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Lo strumento contiene indicazioni a tutela della pubblica incolumità nell’ipotesi di calamità naturali, ma è stato votato a “scatola chiusa”

Politica

Da Antonio D’Agostino e Pippo Romano del Forum delle associazioni vibonesi riceviamo e pubblichiamo:

“Piano emergenza…si tornerà in aula: così aveva tuonato nei giorni scorsi  la stampa locale e oggi leggiamo il resoconto della seconda seduta consiliare sulla pratica, seduta che si è dovuta tenere per  la stantia mentalità e miopia politica della maggioranza consiliare. Quale? Quella di ritenere che gli oppositori politici debbano sempre e in ogni caso essere contraddetti e, se ciò non è possibile, di ritenere politicamente doveroso inventarsi escamotages pur di non darla vinta: ‘n’zamadio che si accolgano una volta tanto i suggerimenti della minoranza! Le conseguenze? La figura barbina di dover tornare a trattare per due volte l’aggiornamento del Piano di emergenza.

Il fatto. Dopo anni di chiusura nei cassetti degli uffici comunali, il piano di emergenza del 2005  (strumento che contiene indicazioni a tutela della pubblica incolumità nell’ipotesi di calamità naturali) è stato aggiornato e sottoposto all’approvazione del Consiglio comunale nella seduta consiliare del 13 settembre 2017 in via di estrema urgenza. Tanto estrema che più estrema non si poteva, al punto di inserirlo in fretta e furia nell’ordine del giorno su pressione della burocrazia comunale senza passaggio nella/e commissione/i. In poche parole: nella seduta del 13 settembre i consiglieri comunali si sono riuniti per approvare il Piano, ma nessuno di essi ne conosceva il contenuto. A quel punto, la minoranza consiliare ha richiesto le ragioni dell’urgenza e ha osservato che non era concepibile votare “a scatola chiusa” non solo perché al di fuori di qualsiasi logica amministrativa, ma anche per una questione di immagine. La risposta della burocrazia, fatta propria dalla maggioranza, è stata che erano trascorsi troppi anni dalla normativa che ne imponeva l’adozione. Chiediamo: e non si poteva soprassedere per il tempo strettamente necessario alla commissione per esaminare il Piano e suggerire eventuali modifiche? Tale interrogativo è aleggiato anche nell’aula durante tutto il Consiglio comunale.  

E allora, perché non rinviare per accertare in commissione se le prescrizioni del Piano fossero in linea con le normative di settore e, in primis, con le prescrizioni del Piano strutturale comunale (PSC)?  Niente da fare. La proposta di approvazione del Piano, in via di urgenza,  proveniva dalla maggioranza e n’zamadio dare ascolto - e men che meno ragione - alla minoranza. Cosa si è allora escogitato? Il Piano sarebbe stato approvato senza conoscerne il contenuto ma, nell’ipotesi di dubbi sulla sua coerenza con le altre pianificazioni, il consigliere comunale,  di maggioranza o minoranza, avrebbe potuto richiederne la revisione successivamente. Come a dire: approvo, mi riservo di leggere quello che approvo e se dovessi non condividerlo…ricorro contro me stesso e lo riapprovo. Il Piano è stato quindi votato dalla maggioranza con buona pace della minoranza che ha preferito abbandonare l’aula.

Conseguenze? Il sindaco, che aveva votato per l’approvazione a scatola chiusa, ha dovuto prendere nelle settimane successive carta e penna per la riconvocazione in via d’urgenza del Consiglio comunale e ciò perché alcune aree, previste nel Piano di emergenza come punti di raccolta, erano risultate zone edificabili secondo le previsioni del Psc già adottato dal Comune; con la conseguenza che, potendo i privati, ultimato l’iter di approvazione regionale, costruire in quelle zone, le aree destinate a punti di raccolta non sarebbero state più utilizzabili a tale fine. Cosa certamente di non poco conto! E veniamo all’epilogo di questa strana vicenda. Ieri si è tenuta  la seconda seduta e il Consiglio comunale ha messo una pezza alla vicenda col supporto dell’assessore allUrbanistica che ha motivato le ragioni dell’urgenza correlandole all’iter del Psc. D’accordo. Ma rimane il fatto che il contenuto del Piano di emergenza, votato per ben due volte, non è stato mai discusso dai consiglieri né in commissione, né in aula consiliare. Rimane il fatto che sono senz’altro pochi i consiglieri che hanno percepito la sensibilità amministrativa di voler conoscere l’oggetto misterioso che avevano votato. Come commentare la vicenda? Una figura barbina”.

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