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Il gup del Tribunale per i minori decide di affidarsi ad uno specialista per stabilire la capacità di intendere e volere dell’indagato

Cronaca

La Procura dei minori di Catanzaro si oppone. Secondo l’accusa, Alex Pititto, 15 anni, di San Giovanni di Mileto, arrestato per l’omicidio del 16enne Francesco Prestia Lamberti sarebbe infatti perfettamente maturo ed avrebbe agito scientemente nell’aprire il fuoco contro l’amico. Per il gup, invece, tali certezze allo stato non ci sono ed è necessario conferire un incarico ad un perito per stabilire il grado di maturità del minore e, soprattutto, capire se al momento del delitto era in possesso della capacità di intendere e volere.

Il conferimento dell’incarico avverrà il 20 dicembre prossimo. I familiari di Francesco Prestia Lamberti sono assistiti dall'avvocato Giovanni vecchio, mentre Alex Pititto è difeso dagli avvocati Gianfranco Giunta e Giuseppe Monteleone. 

I punti fermi al momento restano quindi tre: i due colpi di pistola di piccolo calibro esplosi all’indirizzo di Francesco Prestia Lamberti, di cui uno ritenuto ed un altro che è entrato ed uscito, avendo il medico legale rilevato in quest’ultimo caso due fori (in entrata ed in uscita); l’esplosione dei colpi di pistola, da distanza di circa un metro, da parte del 15enne Alex Pititto; la furia omicida scatenata da motivi futili, e cioè l’intenzione di una ragazzina di lasciare Alex Pititto manifestata attraverso l’invio di un messaggio sul telefonino di Francesco Prestia Lamberti.

Sarebbe stato il defunto Francesco Prestia Lamberti a contattare l'amico di Paravati Domenico Evolo per svelargli il contenuto di alcuni messaggi ricevuti sul suo telefonino da una ragazzina che aveva intenzione di “mollare” Alex Pititto ed aveva manifestato simpatie per lo stesso 16enne che ha poi trovato la morte per mano del 15enne. Qui sarebbe entrato in “gioco” Domenico Evolo, che avrebbe raccontato agli investigatori di aver accompagnato con la sua Fiat Punto Francesco Prestia Lamberti al cospetto di Alex Pititto senza sapere delle intenzioni omicidiarie del 15enne, senza sapere che quest’ultimo si trovava armato e fuggendo poi dal luogo del delitto appena sentiti i primi colpi di pistola.

Dubbi permangono in ogni caso sul luogo in cui è avvenuto il fatto di sangue, atteso che i bossoli esplosi da una pistola di piccolo calibro non sono stati trovati, così come l’arma del delitto. 

L’arma del delitto sarebbe stata sottratta da Alex Pititto ad uno dei familiari, ma sul luogo in cui Alex Pititto ha fatto ritrovare il cadavere, i militari dell’Arma non hanno rinvenuto tracce di sangue, tanto che gli indumenti della vittima sono stati sequestrati per ulteriori analisi tecnico-scientifiche. 

L’eventuale ritrovamento dei bossoli in luogo diverso da quello in cui è stato fatto trovare il cadavere di Francesco Prestia Lamberti cambierebbe, e non di poco, la ricostruzione del fatto di sangue e porterebbe gli investigatori ad ipotizzare il coinvolgimento nel delitto anche di altre persone che avrebbero aiutato Alex Pititto a caricare in auto il corpo dell’amico per spostarlo dal luogo del delitto. Su tale fronte, però, il riserbo degli inquirenti è massimo. 

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