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Ad Alessia Tuselli, giovane studiosa di Pizzo, è stata conferita ieri all’Unical una borsa di studio ricavata dai proventi dei diritti d’autore del libro del presidente della Camera

Alessia Tuselli all'Unical
Interviste

«Il cambiamento è già in atto, anche in Calabria. L’università della Calabria è centro nevralgico per la nostra regione, un’opportunità per guardare vicino e lontano». Sono le parole di Alessia Tuselli che ha partecipato ieri alla manifestazione organizzata dal centro Women’s Studies “Milly Villa” dell’Università della Calabria alla presenza della Presidente della Camera, Laura Boldrini. 

Ieri mattina è stata consegnata la borsa di studio alla dottoranda di ricerca Alessia Tuselli, ottenuta grazie ai diritti d’autore del libro di Laura Boldrini “Lo sguardo lontano”. 

L’iniziativa si è tenuta nell’Aula Magna del centro congressi “Beniamino Andreatta” dell’Università della Calabria alla presenza della Presidente della Camera dei deputati Laura Boldrini, organizzata dal Centro di Women’s Studies “Milly Villa”, quale strumento per incentivare e promuovere il ruolo delle donne come parte attiva della società e ci ha permesso di conoscere più da vicino una giovane studiosa che non ha perso il suo entusiasmo e crede nella ricerca dimostrandoci come anche in Calabria è possibile realizzare sogni e speranze che possano avere anche l’ambizione di modificare le ataviche discriminazioni di genere.

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Qual è stato il suo percorso di studi è come nasce il suo interesse per le politiche di genere?

«Ho conseguito la laurea triennale e magistrale in discipline economiche e sociali per la cooperazione e lo sviluppo presso l’Università della Calabria. Corso di laurea importante, per le persone che lo frequentano, per la coscienza critica che insegna. Corso che purtroppo, per meri indicatori di quantità, è stato chiuso proprio in questo anno accademico. Questo dimostra come ci sia necessità di ripensare alle priorità universitarie, perché chiudere un’eccellenza è una perdita incalcolabile. Proprio all’Unical ho incontrato i gender studies, un paio di “lenti” con cui ho iniziato a guardare la realtà e ho cominciato a notare cose che prima intuivo ma non riuscivo ad afferrare: asimmetrie, oggettivazioni, limiti, cornici asfittiche. È così che è cominciata la mia “ossessione” di ricerca. L’incontro con la professoressa Giovanna Vingelli è stato poi cruciale per la mia formazione e per quella che poi sarebbe diventata una delle traiettorie di ricerca».

Come è venuta a conoscenza della borsa di studio elargita con i proventi dei diritti d'autore del libro della Boldrini?

«Il centro Woman’s studies dell’Unical ha pubblicato il bando di concorso per la selezione pubblica, aperti a tutti i laureati in atenei calabresi. Attraverso la proposta del progetto di ricerca: “Efficacia delle politiche gender sensitive in Calabria. Un’analisi valutativa mediante mixed methods”, sono risultata vincitrice (bando pubblico di selezione) della borsa di ricerca “La violenza contro le donne: educazione alla prevenzione e linguaggio di genere”, presso il Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Unical. Assegno di ricerca destinato ad un 1 progetto di ricerca con obiettivi specifici rispetto ad attività di ricerca sull'attuazione della Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne, con particolare riferimento all'educazione, alla prevenzione e al linguaggio di genere.
La disponibilità di questo fondo, con un obiettivo puntuale rispetto ad un tema delicato, complesso ma cruciale come quello della violenza di genere, sulle donne in particolare, è una grande opportunità: per me, per il Centro Woman’s Studies, per l’Unical, per la possibilità di realizzare qualcosa di importante, scientificamente rilevante e che ha delle ricaduta da un punto di vista sociale e politico».

Qual è il tema della sua borsa di dottorato e quali strumenti utilizza per la sua ricerca e cosa si propone di realizzare?

