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Il rup della più grande opera pubblica mai pensata nel Vibonese ed un ex dirigente della Provincia chiamati a rispondere per un’opera rimasta un'incompiuta

Cronaca

Richiesta di risarcimento danni per oltre 15 milioni di euro. E’ quella avanzata dalla Procura della Corte dei Conti (pm Marcella Papa) nei confronti dell’ex dirigente della Provincia di Vibo Valentia, Giuseppe Francesco Teti, e del responsabile unico del procedimento (rup) e funzionario dell’ente locale Antonio Francolino, per la mancata costruzione della Strada del Mare, la più grande e costosa opera pubblica mai pensata nel Vibonese e che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto collegare Pizzo Calabro a Rosarno attraversando tutta la costa e quindi i territori di Vibo Marina, Briatico, Parghelia, Drapia, Tropea, Ricadi, Joppolo e Nicotera.

Ad avviso della magistratura contabile, le condotte dei due funzionari sono connotate da “colpa grave” e sarebbero la causa di danni erariali nei confronti della Provincia di Vibo Valentia per il mancato completamento dell’opera che resta al momento irrealizzata e - secondo la Procura di Vibo - irrealizzabile così come pensata nel progetto.

Gli esborsi finanziari finora avvenuti hanno portato ad un depauperamento delle finanze dell’ente senza un corrispondente arricchimento del proprio patrimonio quantificabile in 10 milioni e 509mila euro pari alla differenza tra l’intera spesa iniziale sostenuta dall’ente (15,3 milioni) e l’importo del maggiore esborso di somme dovuto all’errata contabilizzazione dei lavori effettuati (4,8 milioni). 

Ad Antonio Francolino, la Procura contabile di Catanzaro (concordando con la Procura ordinaria di Vibo) contesta il fatto che il mancato completamento della Strada del Mare è stato determinato proprio dall’aver messo in esecuzione un progetto carente sin dall’origine, senza aver posto poi gli opportuni rimedi (risoluzione contrattuale) per evitare di aggravare i danni.

All’ex dirigente della Provincia e direttore dei lavori - Giuseppe Francesco Teti - si contesta invece di aver avuto consapevolezza delle lacune e degli errori che rendevano il progetto esecutivo non cantierabile, omettendo di adottare gli atti formali previsti dalla normativa, oltre ad aver effettuato un’erronea contabilizzazione degli interventi effettivamente eseguiti che avrebbe impedito alla Provincia di disporre di un dato contabile vero e reale da porre alla base  delle valutazioni circa il mantenimento della del rapporto contrattuale.

Con tali condotte, ad avviso della Procura contabile, si è assistito allo sperpero delle risorse finanziarie erogate per un’opera - la Strada del Mare - che non ha mai visto la luce. Ad Antonio Francolino, la Procura della Corte dei Conti ha quindi chiesto un risarcimento danni pari ad 8 milioni e 400mila euro, mentre 2 milioni e 100mila euro sono stati chiesti a Francesco Giuseppe Teti, difeso dall'avvocato Giuseppe Di Renzo il quale ha presentato per il suo assistito una richiesta di audizione alla Procura contabile e alcune deduzioni difensive attraverso il deposito di una perizia. 

L’inchiesta sulla “Strada del mare” ha portato il 4 marzo 2016 al sequestro di beni per equivalente per un ammontare di cinque milioni di euro. Nell’inchiesta penale aperta a Vibo, oltre a Francolino e Teti, sono indagati anche l’imprenditore Vincenzo Restuccia, 76 anni, di Rombiolo, direttore tecnico delle imprese Restuccia, Antonino Scidà, 51 anni, direttore tecnico delle imprese di Restuccia, e Giacomo Consoli, 65 anni, di Vibo Valentia, ex dirigente dell’ufficio Lavori Pubblici della Provincia di Vibo Valentia.

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