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Rigettato il ricorso dell’ex assessore regionale avverso la decisione del Riesame di Catanzaro di confermare la misura decisa dal gip. Da giugno è passato ai domiciliari

Cronaca

Regge al vaglio anche della Cassazione l’impianto accusatorio messo in piedi dalla Dda di Catanzaro nell’ambito dell’operazione “Robin Hood”, scattata il 2 febbraio scorso per far luce sull’appropriazione dei fondi destinati al Credito sociale. La Suprema Corte ha infatti rigettato il ricorso del principale indagato dell’inchiesta, vale a dire l’ex assessore al Lavoro della Regione Calabria (ed ex consigliere regionale in quota Forza Italia) Nazzareno Salerno, 52 anni, di Serra San Bruno, che dal giugno scorso ha lasciato il carcere per gli arresti domiciliari.

La Suprema Corte su Nazzareno Salerno. Per i giudici della Cassazione, il ricorso di Salerno è da ritenersi infondato è infondato in quanto le doglianze difensive sono “volte a sollecitare una rilettura delle emergenze processuali, non consentita in Cassazione, dovendo la Corte di legittimità limitarsi a ripercorrere l'iter argomentativo svolto dal giudice di merito per verificare la completezza e l'insussistenza di vizi logici”.

In ogni caso, per la Cassazione il compendio argomentativo svolto dai giudici del Tribunale del Riesame di Catanzaro “si appalesa ineccepibile, avendo il Tribunale indicato specifici elementi obbiettivi sulla scorta dei quali ha ritenuto integrati a carico di Salerno i gravi indizi di colpevolezza in ordine alle diverse incolpazioni cautelari”. Secondo la Cassazione, con “motivazione ineccepibile il Tribunale calabrese ha esplicitato le ragioni per quali ha ritenuto provato che Salerno abbia abusato dei poteri derivanti dalla pubblica funzione ricoperta quale assessore della Giunta della Regione Calabria, esercitando i propri poteri discrezionali in violazione delle specifiche norme di legge indicate nell'imputazione, per procurare a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale con riguardo alla nomina del Comitato di Gestione per l'istruttoria delle domande del Credito Sociale, in luogo dell'impiego delle strutture interne”.

Argomentazioni simili pure “con riferimento alla contestazione cautelare di abuso d'ufficio in relazione all'assegnazione della gestione del Fondo del Credito Sociale all'ente Calabria Etica anziché a Fincalabra (più idonea allo svolgimento dell'incarico)”. Anche per la Cassazione,  “Calabria Etica - cui appunto veniva affidata la gestione di progetto con la regia di Salerno - era del tutto priva delle caratteristiche necessarie per la gestione di tale attività e, soprattutto, veniva prescelta, in luogo della più idonea Fincalabra, nell'ambito di un disegno criminoso più ampio, e cioè ai fini del successivo affidamento dell'incarico per la materiale gestione del medesimo Credito Sociale alla Cooperfin” dell'indagato Ortensio Marano (imprenditore di Belmonte Calabro pure lui ai domiciliari). Nazzareno Salerno, “spalleggiato da Vincenzo Spasari e Gianfranco Ferrante”, avrebbe inoltre posto in essere una “condotta intimidatoria dal metodo mafioso nei confronti dell’allora direttore generale del Dipartimento Lavoro della Regione Calabria, Bruno Calvetta, il quale piegandosi ai diktat veniva indotto a nominare Vincenzo Caserta quale responsabile del progetto Credito Sociale”.

Dalla disamina dei flussi finanziari fra i conti del politico vibonese Nazzareno Salerno e della società al medesimo riferibile (la "Salerno Angelo Raffaele Costruzioni Generali" s.r.l.) ed i conti delle società Cooperfin e M&M (entrambe riferibili all’indagato Ortensio Marano), evidenziati dalle indagini della Guardia di Finanza, secondo la Cassazione “emerge per tabulas che il ricorrente Nazzareno Salerno riceveva una somma complessiva di circa 230 mila euro, immediatamente dopo il trasferimento delle somme del Fondo Sociale alla Cooperfin, senza causa lecita e, dunque, quale remunerazione del mercimonio della funzione pubblica”.

La tangente pagata a Salerno. I giudici della Suprema Corte sul punto sottolineano come i giudici della cautela hanno “ben chiarito che il tema non è se il finanziamento erogato da Cooperfin alla Salerno Angelo Raffaele Costruzioni Generali s.r.l. e se i conseguenti pagamenti a restituzione del prestito fossero reali e non fittizi, bensì che detta operazione di finanziamento nonché gli apporti di capitale della società M&M di Ortensio Marano in favore della società del Salerno siano stati costruiti ad arte quale copertura del pagamento di una tangente”. Inoltre, secondo la Cassazione, “la condotta corruttiva in oggetto costituisce non un episodio isolato, bensì un segmento di un disegno criminoso di più ampio respiro, che prendeva le mosse anche dalla scelta dei componenti del Comitato di Gestione per l'istruttoria delle domande degli aspiranti al progetto Credito Sociale”.

Le assunzioni a Calabria Etica a ridosso delle elezioni. Reggono altresì per la Cassazione le argomentazioni dei giudici del Riesame di Catanzaro in ordine alla “proliferazione delle assunzioni nella Fondazione Calabria Etica a ridosso delle elezioni per il rinnovo degli organi di governo della Regione Calabria alle quali Nazzareno Salerno concorreva quale candidato, ed in ordine alle assunzioni "anomale" ed alle pressioni esercitate in tale senso dallo stesso Salerno”.

Il politico vibonese al vertice di un sistema criminale. Per i giudici della Suprema Corte, quindi, nel caso di Nazzareno Salerno ci si trova dinanzi ad una “pluralità di gravi condotte criminose da parte di un soggetto posto al vertice di un sistema criminale allarmante nel quale la funzione pubblica veniva asservita alla realizzazione di interessi personali".

Tutte le doglianze difensive di Nazzareno Salerno concernenti la mancata adozione di una misura più gradata sono state infine ritenute dalla Cassazione “assorbite dall'intervenuta sostituzione della misura carceraria con quella degli arresti domiciliari”.

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