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Il ritorno degli interessi nazionali e la nascita di nuove autonomie economiche e politiche che vedono l’Europa, e l’Italia in particolare, in posizione sempre più marginale. È lo scenario tracciato dall’analista internazionale nel libro “Geopolitica dell’incertezza”, presentato ieri al Valentianum

L'intervento di Valori al Valentianum
Cultura

Ritornano alla luce gli interessi nazionali, le scelte politiche di tipo regionale, le autonomie economiche ed amministrative. La globalizzazione che ha seguito la caduta dell'Unione sovietica è cessata. Ognuno farà per sé e si ricostruiranno aree omogenee, nuovi progetti strategici, nuovi punti di comando globale. In questo quadro l’Europa esce ridimensionata anche a causa di scelte finanziarie e strategiche che a lungo andare porteranno alla sua disgregazione.

Ne è convinto Giancarlo Elia Valori, autore del libro “Geopolitica dell’incertezza”, edito da Rubbettino e presentato a Vibo Valentia in una partecipata iniziativa svoltasi nel complesso monumentale del Valentianum alla presenza, tra gli altri del sindaco Elio Costa; del vicepresidente della Regione Antonio Viscomi; di Nicolò Pollari, consigliere di Stato ed ex numero uno del Sisde; Antonio Catricalà, presidente Aeroporti di Roma; Giovanni Puglisi, rettore dell’Università Kore di Enna e vice presidente dell’Enciclopedia Treccani; dell’avvocato Giorgio Santoro; di J. R. James, Ceo di Crown Group Inc. e dell'editore Florindo Rubbettino.

Valori, dirigente di multinazionali con fatturati da capogiro (è presidente onorario del colosso della tecnologia Huawei) e già ai vertici della massoneria italiana, è uomo al centro di una rete di relazioni internazionali di assoluto rilievo. Dall'asse Cina-Russia alla Brexit, dalla questione nordcoreana alla strategia jihadista, l’autore traccia un percorso a tappe per capire meglio il presente del mondo e cercare di prevedere gli equilibri geopolitici futuri. Un libro tra storia e profezia che non manca di indicare la rotta all’Italia per recuperare un ruolo mai pienamente compiuto in politica estera.

Per Valori, infatti: «E’ la carenza di prospettiva culturale il dramma della nostra proiezione di potenza nel Mediterraneo. L’Italia deve comprendere non solo e non tanto le motivazioni dei vari popoli dell’area mediterranea orientale, ma deve rielaborare un progetto culturale e quindi strategico che non riguarda solo la pace, ma la natura stessa del legame con l’Oriente. In Italia, oggi, è morto del tutto il pensiero strategico, ormai ben più vecchio di quello della Prima Repubblica. Vi è - ha rimarcato - un appiattimento su un’America che ha cambiato idea sull’Europa, dove la nostra credibilità economica, strategica e militare è minima o del tutto assente. Dov’è il nostro interesse nazionale, se lo volessimo cercare? Nella riconquista del territorio libico con l’azione politica, dura ma non impossibile, per ricostruire il vecchio legame che ci univa a Gheddafi, uomo che fu scelto dai nostri Servizi, in una riunione ad Abano Terme, per fare la rivoluzione a Tripoli contro Francia e Gran Bretagna. È stata, infatti, la costrizione a partecipare alle operazioni, folli, contro la Libia gheddafiana, nel 2011, che ha sancito la nostra attuale, assoluta, irrilevanza strategica. È dal Mediterraneo - asserisce Valori - che inizia la nostra sconfitta, è dal Mare Nostrum che può ricominciare la rinascita. È questo il ruolo geopolitico del nostro Meridione».

Il senso dell’opera di Valori, per il Consigliere di Stato Nicolò Pollari, è tutto nella sua capacità di tracciare lucidamente prospettive e sviluppi dei futuri equilibri mondiali. «Si tratta di un’opera - ha evidenziato l’ex numero uno del Sisde - che prende le mosse da un’analisi di valutazione preliminare che trova la sua verifica rispetto ai fatti concretamente avvenuti e rispetto ai quali opera un’attività di controllo ex-post con delle sorprendenti coincidenze con quanto poi realmente avvenuto. È un’opera che si fonda poi su dei presupposti cognitivi molto precisi, partendo dalla crisi della globalizzazione per arrivare poi recentemente alla crisi dei sistemi e alla guerra in Medioriente. Elementi che consentono di operare valutazioni per quello che sta avvenendo e per quello che avverrà». 

Chi è Giancarlo Elia Valori?

