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L’omaggio “Mater Adimirabilis” assegnato quest’anno alla mamma del 15enne ucciso a Mileto in circostanze ancora tutte da chiarire nella loro interezza

Cronaca

 Continua la battaglia personale del parroco della Cattedrale di Mileto don Domenico Dicarlo, tesa a chiedere che venga fatta luce sulla morte del 15enne Francesco Lamberti Prestia. Del resto, a mesi dall’efferato episodio di cronaca sono ancora tanti i coni d’ombra che avvolgono la vicenda, non ultimo il fatto che non sia stata mai trovata la pistola con cui il giovane reo confesso Alex Pititto avrebbe compiuto l’omicidio.

L’ennesima denuncia del sacerdote, da sempre impegnato in prima linea nel sociale, è stata espressa nella chiesa “Maria del Santissimo Rosario e San Giovanni Battista” di Vibo Valentia, nell’ambito delle sacre funzioni in preparazione della festa patronale di domenica prossima. Una messa in cui, tra l’altro, è stato dato l’annuncio ufficiale che il tradizionale omaggio “Mater Admirabilis” in onore della maternità sarà quest’anno assegnato dalla locale Arciconfraternita retta da monsignor Filippo Ramondino, “quale monito alle future generazioni affinché questi episodi non accadano mai più”, proprio alla mamma di Francesco, donna che in questi momenti di estremo dolore sta dando una grande testimonianza di umanità, dignità e profonda fede cristiana.

 “I genitori – ha chiosato don Dicarlo, riferendosi al muro di omertà che sta contrassegnando la vicenda - non devono abdicare al proprio ruolo, ma devono intervenire e fare in modo che i loro figli dicano la verità e si assumano le proprie responsabilità, anche se poi devono fare il carcere. Bisogna uscire da questa ambiguità, non si può vivere come se non fosse successo niente, continuando a tormentare la proprie coscienze. Tanti giovani – ha aggiunto il sacerdote, in un clima di forte empatia e di profonda commozione -  sanno cos’è accaduto in quelle tragiche ore. È inutile che si lancino palloncini, se poi non si dice la verità e non si ha la dignità e il coraggio di rischiare di persona e di metterci la faccia. A Mileto in questi mesi si è fatto finta niente, pensando che queste cose succedono da sempre. Ci dobbiamo quindi rassegnare agli omicidi e alla violenza?” Lanciata l’ennesima sfida, il parroco della cattedrale si è quindi rivolto direttamente al popolo cristiano, chiedendo di lavorare, “non per la Chiesa che ognuno vuole, ma per una realtà ecclesiale veramente in comunione e che agisca insieme. Le marce - ha concluso riferendosi a eventi recenti - si devono fare non per Natuzza Evolo, questo è l’ultimo problema, ma per combattere la droga e la mafia, per diventare un popolo libero e per cercare e chiedere occasioni di vero lavoro”.

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