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Ad affermarlo il capogruppo alla Camera Francesco Laforgia intervenuto all’iniziativa promossa dal coordinatore provinciale Antonio Lo Schiavo. «Faremo la nostra strada - il monito - e la faremo per non far vincere la destra»

L'iniziativa con Laforgia a Vibo
Politica

«All’indomani di una ferita come quella della legge elettorale su cui per la seconda volta in una legislatura hanno messo la questione di fiducia, il dialogo con il Pd è molto difficile, anzi, non ci sono più le condizioni. Qui siamo in una sfera che riguarda la democrazia. La qualità stessa della democrazia. E di fronte a questo non c’è dialogo che tenga, quell’atto di arroganza e di prepotenza istituzionale antidemocratica che abbiamo registrato nel passaggio di una legge elettorale pasticciata, non crea le condizioni per un dialogo. Faremo la nostra strada. La faremo per non far vincere la destra».

Il capogruppo di Art. 1 - Mdp alla Camera dei deputati Francesco Laforgia traccia la rotta, a poche ore di distanza dall’approvazione del "Rosatellum", da Vibo Valentia, dove è intervenuto in un’iniziativa promossa dal coordinatore provinciale Antonio Lo Schiavo e nell’ambito di una “due giorni” calabrese che lo porterà anche a Paola e Cosenza. Iniziativa alla quale sono intervenuti inoltre il coordinatore cittadino Sergio Barbuto, il capogruppo dei Progressisti per Vibo in consiglio comunale Loredana Pilegi, il segretario provinciale di Sinistra italiana Gernando Marasco e diversi attivisti che, dal pubblico, hanno interagito con il parlamentare.

Il giudizio di La Forgia sull’esperienza di governo targata Pd è netto: «In questi mesi abbiamo chiesto al governo Gentiloni un cambio di passo sull’agenda di politica economica e sociale. Questo cambio di passo non c’è stato e anzi Gentiloni si è mosso in continuità con le politiche del governo Renzi. Volevamo ragionare di infrastrutture, di Jobs act, di Scuola e Sblocca Italia. Tutto questo non è stato possibile. Abbiamo avanzato anche delle proposte che continueremo ad avanzare anche nella Legge di Bilancio. Penso, ad esempio, al superamento del “super-ticket” in un Paese in cui 12 milioni di persone non riescono a curarsi ma anche qui ci hanno risposto con un’alzata di spalle. Siamo in una stagione in cui si sono prodotti degli strappi con la società italiana, con il mondo del lavoro. Il nostro movimento ha esattamente questo obiettivo - ha aggiunto il capogruppo di Art. 1 a Montecitorio -: recuperare la partecipazione democratica di milioni di elettori di sinistra e centrosinistra che sono rimasti senza casa. Lo vogliamo fare come Mdp ma in un campo largo, ragionando con i soggetti di sinistra, una sinistra di governo di questo Paese».

Un’operazione di radicamento che prosegue anche nel Vibonese, dove molti attivisti ed esponenti politici provenienti dal centrosinistra e dal Pd si avvicinano ad Mdp. Per Lo Schiavo ci si è ormai avviati su un «percorso più ampio per la costruzione di un campo progressista che riparta da dove ci eravamo fermati: da chi sta peggio, dalle disuguaglianze sociali, dalle esigenze di un messaggio che nello stesso tempo abbia radicalità ma che si misuri anche con una sinistra di governo. Abbiamo segnali positivi non sono nelle istituzioni ma anche sui territori tra quanti vogliono costruire un’alternativa alle politiche sbagliate del Partito democratico che si identifica ormai in capicorrente che con arroganza esercitano il loro potere nei territori».

Allargando il campo, Lo Schiavo ha aggiunto: «Penso che ci sia una grande questione sociale nel Mezzogiorno. Non basta dire che il Paese è ripartito. C’è una grande questione di democrazia legata alla povertà estrema di alcuni territori del Paese. Di fronte a questo disagio sociale, questo campo progressista si prefigge di colmare queste carenze politiche: meno bonus e sgravi fiscali e più una politica di investimenti e soprattutto di servizi universalistici. Vi è poi una questione di democrazia in questo territorio, di un diritto alla sanità che viene disatteso. Rispetto a questo tema, all’istruzione, al lavoro, alla Scuola c’è la necessità di creare una piattaforma politica che si ponga in discontinuità con le politiche liberali di questo governo e in linea con ciò che avviene nelle altre democrazie europee».

 

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