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Scritta dal vescovo Luigi Renzo, l’opera è nata da un’idea di Bruno Di Girolamo su musiche di Vincenzo Palermo

Cultura

È stato un concerto da brividi, svoltosi sotto lo sguardo benedicente dell’ottocentesca Vergine assunta in cielo di Giuseppe Naso, situata sul soffitto a cassettoni dell’altare centrale. Nel segno della mistica con le stigmate Natuzza Evolo, in una cattedrale di Mileto dotata di un’acustica perfetta, così come testimoniato dall’imponenza dei suoni e delle melodie levatesi alte tra le ampie navate. Sono state tante, e tutte splendide, le suggestioni vissute dai numerosi presenti all’opera “Natuzza. Canto alla bellezza”, scritta dal vescovo Luigi Renzo su musiche di Vincenzo Palermo e da un’idea di Bruno Di Girolamo.

 Una sorta di regalo che il presule ha voluto fare alla “sua” Mileto, dopo il successo ottenuto nello scorso mese di luglio presso il Parco archeologico “Scolatium” di Borgia, atto di affetto e di devozione verso una donna che nel segno della indomita fede cristiana, con i suoi carismi e la sua umiltà è riuscita a smuovere il cuore di persone di ogni ceto sociale, provenienti da tutto il mondo. L’oratorio sacro per soli, clarinetto, coro, coro di voci bianche e orchestra, è stato proposto sabato sera alla presenza dello stesso monsignor Renzo, di numerose personalità e di un folto pubblico, catapultati e trasportati quasi per mano nelle vicende tra cielo e terra della mistica di Paravati. Defilato, sulla navata sinistra, quasi a voler riassaporare in modo ancor più intimo e in punta di piedi i ricordi e gli stati d’animo vissuti con l’amata mamma, il secondogenito Antonio con la rispettiva moglie, il figlio “monello” di Natuzza.

 Sotto l’autorevole guida del direttore d’orchestra Francesco Belli, a diventare un tutt’uno e a interpretare magnificamente la raffinata opera ispirata a colei che amava definirsi “verme di terra” sono stati: Alessandro Castriota Skanderberg (voce narrante), Aurora Tirotta (soprano), Luca Bruno (baritono), Bruno Di Girolamo (clarinetto concertante), Albarosa Di Lieto e Emanuela De Zarlo (arpe), Federica Simonelli (pianoforte), Francesco Cilèa (coro lirico), Bruno Tirotta (direttore del coro), il coro di voci bianche dell’Accademia “Gustav Mahler”, Alexandra Rudakova (direttore del coro). A suggellarne il successo, il lungo e scrosciante applauso finale tributato dal pubblico.

 “Non mi sento io l’autore di questo oratorio sacro - ha affermato a conclusione dell’evento monsignor Renzo – ma qualcun altro ha lavorato dentro di me, tant’è che ho iniziato a scriverlo poco tempo dopo un mio intervento alla schiena. Natuzza, del resto, ha toccato voi come me. La speranza è che ci aiuti a recuperare la spiritualità in un mondo senza senso come quello di oggi, che funga d’attrattore di anime per arrivare al Signore. Tanti anni fa è stata tenuta adolescente un’intera notte in questa stessa chiesa perché si pensava fosse posseduta dal demonio. Ai sacerdoti che recitavano il rito di esorcismo rispose: “State pregando per cacciare il diavolo, ma io intorno a me vedo solo angeli che cantano!” Oggi, forse, la città, la cattedrale, tutti noi possiamo riconciliarci con lei per l’affronto subito allora”. 

   

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