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Intanto il vescovo Luigi Renzo è riuscito a far approvare a Roma dalla Congregazione della fede la commissione di teologi per studiare i fenomeni della mistica di Paravati e giungere alla sua santità

Cronaca

Riguardo allo scontro in atto tra la diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea e la Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime”, a causa della mancata riforma dello statuto richiesta dal vescovo Luigi Renzo, la celebrazione di domenica scorsa per l’anniversario dell’arrivo a Paravati della statua della Vergine nelle sembianze di una giovinetta ha detto più delle tante riunioni tra le parti svoltesi in questi mesi per cercare di ritrovare il filo dell’intricata matassa.

Dopo il sostanziale nulla di fatto emerso dall’incontro del venerdì tra il vescovo, il consiglio direttivo dell’Ente e la commissione nominata dalla Conferenza episcopale regionale per redimere la controversia, tre giorni fa sono stati tanti i particolari degni di nota. Pur non volendo entrare nel merito della questione, primo dato da sottolineare è la corposa affluenza dei figli spirituali di Natuzza Evolo, giunti anche in questa occasione da ogni dove, nonostante l’incertezza sullo svolgersi stesso della funzione religiosa e l’emergere degli stati d’animo contrastanti del momento. Altro elemento balzato agli occhi, è stato il ripetersi degli applausi rivolti durante la santa messa, dapprima allo stesso vescovo miletese e subito dopo all’arcivescovo metropolita emerito di Cosenza-Bisignano Salvatore Nunnari, tra l’altro membro della stessa commissione appositamente istituita dalla Cec.

Chiaro indice dell’umore della gran parte dei fedeli, al di là dei torti e delle ragioni dell’una e dell’altra parte, oggi desiderosi solo di vedere germogliare i tanti semi prodotti in vita dall’umile donna di Paravati: la consacrazione della Grande chiesa e la sua santità. Da sottolineare anche le inequivocabili parole del vescovo il quale, come promesso, ieri si è recato a Roma facendosi approvare dalla Congregazione della fede la commissione di teologi istituita per studiare i fenomeni e aprire le indagini diocesane su “Mamma Natuzza”.

Frasi come, “non lasciatevi ingannare dalle bugie e dalle falsità messe in giro” o “il sottoscritto non si vuole appropriare dei beni materiali della Fondazione”, sommate a quel “se lei non è nella Chiesa e della Chiesa non può essere fatta santa”, fanno capire che monsignor Renzo è intenzionato ad andare dritto per la sua strada, forte della vicinanza e del supporto della Conferenza episcopale calabra e, quindi, della stessa Chiesa di Roma.

Così come, a sua volta, ha chiaramente fatto intendere monsignor Nunnari, quando ha parlato di “pietre morte che adesso devono però diventare pietre vive” e del fatto che “questo è ciò che vuole Natuzza, e che non lo si può fare fuori dal vescovo e da Dio”. Diocesi ed episcopato calabro sembrano procedere compatti verso la strada della riforma dello statuto. Resta da capire se gli ultimi eventi faranno recedere dalla propria posizione la Fondazione, ad oggi fermamente convinta di ritrovarsi dalla parte della ragione e del fatto che modificare lo statuto vorrebbe dire tradire la mistica e l’essenza stessa della realtà da lei voluta per la realizzazione della “Villa della Gioia”. La posizione contraria espressa dall’assemblea dei soci della Fondazione al momento del voto è stata chiara, gli attuali umori contrastanti, interni al consiglio direttivo anche. Rimane lo stuolo di figli spirituali, il quale impaziente chiede solo che si esca dal vicolo cieco… che l’interesse vero di “Mamma Natuzza” alla fine trionfi su tutto.         

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