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Centinaia di messaggi sul gruppo Facebook della frazione della città capoluogo rivelano il commovente attaccamento della comunità a "Silvio" e al suo padrone

Cronaca

I gatti muoiono. Come gli essere umani, d'altra parte. Ma i gatti non sono umani, sono animali. Ed eticamente parlando animali e umani non possono essere messi sullo stesso piano. È ovvio. Eppure, chi ha un animale domestico sa che la perdita del suo amico, del suo compagno di vita, può procurare un dolore incommensurabile. Perché l'amore non si misura con le convenzioni, con la religione o con la morale. L'amore è amore. Prescinde da tutto e tutti. E chi se ne frega di chi non capisce. Così, quando Michele Zaccaria, vice presidente dell'associazione dei commercianti di Vibo Marina, dice con voce rotta che il suo gatto è morto mentre «era al lavoro», bisogna avere il tatto di capire cosa intenda davvero.

Il suo dolore è palpabile, autentico, ma soprattutto compreso da centinaia di persone. Perché il suo non era un gatto qualunque, ma la mascotte dell'intera frazione marinara della città capoluogo, che aspira da tempo a essere un Comune a sé. Tante persone, insomma. E tutte conoscevano Silvio, un enorme gatto bianco di 6 anni, dal pelo lungo e quasi 10 chili di peso, che accompagnava il padrone in ogni suo spostamento abbarbicato sul cestello della bici. Incredibilmente condividevano ogni momento della giornata, dalla colazione al bar tutte le mattine, alle lunghe ore trascorse in negozio a farsi compagnia, fino al ritorno a casa la sera. Si potrebbe dire quasi come un cane, se il paragone non fosse troppo offensivo per un gatto.

Poi, l'altro giorno, un fatale momento di disattenzione, il rumore spaventevole della saracinesca del negozio di Michele che viene tirata su, uno scatto improvviso verso la strada e il micione bianco ha incontrato il suo destino: un'auto l'ha investito davanti agli occhi attoniti del suo padrone.

Che anche a definirlo così, "padrone", si fa torto a lui e al suo compagno. Chi ha un gatto lo sa: loro non hanno padroni, ma solo pochi amici umani di cui si fidano e a cui concedono il privilegio di far parte della loro vita. Perché è davvero un privilegio anche solo guardarli cacciare ombre e luci, giocare con un pezzetto di carta, poltrire come se non ci fosse un domani o riflettere immobili sugli interrogativi dell'universo gattesco. Chi ne ha uno lo sa. Tutti gli altri si fidino o almeno concedano il beneficio del dubbio senza facili ironie. E se ciò non bastasse, vadano a trovare Michele. Percepiranno, forse con un certo sgomento, il vuoto lasciato dal suo gattone bianco. «Ora sono solo...», sussurra. Una percezione di solitudine che si stempera nelle centinaia di messaggi e commenti che affollano uno dei gruppi Facebook di Vibo Marina più frequentati, dove in tantissimi stanno esprimendo in queste ore il proprio rammarico per quanto accaduto. «Era un essere speciale - scrive Angela, la figlia di Michele -. Ma chi non lo conosceva potrà pensare che era solo un gatto... nulla di più».

 

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