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La questione sollevata da un’interrogazione presentata dal consigliere Tedesco dopo le ipotesi sulla nascita di nuovi Cas. Il collega Muratore dalla parte della delegata all’Immigrazione: «Strumentalizzazioni elettorali»

Da sinistra Muratore, Riga, Tedesco
Politica

Scoppia la "grana migranti" in consiglio comunale a Vibo Valentia. Una diatriba, l’ennesima, tutta interna alla maggioranza, che ha palesato più un mal di pancia sulla linea che l’Amministrazione ha adottato per la gestione del nodo “immigrazione”. Malumori messi neri su bianco sotto forma di interrogazione presentata dal consigliere Francescantonio Tedesco del gruppo “Vibo Unica” all’indirizzo dell’assessore al ramo Silvia Riga, alla quale è stato chiesto conto rispetto alla creazione di Centri d’accoglienza nel territorio comunale e dell’adesione del Comune stesso ai progetti Sprar.

Al centro della questione soprattutto il numero e la collocazione degli immobili eventualmente destinati allo scopo. Quesiti ai quali la componente della Giunta Costa, direttamente chiamata in causa, ha replicato asserendo che «l’Amministrazione non ha ancora destinato alcun immobile all’accoglienza» bollando l’iniziativa di "Vibo Unica" come una «strumentalizzazione bella e buona». Chiarimenti ritenuti tuttavia insufficienti da Tedesco, il quale, sempre in aula, ha rincarato la dose chiedendo un resoconto sull’attività dell’assessorato a quattro mesi dalla sua istituzione.

Un vero e proprio caso politico all’interno di una maggioranza rimasta silente in occasione dell’aspro confronto in aula e un colpo preciso stoccato dal gruppo di riferimento del presidente del Consiglio Stefano Luciano ad un assessore di fiducia del sindaco Elio Costa, su una questione molto dibattuta in città.

Fuori dal dibattito in aula, a difesa della Riga si leva la voce del consigliere di maggioranza Giuseppe Muratore ("Liberali per Vibo") il quale tiene a precisare le ragioni sottese al silenzio della maggioranza. «Trattandosi di un’interrogazione - spiega -, il sottoscritto, come del resto tutti gli altri consiglieri presenti alla seduta di Consiglio, non ha potuto partecipare alla discussione in quanto, da regolamento, non è previsto aprire un dibattito alla fine della replica del proponente. In definitiva, il silenzio dell’aula non ha voluto significare una sfiducia nei confronti dell’assessore Riga in quanto ci si è trovati nell’impossibilità di poterla difendere».

Augurandosi che la questione, «data la serietà dell’argomento, non dia più adito a «strumentalizzazioni e polemiche preelettorali o, ancor peggio, a sfiducie da parte di qualche gruppo di maggioranza nei confronti di un assessore che, pur non avendo ricevuto nessuna relazione di passaggio di consegne dall’assessore precedentemente delegato né tantomeno un’eventuale programmazione in atto, in pochi mesi dal suo insediamento, ha prodotto una mole di lavoro veramente considerevole e documentato», Muratore entra nel merito della questione.

«Tedesco e il suo gruppo - sostiene - dovrebbero sapere (e lo sanno) che tutti i centri di accoglienza straordinari per adulti non dipendono dal Comune bensì dalla Prefettura. Pertanto, per conoscere la programmazione di eventuali nuovi centri Cas, avrebbero dovuto interrogare la Prefettura e non l’assessore. Il gruppo - incalza - dovrebbe essere a conoscenza del verbale di deliberazione di Giunta Comunale che, sulla scorta del Protocollo d’intesa firmato con il ministero dell’Interno, la Prefettura di Catanzaro e l’Anci, che prevede, tra l’altro, di accogliere nel Comune di Vibo un numero limitato (148) di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale e, cosa molto importante, di acquisire la disponibilità da parte di soggetti pubblici e/o privati di idonee unità abitative necessarie alla copertura dei posti».

In conclusione Muratore spiega che: «per fortuna l’adesione formale del Comune di Vibo al bando per l’affidamento indetto dalla Prefettura è in scadenza il 31 dicembre 2017 ed ancora non sono stati sottoscritti contratti. Pertanto, forse, il “pericolo” è scongiurato come è scongiurata anche la tentata strumentalizzazione».

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