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Parla il direttore artistico della principale kermesse vibonese, che sul periodo d'oro della città avverte: “Negli anni '70 e '80 c'era solo più mondanità, niente di speciale”

Cultura

«Vibo capitale italiana della cultura 2020? Ma non scherziamo. Sarebbe come chiedere a una persona senza una gamba di correre la maratona di New York».

Maria Teresa Marzano, direttore artistico del Tropea festival leggere & scrivere, non è l'ultima arrivata. Da cinque anni allestisce il cartellone della maggiore rassegna culturale del vibonese, un evento nato nella cittadina rivierasca, di cui conserva il "marchio", ma ormai stabilmente trasferitosi nella città capoluogo. In questi anni, a Palazzo Gagliardi, sede della manifestazione che dura alcuni giorni, si sono dati il cambio nomi del calibro di Umberto Galimberti, Massimo Cacciari, Remo Bodei, Piergiorgio Odifreddi, Carlo Freccero, Giordano Bruno Guerri, Vito Mancuso e molti altri. Intellettuali, filosofi, ma anche artisti, divi della tv e campioni sportivi. Personaggi di primo piano che consentono al festival di echeggiare anche sulla stampa nazionale. Risultato di non poco conto per una città e una provincia che raramente conquistano la ribalta dei grandi media, salvo che, purtroppo, per fatti di 'ndrangheta.

Non si può dire, quindi, che Marzano non pensi in grande, ma l'idea che Vibo Valentia possa competere alla pari con le altre 49 città in lizza per diventare la capitale della cultura tra tre anni, proprio non la convince.

«Sia chiaro - spiega - il mio non è un atteggiamento disfattista, è solo realismo. Mi sono confrontata a lungo su questa ipotesi con molte persone, ma resto convinta del fatto che Vibo, al momento, non possa offrire nulla in grado di giustificare questa candidatura. Avevo suggerito di rimandare la partecipazione al bando di almeno un anno, impegnandoci nel frattempo per costruire qualcosa di unico che potesse rendere plausibile questa proposta. Ma si è preferito andare avanti così. Dunque mi sono chiamata fuori, perché quando lavoro su qualcosa ci devo credere davvero. E in questa cosa proprio non ci credo». 

Il fatto che del comitato promotore faccia parte anche Gilberto Floriani, direttore del Sistema bibliotecario, suo principale partner professionale e deus ex machina del festival leggere & scrivere, non la preoccupa più di tanto. «Con Gilberto ho un ottimo rapporto - dice - discutiamo tanto, magari litighiamo, ma ci rispettiamo. Lui è una risorsa importante per questa città ed è stato capace di fare della biblioteca il fulcro della vita culturale di Vibo».

Quarantaquattro anni, vibonese, grande appassionata di jazz e teatro, Marzano non ha seguito la strada professionale tracciata dalla sua famiglia, «dove sono tutti avvocati». «No, da sempre ho voluto ideare e organizzare eventi culturali, cosa che faccio ormai da 20 anni - rimarca -. Ma la mia non è una missione, è un lavoro che mi appassiona. Spesso si tende a confondere l'impegno civile con la cultura e questo è un errore. Se pulisci l'aiuola o la strada invasa dai rifiuti, ti dico bravo, bravissimo. Ma questo è civismo. Per fare cultura, invece, ci vogliono professionisti in grado di accendere i riflettori, di convincere gli artisti, di far girare la macchina».

 Un meccanismo molto più difficile da far funzionare quando gli ingranaggi non ci sono tutti, come ad esempio un vero teatro, che a Vibo manca. «Eppure la stagione teatrale, che da anni organizzo nell'unico cinema cittadino, va alla grande - sottolinea -, sono riuscita a portare qui gli stessi artisti che vanno regolarmente in scena al Sistina, gente come Michele Placido, Giuseppe Battiston, Claudio Santamaria. Risultati che mi danno grande soddisfazione. Mi accusano di non avere un carattere facile, di essere un'accentratrice, ma spesso chi parla non sa quanto impegno e passione ci vogliano per fare questo mestiere. Se alcuni artisti accettano di collaborare con te è perché si fidano, perché ti conoscono».

 Sul luogo comune che vorrebbe questa città immobile da decenni, Marzano va contro corrente: «Vibo non è irrimediabilmente ferma - precisa -, lo percepisco dal numero crescente di persone che mi contattano per avere informazioni sugli appuntamenti culturali, sui cartelloni in allestimento. Chi sostiene che Vibo oggi sia morta, lo fa guardandosi alle spalle, facendo il paragone con gli anni '70 e '80 che molti considerano il periodo d'oro di questa città. Ma non è così. Non c'era niente di particolarmente sfavillante dal punto di vista culturale, solo più mondanità. Le feste allo Sporting o al 501 Hotel che molti rimpiangono con nostalgia non erano eventi culturali, erano solo la parentesi più felice della vita di chi oggi ha 30 o 40 anni in più sulle spalle. Vibo può crescere, può produrre cultura - aggiunge -, ma ci vuole metodo e partecipazione dal basso».

Che poi è la formula che ha consentito di consolidare il successo del festival leggere & scrivere, che quest'anno sarà aperto dal presidente del Senato, Pietro Grasso, e si terrà dal 9 al 14 ottobre. Un mix di eventi che coniuga arte e spettacolo, letteratura e cultura pop, confronto intellettuale e mondo della tv.

 «Non puoi affliggere la gente con cose incomprensibili - conclude Maria Teresa Marzano -, devi trovare il giusto equilibrio. La cultura non deve allontanare le persone, le deve coinvolgere. Altrimenti si torna a rinchiudersi nei salotti, quelli della Vibo che non c'è più». 

 

 

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