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Partecipata cerimonia per il taglio del nastro degli uffici che ospiteranno le organizzazioni di categoria dei professionisti vibonesi. Avviso alla politica: «Non lavoriamo gratis»

Il tavolo dei relatori
Economia e Lavoro

Saluti e scambi di battute, poi il taglio del nastro che segna l’inizio della cerimonia d’inaugurazione della nuova sede degli Ordini degli architetti e degli ingegneri della provincia di Vibo Valentia. Un appuntamento importante, impreziosito dall’esposizione della mostra “Il codice delle Meraviglie” raffigurante il “Codice Romano Carratelli”.

La “nuova casa delle professioni tecniche” è stata tenuta a battesimo da Nicola Donato, presidente dell’Ordine provinciale degli architetti di Vibo Valentia; da Salvatore Artusa, presidente della corrispettiva organizzazione degli Ingegneri; dai loro predecessori Fabio Foti e Romano Mazza; da diverse autorità politiche e istituzionali del territorio; da Giuseppe Capocchin, presidente Consiglio nazionale Architetti, e da Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale ingegneri.

«L’inaugurazione di una nuova sede - ha detto proprio quest’ultimo - è sempre il momento in cui si nota l’importanza e la presenza degli ordini professionali sul territorio. Il tempo in cui gli iscritti ritrovano una casa comune».

«Oggi - ha affermato dal canto suo Capocchin -, continua un percorso che oltre mille, tra architetti e ingegneri, vivranno insieme per concertare azioni finalizzate allo sviluppo del territorio e per rivolgersi alla politica in maniera unitaria. Solo così saremo ascoltati. Non è poi pensabile che i professionisti lavorino gratis. Oggi parte da qui un messaggio forte e chiaro», ha concluso.

Lo scopo dichiarato è quello di arginare la precarizzazione del lavoro ed impedire, per il futuro, che nelle pubbliche amministrazioni vengano banditi appalti che prevedano “zero remunerazione” per le prestazioni libero-professionali e autonome, come avvenuto nella vicenda del Psc della città di Catanzaro.

Il depauperamento del “capitale umano”, sostengono i rappresentanti delle professioni tecniche, è molto accentuato e ha prodotto una perdita di oltre 200mila giovani professionisti negli ultimi 15 anni secondo i dati Svimez illustrati alla Camera dei Deputati nell’ultimo Rapporto annuale sull’economia del Mezzogiorno.

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