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Alle parole del vescovo Luigi Renzo, che ha detto: «Non potete rischiare di lasciare senza senso il suo sacrificio», è seguito l’accorato appello della madre: «La verità verrà a galla e io non mi arrenderò finché non avverrà»

I familiari di Francesco Prestia Lamberti
Cronaca

Tra le navate della basilica-cattedrale di Mileto, al termine della fiaccolata organizzata per chiedere giustizia e verità per la morte del 15enne Francesco Prestia Lamberti, ieri sera sono risuonate forti le parole del vescovo Luigi Renzo.

Frasi che, a conti fatti, pesano come macigni nelle coscienze dell’intera comunità, non solo di chi, a vario modo, sei mesi fa si è macchiato o reso complice dell’efferato delitto. «Francesco - ha chiosato il presule - non meritava di morire e soprattutto non meritava di morire ucciso nel modo atroce come è avvenuto. Veramente non sappiamo nemmeno come è avvenuto e chi ne è, o ne sono gli autori. Vogliamo pregare questa sera anche per loro perché si ravvedano e chiedano perdono a Dio e alla famiglia. Perché non sappiamo nulla? Perché c'è qualcuno o tanti che sanno, ma non parlano. Forse per paura? Così, però, si lascia un delitto impunito e soprattutto si lasciano in uno sconforto ancora più profondo i suoi familiari. Ad essi esprimo ancora una volta la mia vicinanza ed il mio affetto».

Dopo i molti punti di domanda, il pressante invito, quasi la sorta di richiamo, rivolto ai giovani: «Non limitatevi a fare fiaccolate e manifestazioni simili, che lasciano forse solo la soddisfazione di averle organizzate per un amico che non c'è più. E' necessario che il sacrificio della sua giovane vita non resti inutile ed inascoltato. Al contrario segni un po' la vostra vita, significhi per tutti voi la voglia di una vita vera, libera, pronta a cambiare le cose che non vanno ed a lottare con coraggio e senza paura». Per monsignor Renzo il rischio evidente, dunque, è di limitarsi a fare manifestazioni come quella di ieri sera «senza poi muovere una foglia lasciando le cose come prima. Questo Francesco non lo vuole e non dovete volerlo nemmeno voi. Non potete rischiare di lasciare senza senso il suo sacrificio. Viviamo in un momento storico di oscurità profonda - ha, tra l’altro, ammesso il vescovo rifacendosi a quanto affermato di recente da Papa Francesco a Dacca - chi può negarlo? Non abbiamo fiducia più di nulla; tutto è scuro come la mezzanotte! E voi, cari giovani, potete strappare la luce dal ventre di questa oscurità».

Da tale certezza, nasce l’ulteriore invito del presule ad andare avanti con coraggio, «specialmente in quei momenti nei quali vi sentite oppressi dai problemi e dalla tristezza e, guardandovi intorno, sembra che Dio non appaia all'orizzonte», e l’auspicio finale che «la disavventura di Francesco, vittima innocente di chissà quali disegni malefici di chi lo ha ucciso, sia di ammaestramento per tutti».

Dell’omicidio si è sin da subito autoaccusato il coetaneo Alex Pititto. Nonostante questo, però, evidentemente anche per monsignor Renzo qualcosa non quadra… ad iniziare dal mancato ritrovamento dell’arma.

Straziante il nuovo appello della madre Marzia alla fine della celebrazione eucaristica. «Questa fiaccolata oggi non avrebbe dovuto esserci. Francesco avrebbe dovuto fare rientro a casa, come sempre. Magari bagnato, sudato, ma perché correva su un campo di calcio. Ma non doveva fare quella fine. Per me - ha aggiunto - assassino non è solo quello che ha premuto il grilletto, è anche chi sa e non parla. La verità deve venire a galla. Non solo per Francesco ma per tutti i ragazzi come lui. Chi l’ha ucciso da giorni camminava armato, aveva già puntato la pistola contro altri ragazzi, li aveva fatti inginocchiare per terra perfino. Questi fatti vanno denunciati. Parlate, fatelo anche per voi. Io non mi arrenderò finché avrò vita per avere verità e giustizia per Francesco».

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