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La replica del dirigente del prestigioso liceo Morelli e la mancata percezione di un problema che esiste in una dimensione forse sconosciuta al mondo della scuola

Cronaca

Il fango non se ne va in giro da solo. Perché qualcuno si sporchi, ci deve finire dentro o glielo devono gettare addosso, il fango. Quindi colpisce la veemente reazione del dirigente scolastico del Liceo classico Morelli di Vibo Valentia, Raffaele Suppa, che definisce la sua scuola come "infangata" dalle notizie diffuse da Il Vibonese.it in merito all'inchiesta sul giro di droga che vedrebbe lo storico istituto come ambito luogo di spaccio. Noi, fango non ne abbiamo gettato. Le cose scritte non ce le siamo inventate. Lo dicono le carte, lo dicono inquirenti e magistrati che stanno indagando su un gruppo di giovani di Piscopio che avrebbe puntato la prestigiosa scuola come piazza ideale per il loro giro d'affari.

«Ti devi cercare di prendere il Classico - si legge nella trascrizione di una delle intercettazioni -. Al Classico quante persone ci sono? 300 alunni? Sopra a 300, 299 fumano e sono tutti figli di papà e là non arrivano senza soldi...». Ti devi prendere il Classico... chiaro il concetto? È come se all'improvviso si fossero messi a suonare tutti gli allarmi antincendio della scuola, facendo un casino assordante, solo che il pericolo in questo caso non è il fuoco. Saltare sulla sedia e chiedersi cosa succede è la prima reazione che chiunque dovrebbe avere. Studenti, genitori, insegnanti e, ovviamente, dirigenti. Invece no. C'è chi come prima preoccupazione ha quella di mettersi al computer e protestare contro il giornale che ha diffuso la notizia.

 E allora vediamola questa nota di protesta. «Esprimo profonda indignazione per l'accostamento improprio e strumentale del Liceo Classico "M. Morelli" a fatti di cronaca giudiziaria e a indagini ancora in corso». Se Suppa avesse detto "esprimo profondo dispiacere" non ci sarebbe stato nulla da eccepire. Fa piangere il cuore a tutti i vibonesi l'ipotesi investigativa che qualcuno volesse mettere le mani sulla scuola e farne il proprio punto di spaccio. Dire poi che l'accostamento con il Morelli è «improprio e strumentale», è un po' ipocrita. Se uno è davvero convinto della strumentalità dice direttamente che inquirenti e giornalisti sono in mala fede o, nella migliore delle ipotesi, che non sanno fare il proprio lavoro. Tutto ci può stare a questo mondo.

«Questa scuola - continua il dirigente nella sua infuocata replica - la cui tradizione storica e culturale, unanimemente riconosciuta, affonda le proprie radici in un passato glorioso e che ha formato intere generazioni e classi dirigenti, non può essere additata, in modo superficiale e riduttivo, come luogo di atti e comportamenti illeciti, verso i quali è attiva, quotidianamente ogni forma di attenzione e prevenzione».

Ebbene, nessuno ha additato nessuno, tanto meno in modo superficiale e riduttivo. Sulla formazione delle classi dirigenti locali, poi, vista la situazione in cui versa la provincia vibonese, meglio andarci cauti, giusto per evitare facili trionfalismi.

Più interessante, invece, sarebbe stato sapere quali sono queste forme "di attenzione e prevenzione" che quotidianamente vengono messe in atto. Ecco il punto. Ecco perché forse bisognava limitarsi a saltare sulla sedia e chiedersi che cosa non sta funzionando.

Basta ascoltare e leggere i commenti dei ragazzi che frequentano gli istituti superiori cittadini per rendersi conto che il problema è molto più diffuso e capillare di quanto la reazione di Suppa voglia far credere. Gli unici che non sono rimasti per nulla sorpresi da questa inchiesta, infatti, sono proprio loro, i ragazzi tra i 14 e i 18 anni. I nostri figli, i nostri nipoti, i loro amici non sono caduti dal pero né si sono sentiti infangati. Se metti un po' il naso nei social che frequentano scopri un mondo parallelo dove la droga si può comprare e vendere con un like. A Vibo, non su un altro pianeta. Ecco perché non sono rimasti sorpresi neppure i tanti genitori dai quali quotidianamente riceviamo segnalazioni e l'invito a tenere alta la guardia. Questa mancanza di stupore, al contrario di quella manifestata da Suppa, vorrà pure significare qualcosa, o no? 

«La libertà di informazione - prosegue il dirigente del Morelli - non può essere ridotta a mere forme di generalizzazioni semplicistiche e fuorvianti che offendono e ledono la dignità e la serenità dell'intera comunità educativa e mirano esclusivamente ad accendere i riflettori del clamore mediatico».

Nessuno ha mirato a niente, tranne che a fare informazione. Se c'è voluta questa inchiesta e la sua eco sulla stampa per togliere "serenità" a qualche educatore vuol dire che forse era troppo sereno. Noi genitori invece non lo siamo affatto, ma da un pezzo.

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