato era il fratello della moglie del suddetto Mancuso Luigi: al che, il Calvetta cedette”.

Da qui la conferma degli arresti domiciliari per Vincenzo Spasari essendo concreto “il pericolo di reiterazione della condotta delittuosa” se rimesso in totale libertà, attesa anche la “personalità di Spasari del quale è attestata – concludono i giudici – la vicinanza alla consorteria dei Mancuso ed il collegamento con uomini politici come Nazzareno Salerno e di vertice dell’amministrazione regionale come Bruno Calvetta”.  

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