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Il segretario del Centro studi cattolici/socialità e politica di Cosenza, ripercorre la figura del sacerdote morto giovedì in un incidente stradale ad Arena

Cultura

Dal segretario del Centro studi cattolici/socialità e politica di Cosenza, Francesco Capocasale, riceviamo e pubblichiamo:

“Ho partecipato sabato 4 novembre alle esequie di mons. Ignazio Schinella nella Cattedrale di Mileto, rimanendo profondamente impressionato dal numero elevato di persone presenti e  provenienti  da diverse zone della nostra regione. Il rito funebre è stato presieduto da Luigi Renzo –vescovo di Mileto, Diocesi di origine di monsignor Schinella ed ha visto la partecipazione di tanti sacerdoti calabresi compagni di studio o alunni di don Schinella durante i suoi fecondi anni di insegnamento. Hanno concelebrato con monsignor Renzo, oltre ai numerosi sacerdoti presenti, anche diversi vescovi calabresi e anche vescovi giunti a Mileto da altre Diocesi dell’Italia meridionale. Alla fine del rito funebre è stato letto il messaggio inviato dal cardinale Sepe di Napoli.

Nella Cattedrale di Mileto si è percepita una sentita partecipazione, segno evidente di stima e di grande considerazione nei riguardi di monsignor Schinella. La notizia della sua scomparsa mi aveva profondamente rattristato così come ha rattristato quanti, e sono tanti, lo hanno conosciuto ed apprezzato sia come sacerdote che come fine intellettuale, dotato di  una cultura vasta che andava ben oltre la teologia morale, che pure insegnava da anni e che riguardava l’etica, la bioetica e la filosofia. Oltre che stimato “professore” di tanti sacerdoti, non solo calabresi, e di diversi vescovi, don  Ignazio Schinella è stato anche un buono e bravo sacerdote, una figura sicuramente autorevole della Chiesa, non solo calabrese, sempre apprezzato, sia quando era impegnato al seminario regionale catanzarese che, successivamente, nella pontificia facoltà teologica di Napoli per l’Italia meridionale, della quale era decano del corpo accademico.

Come sacerdote e come autore di numerose pubblicazioni e diversi libri, don Ignazio è stato anche un  protagonista attivo della più vasta comunità ecclesiale con interventi sempre puntuali e significativi intorno alle principali  tematiche relative alla vita della Chiesa italiana. Ci lascia, quindi, un patrimonio enorme di ideali sia spirituali che culturali: principi e valori forti, profondamente radicati nell’animo e nell’azione quotidiana di chi ha vissuto coerentemente la sua testimonianza, applicando puntualmente quanto recita il salmo: “Tu sei sacerdote per sempre”. Sono certo che la sua testimonianza e il suo esempio rappresenteranno sempre un modello sia per i sacerdoti che per i laici che vivono con impegno l’esperienza della comunità ecclesiale, nella consapevolezza, come ci ricordava, che “la Chiesa  non è mai storia di qualcosa o di qualcuno, ma vita di ciascuno ed è costruita sulla presenza del Risorto con pietre preziose e persone, ovvero la comunità dei volti. Vale anche per lui quanto egli stesso scriveva ricordando, anni addietro, il sacerdote che me lo aveva fatto conoscere, il caro e indimenticabile don Gabriele Bilotti: “Così i nostri morti sono veramente i nostri  vivi ed essi agiscono nell’oggi della nostra vita  e delle nostre chiese, perché in termini squisitamente cristiani noi siamo dei preceduti e dei seguaci”.

Accomuno don Ignazio e don Gabriele nella certezza di aver conosciuto due nobili figure sacerdotali, unite da una profonda amicizia e da comuni esperienze vissute al S. Pio X di Catanzaro per diversi anni. Il suo editore cosentino di riferimento Demetrio Guzzardi  che, prima di essere il suo editore, è stato un suo caro e fraterno amico, oltre che diligente discepolo, alla notizia del tragico incidente, nel ricordarlo ha  riportato un pensiero di don Ignazio tratto da una  significativa espressione spagnola: “campane del mio campanile, avete cantato quando nacqui, piangerete quando morrò : l’uomo è sempre accompagnato dalla Madre Chiesa del piccolo o grande borgo natio, dalla nascita battesimale alla vita eterna nella sua parabola esistenziale / spirituale.

Anche per don Ignazio è stato così, a noi il compito di continuare a “camminare nei suoi cammini”, nella consapevolezza che egli  è nella “pace dei giusti” e riposa nella luce infinita della clemenza di Dio.

Così come è significativo quanto hanno scritto gli oblati che, riprendendo un pensiero di  don Mottola, ricordando mons.Schinella hanno scritto: l’ultimo canto non è canto di morte, ma è canto di gioia, canto che si cerca in ogni momento della giornata, mattina e sera, canto che disvela il mistero della Trinità, nel “compiersi di una promessa”: la vita eterna”.

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