«La mia ricerca di dottorato coincide con quella proposta in relazione alla borsa di ricerca. La ricerca si propone di valutare l’efficacia e l’efficienza (interna ed esterna), gli impatti nel medio-lungo periodo, dei progetti di educazione, formazione e sostegno finalizzati al contrasto della violenza contro le donne, realizzati sul territorio calabrese. Il fine è quello di permettere uno screening degli interventi, nel tentativo di fornire informazioni utili rese disponibili ai policy maker locali ed alle Agenzie internazionali. Queste ultime, d’altronde, necessitano sempre più di dati affidabili, utili alle comparazioni internazionali, bisogno espresso nella stessa Convenzione di Istanbul (Art. 6), per meglio pianificare gli accordi, le policy, e le future iniziative condivise».

Come considera la sua regione di provenienza per la sensibilità e le iniziative adottate sulle tematiche di genere? Cosa può fare per contribuire a realizzare una maggiore sensibilizzazione nelle problematiche legate alla realizzazione di progetti per eliminare le differenze di genere?

«La situazione è complessa in tutta la Penisola, da qualche anno lo spazio educativo si apre, però anche in Calabria: da tre anni, ad esempio, la scuola di Vibo Marina, “A. Vespucci”, sotto la direzione della preside Maria Salvia, attraverso i fondi Pon ha posto in essere due progetti di educazione alla differenze destinati agli alunni e alle alunne prima e agli/alle insegnanti poi. Ho avuto la fortuna di condurre e articolare entrambe i progetti insieme a Simone Lo Schiavo e la docente Monia Abussi, nostra tutor scolastica. Sono state esperienze straordinarie. Questi sono gli esempi della Calabria che si muove, che capisce che nuovi spazi di possibilità sono necessari per dare diritto ad esistenza alle identità che chiedono riconoscimento. Parlare e informare è la strada per diffondere il messaggio, trovare genitori, insegnanti, enti pubblici aperti e preparati al cambiamento e a ciò che di positivo può portare. Il discorso pubblico italiano è sterile, privo di significati in questo senso, frutto di massiccia disinformazione e false notizie che rasentano il ridicolo, mi riferisco a questa fantomatica teoria gender, che non esiste (e per capirlo basterebbe sapere che il “genere” traduzione italiana di “gender”, è un concetto, non una teoria). Il cambiamento è già in atto, anche in Calabria».

Cosa pensa delle università meridionali e delle opportunità che possono o meno dare? Quali le sue prospettive future?

«Lo spazio della cultura è quello in cui si articolano le possibilità. Possibilità che si dispiegano nello spazio educativo, che dovrebbe essere sempre aperto, eterogeneo, che parla al plurale, dalle prospettive articolate, accessibile a chi di possibilità nella vita ne ha poche e non ne conosce altre. Possibilità di migliorarsi, di conoscere, di stupirsi e di cambiare, la possibilità di imparare ad essere la persone che siamo, donne e uomini, ragazze e ragazzi, femmine e maschi, ma prima di tutto, persone. Soprattutto, questo è lo spazio dove si articola il diritto all’esistenza, un diritto che si costruisce a partire dalle parole. Questo lo voglio dire forte: è a partire dall’istruzione che nasce la responsabilità di costruire prospettive. L’università della Calabria è centro nevralgico per la nostra regione, opportunità per guardare vicino e lontano. Ci sono criticità, come per l’accademia italiana in generale, è un problema di sistema, ma che si amplifica in questo Sud che vive di discriminazioni nelle discriminazioni. Ma resistiamo, chi ha contenuti, resiste. I prossimi mesi saranno impegnati alla realizzazione di questa ricerca e, in concomitanza, alla stesura del mio lavoro di tesi di dottorato, l’esame finale è previsto fra un anno e mezzo circa. Non so cosa mi aspetta nel prossimo futuro, quello che so è che tenterò di seguire ciò che la mia passione anima, ciò che stimola la mia curiosità, nella ricerca, nella vita in generale. Vorrei che ciò che mi appassiona diventasse un lavoro, questo è il progetto, ma non è detto che accada. Per ora è importante formarmi con basi solide, fra un anno e mezzo farò il punto e capirò che direzioni considerare».

 

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