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Le accuse della famiglia del minore respinte al mittente dalla figlia del collaboratore “indiziato”; lo stesso bidello sospeso dalla dirigente scolastica solo 4 giorni dopo i fatti: sono ancora poco chiari i contorni del fattaccio avvenuto al “Ferrari-Machiavelli”

La scuola Ferrari e (nel riquadro) le lesioni riportate dal ragazzo
Cronaca

Un istituto che si definisce in prima linea nella lotta al bullismo. Un minore aggredito da un collaboratore scolastico. Vecchie ruggini tra famiglie a motivare il violento gesto. Una denuncia formalizzata alla locale Stazione dell’Arma e un provvedimento di sospensione dal servizio adottato nei confronti del presunto reo.

Sarebbero questi i contorni della vicenda che vede protagonisti A. P., bidello dell’Istituto comprensivo “Ferrari-Machiavelli” di Soriano, e un 12enne alunno della stessa scuola, i cui genitori hanno denunciato i fatti sfociati in gravi lesioni al collo e all’addome ai danni del minore. All’indomani dell’aggressione, avvenuta giovedì 9 novembre, una prima denuncia ai carabinieri di Soriano ed un primo esposto alla dirigente dell'istituto, Licia Bevilacqua, mentre è del giorno dopo un secondo esposto e indirizzato a tutte le autorità scolastiche competenti, compreso il ministero dell’Istruzione.

Nelle denunce della famiglia la ricostruzione della dinamica dell’aggressione dal punto di vista della vittima: il minore sarebbe stato assalito nel corridoio della scuola dal bidello, afferrato per il collo, scaraventato in terra e fatto oggetti di calci all’addome. Una richiesta da parte della vittima di poter chiamare il padre, secondo i querelanti, sarebbe rimasta inascoltata da parte del personale scolastico. Le percosse sarebbero quindi state notate solo in seguito dalla madre, vale a dire al rientro del ragazzo a casa. Quindi la corsa al Pronto soccorso di Soriano e, in un secondo momento, a quello di Vibo Valentia dove il minore è giunto intorno alle 18. Le denunce (corredate dai referti medici e da documentazione fotografica), avrebbero poi convinto la dirigente ad avviare, lunedì 13 novembre, a 4 giorni dal fatto, un’indagine interna e a sospendere dal servizio il collaboratore.

Alla base dell’aggressione, al vaglio dei militari della Stazione di Soriano, vi sarebbe, ancora secondo la famiglia, un "precedente" che ha per protagonisti lo stesso bidello e una parente dell'attuale vittima, C. F., zia del ragazzo pestato. Anche in quel caso si trattò di un’aggressione fisica, regolarmente denunciata. Circostanze fermamente smentite a mezzo stampa dalla figlia del collaboratore scolastico, che descrive il genitore «del tutto estraneo a tali situazioni, in quanto le diatribe di cui si parla, poi finite a processo, hanno riguardato un altro mio familiare».

Sul caso in questione poi, è sempre la figlia a esporre la sua versione dei fatti puntualizzando che «chi conosce mio padre non ha alcun dubbio sull'infondatezza delle accuse a lui rivolte. Inoltre ha sempre cercato di redimere alle liti e alle scaramucce che spesso insorgono tra i ragazzi e insieme con tutto il team scolastico porta avanti la lotta contro il bullismo. Il ragazzo, invece, è noto per essere un alunno poco disciplinato, molte volte anche violento verso i compagni, i docenti e i collaboratori, tanto da presentare numerosi rapporti disciplinari». La figlia di A. P. avanza inoltre perplessità sul racconto fornito ai carabinieri dalla famiglia della vittima, chiedendosi come mai il ragazzo «non abbia lamentato nulla durante le ore di lezione scolastiche e come avrebbe potuto, dopo aver ricevuto una così grave aggressione, continuare serenamente le ore di lezione».

Dal canto loro i genitori del ragazzo rigettano con sdegno il riferimento ad un presunto profilo violento del figlio precisando che «la gravità delle lesioni è stata accertata dai sanitari e risulta lampante dalle foto e dalle certificazioni mediche allegate all’esposto presentato alla dirigente». I genitori descrivono poi come estremamente grave la circostanza che «oltre a subire la violenza, il bambino ha dovuto subire anche l’onta della mancanza di immediato soccorso da parte del personale scolastico, che nemmeno ha cercato di dare ascolto alla vittima che chiedeva di avvisare la famiglia».

Fin qui il “botta e risposta” tra le parti in causa in attesa che gli inquirenti facciano piena luce sull’intricata vicenda. Nel frattempo il caso arriva sul tavolo del ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli su iniziativa della deputata cinquestelle Dalila Nesci che parla senza mezzi termini di: «vicenda di gravità inaudita» chiamando all’appello il Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza Antonio Marziale che ha convocato il bidello, i genitori della vittima, la dirigente scolastica e direttori degli uffici scolastici regionale e provinciale, Diego Bouchè e Maurizio Piscitelli, per il prossimo martedì 21 novembre.

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