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Nel corso della processione don Dicarlo si scaglia contro gli assassini del 15enne e invita chi sa a collaborare con gli inquirenti

Cronaca

Si è conclusa la festa di San Fortunato martire, patrono dei Vigili urbani della provincia di Vibo Valentia. Festeggiamenti solo religiosi, così come deciso dal parroco della cattedrale di Mileto don Domenico Dicarlo, al fine di dire basta al continuo perpetrarsi di episodi criminali sul territorio, culminato con l’efferato omicidio, da parte di un coetaneo, del 15enne Francesco Lamberti Prestia. E la presenza della giovane vittima della violenza ha aleggiato forte sulla giornata conclusiva di ieri. Dopo la messa celebrata in cattedrale dal vescovo Luigi Renzo, infatti, nella successiva processione serale, a portare inizialmente la palma in argento da porre nell’urna contenente le reliquie e l’elmo restaurato dell’ottocentesco busto di San Fortunato, sono stati proprio i genitori di “Checco”. Il corteo è significativamente passato anche davanti all’abitazione del povero 15enne. A pesare come macigni sulla festa, però, sono state le infuocate parole di denuncia espresse in conclusione da don Dicarlo, sul sagrato della chiesa madre della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, riguardo all’omicidio di Francesco, e non solo. Fondatore del Centro di prima accoglienza e di recupero per tossicodipendenti “Maranathà”, il sacerdote non è nuovo a iniziative del genere.

L’ultima, solo alcune settimane fa, allorquando nel mirino entrarono proprio i “seminatori di morte” che coltivano e spacciano droga a Mileto. “Dovremmo costituirci tutti parte civile – ha chiosato don Dicarlo – per cercare di ottenere giustizia. Occhi non vedono, orecchi non sentono, adesso però è giunto il momento di parlare, di non continuare a nascondere questi assassini. Quella sera la povera mamma ha chiamato tutti per sapere dov’era Francesco: nessuno gli ha risposto, nessuno sapeva. Tra i giovani si parla, ma nessuno ha il coraggio di dire ciò che quella sera è successo veramente. Tanti di essi sono stati addirittura messi in ginocchio da questi delinquenti, a cui oggi chiedo di confessarsi e di pentirsi. Non bisogna avere paura di questi prepotenti, finiamola di girarci dall’altra parte e di fare finta di non vedere”.

Omicidio Prestia a Mileto: le indagini, i possibili complici e il luogo del delitto

A questo punto, il sacerdote ha lanciato un’idea: “Firmiamo una petizione al Presidente della Repubblica affinché invii più Forze dell’ordine e investigatori a Mileto e si riesca, quindi, a smascherare questi assassini”. Nello stesso tempo, ha invitato la popolazione “ad essere solidale con la famiglia di Francesco e ad insistere finché giustizia non sia fatta. Chi sa – ha ribadito, rifacendosi ad un precedente appello del vescovo – non deve più tacere, parli. Rialziamo la testa, denunciamo questi delinquenti e assassini ai carabinieri, se necessario anche se sono nostri fratelli o amici. In modo da far sì che il sacrificio del povero Francesco, vittima innocente della violenza, non vada perduto e non si ripeta mai più”. Il coraggioso parroco della cattedrale ha concluso il suo intervento tra gli applausi, scagliandosi “contro chi pratica l’usura, traffica armi e coltiva la canapa indiana”, ed invitando tutti “a lavorare uniti per fungere da protagonisti veri del cambiamento del territorio”.  

                      

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