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I congiunti dell’infermiere ritrovato cadavere nel 2010 tra S. Onofrio e Pizzo, da 7 anni chiedono giustizia. Ora sono finiti sotto indagine

La scena del crimine
Cronaca

Chiedono giustizia da sette anni. Da quella notte di fiamme e cenere nella quale sfumò l’esistenza di Nicola Colloca, infermiere 49enne del Suem di Vibo Valentia ritrovato carbonizzato all’interno dell’auto di proprietà della moglie in una zona di campagna tra Sant’Onofrio e Pizzo.

Era la notte del 24 settembre 2010. Oggi il padre 77enne della vittima, Antonio Colloca e la sorella Francesca, si ritrovano indagati dalla procura di Vibo Valentia con l’accusa di diffamazione e violazione di atti d’ufficio. In sostanza, il sospetto del gip, Gabriella Lupoli, è che i due congiunti della vittima abbiano acquisito informazioni sulle indagini che non dovevano essere diffuse.

Un paradosso che ha gettato nello sconforto i due indagati, che per sette lunghi anni hanno continuato a chiedere che venisse fatta piena luce su una vicenda straziante. Un omicidio, quello di Nicola Colloca, messo in atto in maniera brutale, che nell’immediatezza dei fatti era stato addirittura liquidato come un suicidio.

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