Giancarlo Elia Valori nasce a Melo, in provincia di Venezia, il 27 gennaio 1940 da genitori toscani. Studia economia e commercio e si trasferisce a Roma. Nel 1965 entra nella Rai prima come consulente e poi come funzionario alle relazioni internazionali. Il fratello, rappresentante dell'Eni in Argentina. lo introduce negli ambienti vicini a vari governi sudamericani. Intanto coltiva relazioni con la Curia Romana fino ad essere nominato, nel 1963, cameriere di cappa e spada, prima onorificenza di una lunga serie. Valori saprà sfruttare al massimo nella sua carriera successiva, grazie alla sua abilità diplomatica, i suoi contatti con l'estero, con gli ambienti cattolici e anche con la massoneria. Attorno a lui aleggiano leggende e la sua figura per molti versi è circondata da una barriera di protezione e silenzio.

Quando Peron nel 1973 torna in Argentina da trionfatore, sull’aereo che lo porta da Madrid a Buenos Aires, insieme ai notabili peronisti, alla moglie Isabelita e al cadavere di Evita trafugato dal cimitero di Milano, ci sono due italiani: Licio Gelli e Giancarlo Elia Valori. I rapporti con l’Argentina sono anche rapporti massonici. E il cattolicissimo, papalino, Giancarlo, malgrado la scomunica vaticana per i Liberi Muratori, comincia prestissimo a frequentare le Logge. A 25 anni si iscrive alla Loggia Romagnosi del Grande Oriente. Un anno dopo, nel 1966, si presenta però alle elezioni amministrative di Roma nelle liste della Dc, senza avvisare la Loggia: viene sottoposto a processo massonico e radiato. «Non accettarono la mia linea», tenterà di spiegare poi Valori, «del dialogo tra cattolicesimo e massoneria».

Nel 1973, un iscritto alla Loggia Romagnosi che aveva voglia di mettersi in proprio, Licio Gelli, lo contatta perché sa dei suoi ottimi rapporti con l’Argentina, lo iscrive al Centro Culturale Europeo (in realtà è la Loggia P2) e lo coinvolge in una società di import-export chiamata Ase.

Valori comunque sostiene di esserne uscito subito, lasciando Gelli al suo destino. Non prima, però, di avergli presentato, a Roma, all’Hotel Excelsior, il presidente Peron e il suo braccio destro, l’esoterico José Lopez Rega. Dopo il ritorno di Peron al potere, il rapporto con Gelli si rompe: il Gran Maestro della P2 gli scippa il contatto con l’Argentina, stringendo un rapporto diretto con Lopez Rega, che approfittando della malattia di Peron diventa il vero padrone del Paese.

Lo scontro Gelli-Valori, si conclude apparentemente con la sconfitta di quest’ultimo, che risulta infatti l’unico espulso dalla P2. Visto oggi, però, a vincere è stato Giancarlo Elia Valori. Lo scandalo P2, nel 1981, lo colpisce, ma solo di striscio: sulle liste di Castiglion Fibocchi è scritto: «Valori Giancarlo. Professore. Espulso». La Commissione parlamentare presieduta da Tina Anselmi riesce a sentirlo il 7 aprile 1983, solo dopo molte insistenze di alcuni commissari, e solo in seduta segreta.

Sempre grazie alla sua rete di contatti internazionale, Valori avrebbe contribuito in modo decisivo alla liberazione di tre ostaggi francesi rapiti nel 1985 in Iran da estremisti islamici e rilasciati nel 1988. Durante un viaggio d'affari in estremo Oriente per conto della Rai, Valori ebbe modo di conoscere il presidente nordcoreano Kim Il Sung e proprio a lui si rivolse perché si adoperasse a convincere i capi religiosi di Teheran a esercitare la loro influenza sui sequestratori, così da ottenere la liberazione degli ostaggi. Quando, anni dopo le sue responsabilità nella vicenda vennero alla luce, il presidente francese Francois Mitterand lo nominò Cavaliere della Legion d'Onore.

L'importanza delle attività internazionali di Valori è dimostrata dall'ampiezza delle sue relazioni politiche e culturali nei confronti di Israele e della Cina. Ricorda la presentazione di un suo scritto: "In segno di ringraziamento per il forte impegno profuso nella costruzione di una giusta pacificazione nel mondo, l'università ebraica di Gerusalemme gli ha affidato la presidenza della “Cattedra della pace e della cooperazione regionale” unitamente alla direzione di uno specifico corso nella facoltà di Giurisprudenza, aperto a studenti ebrei e arabi, mentre l’Università di Pechino, il prestigioso ateneo per i futuri dirigenti cinesi, lo ha nominato titolare della “Cattedra per la pace, la sicurezza e lo sviluppo internazionale”.

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