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Il presidente provinciale della Sezione Turismo di Confindustria denuncia l’incendio dell’auto della sua più stretta collaboratrice: «Sono io il vero bersaglio». Poi prova a tracciare un quadro dell’offerta ricettiva sulla costa: «Abbiamo in mano un vero tesoro ma siamo ancora molto indietro»

Gianni Imparato nella sua struttura di Tropea
Interviste

Quattro anni fa denunciò e fece arrestare i suoi presunti estorsori. L’altra notte la sua più stretta collaboratrice ha subito l’incendio della propria automobile parcheggiata in pieno centro a Tropea.

«Sono io il vero bersaglio di quell’intimidazione» denuncia il presidente della Sezione turismo di Confindustria Gianni Imparato lasciandosi andare ad uno sfogo sull’attentato subito dalla responsabile del personale del “Rocca Nettuno Hotel”, una delle strutture turistiche più rinomate di Tropea.

Quattro anni fa, come detto, le prime richieste estorsive. L’imprenditore partenopeo non ci pensò due volte e denunciò il fatto ai carabinieri che fecero arrestare i presunti autori, legati alla cosca La Rosa.

«L’ho fatto perché ho deciso di stare dalla parte della legalità, non mi sono mai adeguato. Ora questo nuovo gesto, certamente legato al lavoro ed indirizzato a me. Forse stavamo abbassando la guardia e adesso dobbiamo di nuovo alzarla. Si comincia sempre così… Non so se mi fa più paura pensare che un abitante di questo territorio per qualunque cosa abbia commesso possa subire l'incendio di una macchina o, peggio ancora, se per colpire una persona si possa arrivare a bruciare l’auto di un suo collaboratore. In entrambi i casi invito a una forte riflessione. Fino a dove dobbiamo arrivare prima di ribellarci a tutto questo?».

Lei si è pentito di avere denunciato le estorsioni?
«No. Ho fatto solo il mio dovere, anche perché a casa mia sono abituato a comandare io e mi dispiace far comandare gli altri. Ho fatto la cosa giusta. Se poi quello che è successo dopo mi abbia confortato lo lascio valutare ad altri».

Cosa prova adesso a vedere i responsabili di quei fatti ai “domiciliari” di fronte alla sua attività?
«Per me possono stare dovunque finché si tengono lontani dalla mia attività. Non è quello che mi pesa, ma ci si aspetterebbe altro dopo una denuncia».

Ed è preoccupato?
«Chi non è preoccupato è un eroe: mio padre mi diceva sempre che gli eroi spesso crepano. Io voglio vivere. Vivere significa fare ciò che si ritiene giusto, vivere significa essere persone libere, vuole dire non dovere subire. Non voglio sopravvivere, vedo troppa gente sopravvivere. Invito tutti a vivere non a sopravvivere».

Proviamo a cambiare registro e a parlare di turismo…
«La stagione turistica è già partita. Quest’anno si attendono buoni riscontri di flussi sia italiani che esteri che ci confortano. Mi auguro che sapremo coglierle a livello strutturale, non solo noi del comparto turistico, ma che anche a livello politico si comprenda la grande chance di utilizzare il turismo quale leva dell'economia. Mi auguro che questo sia il giro di boa per un interesse sul comparto turistico che fino ad oggi non c'è stato. Non è mai stato programmato, mai pianificato».

Quindi si può già ipotizzare un trend stagionale partendo dalle prenotazioni per Pasqua e i “ponti”?
«Il trend è positivo. Sui mercati esteri c'è qualche contraddizione con il mercato tedesco perché con la Pentecoste che cade a giungo ci sono meno tedeschi. Ma già altri turisti, francesi e inglesi in particolare, sono pronti a sostituirli».

Quali sono le principali criticità che incombono sul turismo calabrese?
«Partiamo da un dato geografico: l'Italia è lunga e la Calabria è in fondo al corridoio. Bisogna percorrere tutte la penisola per raggiungere la nostra regione. E quindi importanti sono i trasporti, nazionali e locali. Il trasporto locale avrebbe bisogno di un intervento organizzativo con un pianificazione che preveda corse sia su gomme che su rotaie più efficaci».

Dopo la classifica del New York Times si registra un rinnovato interesse per la Calabria. Ritiene che questa opportunità sia stata colta?
«Non pienamente. Questo riconoscimento resterà solo un riconoscimento. Noi dobbiamo pensare a guadagnarci una buona reputazione sulla capacità di ospitare in maniera eccellente chi sceglie la Calabria per trascorrere le vacanze».

E come siamo usciti come regione dalla Bit di Milano?
«Ne siamo usciti. La Bit al livello di work shop ha sempre funzionato. E' più un momento di goliardia per incontri tra operatori dello stesso settore. Ma non è li che si cambiano le sorti del turismo calabrese o vibonese».

E allora perché scegliere la Calabria per le vacanze?
«La Calabria viene scelta perché è più competitiva a livello paesaggistico. È una delle regioni più belle. Abbiamo tutto: mare, montagna, laghi, arte, cultura, enogastronomia. I motivi per venire in Calabria sono molteplici e non ultimo l'ospitalità che il popolo calabrese ha in maniera innata. Mi auguro che chi governa il territorio a qualunque livello insieme agli imprenditori abbia modo di incontrarsi per pianificare la crescita del turismo, un settore trainante e prioritario in una regione che ha 800 km di coste e le più belle montagne. Abbiamo tutto quello che serve. Dobbiamo solo organizzare il resto per potere essere una destinazione turistica interessante, cosa che al momento non avviene». 

 

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