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Il comandante della Stazione dei carabinieri di Vibo Valentia illustra la sua ultima fatica letteraria scritta a quattro amni con il maresciallo Francesca Parisi

Cultura

“A ‘Ndrangheta. Evoluzione e forme di contrasto”. E’ questo il titolo del libro di Cosimo Sframeli (luogotenente, comandante della Stazione dei carabinieri di Vibo Valentia, in precedenza comandante della Stazione di Reggio Calabria principale, che ha retto vari comandi e stazioni della fascia ionica reggina tra cui Bovalino, San Lorenzo e Bova Marina) e del maresciallo Francesca Parisi (che dal 2002 ha prestato servizio alla Stazione di Roma Parioli, di Cottanella e per vari anni alla Stazione di Reggio Calabria principale e dal 2012 è impegnata in attività di ricerca nel Museo storico dell’Arma dei carabinieri di Roma). Con Cosimo Sframeli, Francesca Parisi è autrice anche del libro “Un carabiniere nella lotta alla ‘ndrangheta”, pubblicato nel 2011. L’ultima opera, scritta a quattro mani, è un’edizione Falzea e alle ore 17 di oggi, martedì 10 ottobre, sarà presentato nella sala C di palazzo Gagliardi dallo stesso autore nell’ambito del Festival “Leggere&Scrivere” 

Si tratta di un libro verità. E, come ogni volta che si sceglie di dire ciò che è vero, dentro le sue pagine si possono leggere tante ricostruzioni scomode. A metterle insieme, ad offrire il collante della ricostruzione storica marcata con il timbro del vivere quotidiano sono appunto due graduati dell’Arma, mettendo insieme l’esperienza dell’investigatore dei sequestri di persona, delle guerre di mafia, delle faide, delle estorsioni, del riciclaggio, delle prime grosse partite di cocaina e quella di magistrati che hanno parlato attraverso le sentenze firmate di proprio pugno contro boss e picciotti della mala calabrese. L’analisi che ne viene fuori è disarmante.

Un vero e proprio pugno nello stomaco. In tale contesto, la ’ndrangheta pianifica ed uccide due leali servitori dello Stato appartenenti all’Arma dei carabinieri: il brigadiere Carmine Tripodi e il brigadiere Antonino Marino, entrambi comandanti. Dentro “A ‘Ndrangheta” ci sono undici capitoli, tutti da leggere, che accompagnano nei meandri dell’evoluzione sociale, economica e parastatale della criminalità organizzata calabrese che, nel tempo, è stata capace di mutare nella forma senza cambiare la sostanza. C’è un’attenta analisi, curata da Vincenzo Longobardi, del rituale di ‘ndrangheta rinvenuto a San Giorgio Morgeto nel 1963, il c.d. “codice di Taurianova”.

I due autori non sono nuovi a questo tipo di impegno, avendo già, qualche anno addietro, firmato “Un carabiniere nella lotta alla ‘ndrangheta”, che ha ricevuto tanti ed importanti premi, tra cui il Pericle d’oro 2011, riconoscimento “Gino Gullace” al libro dell’anno; il premio letterario nazionale Corrado Alvaro XI edizione, sezione speciale Cda 2012; la medaglia di rappresentanza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

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