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Il “boss dei due mondi” ed i viaggi della sostanza stupefacente dal Sud America. Il ruolo dei vibonesi ed il controllo del Porto di Gioia Tauto da parte dei clan Piromalli, Pesce e Bellocco

Cronaca

E’ ripresa nel pomeriggio dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia la testimonianza del collaboratore di giustizia Domenico Trimboli, 63 anni, nato a Buenos Aires ma con la famiglia originaria di Natile di Careri, nella Locride, il processo “Overing” contro il narcotraffico internazionale che vede imputate 17 persone.

Si tratta di uno più grandi «broker» della ‘ndrangheta calabrese al mondo, che ha movimentato tonnellate di cocaina, la sua specialità assoluta. Viene soprannominato il “boss dei due mondi” ed ha diretto le fila del traffico di cocaina ai più alti livelli.

L’esame di Trimboli si è concentrato in particolare sull’organizzazione di diverse importazioni di cocaina dal Sud America. Rispondendo alle domande del pm della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, il pentito ha spiegato che la cocaina (300 chili) in un caso era stata nascosta in un carico di catrame, grazie alla complicità di un para-militare colombiano ma soprattutto ad un chimico che sarebbe poi riuscito ad estrarre la droga grazie ad un particolare processo di lavorazione.

Altri quantitativi di cocaina sarebbero invece partiti dal Brasile (con il nome dello Stato sudamericano chiamato in codice “Ronaldo”) ed altri erano stati programmati (220 chili) dal porto di Maracaibo, nel Venezuela. La droga, in quest’ultimo caso, sarebbe stata nascosta in alcuni tronchi di legno e ad avere un ruolo nell’importazione sarebbero stati Fabrizio Cortese di San Gregorio d’Ippona, Rocco Lo Gozzo di Gioiosa Jonica e il sudamericano Jasmael. Per tale carico, Domenico Trimboli ha raccontato di aver garantito con la vita il pagamento della partita di stupefacenti ai colombiani. Dell’importazione alla fine, non se ne fece però nulla in quanto nei pressi del porto di Livorno - secondo la testimonianza di Trimboli - Lo Gozzo e Cortese si sentirono seguiti e il container con i tronchi al cui interno era stata occultata la cocaina venne fatto ripartire per il Sud America.

La cocaina ed il porto di Gioia Tauro. Siamo ad ottobre del 2013 e ben nove chili di cocaina sono diretti nel porto di Gioia Tauro. Trimboli a tal proposito racconta l’interessamento da parte di Fabrizio Cortese per l’importazione della sostanza stupefacente, ma soprattutto il controllo che su parte del piazzale del Porto avrebbero avuto i clan Bellocco e Pesce di Rosarno ed i Piromalli di Gioia Tauro. Clan talmente potenti che nel medesimo periodo - ottobre 2013 - avrebbero fatto sbarcare ben mille chili di cocaina. Ben altro giro, quello gestito dai clan di Gioia Tauto e Rosarno rispetto a quello di cui si stava interessando Fabrizio Cortese.

Prossima udienza il 29 novembre.

Gli imputati. Associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico internazionale di cocaina l’accusa contestata dalla Dda di Catanzaro. Sotto processo a Vibo si trovano: Ciro Davolo, 64 anni, di Vibo ValentiaDanilo Fiumara, 47 anni, di Francavilla AngitolaFilippo Corello, 31 anni, di Vena Superiore;  Antonio Cortese, 50 anni, di San Gregorio d’IpponaBruno Fuduli, 55 anni, di Filandari, già collaboratore di giustizia nell’inchiesta “Decollo” del 2004 sul narcotraffico e poi arrestato in altra operazione; Domenico Prestinenzi, 54 anni, di Bivona, frazione di Vibo Valentia; Ferdinando Rossi, 47 anni, di Marano (Na); Giuseppe Schiariti, 35 anni, di Panaia, frazione di Spilinga; Saverio Serra, 45 anni, di Vibo Valentia, ma residente a Campogalliano (Mo)Vito Serratore, 48 anni, di Pizzo Calabro; Aniello Ambrosio, 59 anni, di Riccione; Riza Baco, 38 anni, albanese residente a Fiano Romano; Michele Flemma, di Perugia, 42 anni; Correa Gonzales Guillermo Leon, 40 anni, colombiano; Aldo Gorgaj, albanese, 38 anni, residente a Fiano Romano; Maria Caren Alvarez Velasquez, 41 anni, colombiana, residente a Scandicci; Elton Zotaj, 36 anni, albanese, residente a Fiano Romano, latitante.

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