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Il primo cittadino vibonese si è pronunciato favorevolmente sul referendum costituzionale. La cosa è alquanto strana ed insolita. “Ma come? - ci si chiede in giro - i partiti che lo sostengono sono per il ‘No’ e lui propende per il ‘Sì’?” Vuoi vedere che il nostro va alla ricerca di uno scranno in un eventuale “Senato delle Regioni”?

Il sindaco di Vibo Elio Costa
Il Cor(ro)sivo

Che i partiti debbano offuscarsi all’orizzonte nelle tenzoni elettorali municipali è cosa buona e giusta così come cosa buona e giusta è che, a livello locale, quei medesimi partiti convergano, per una migliore e più efficiente gestione, su posizioni trasversali e talvolta contrarie alle linee guida nazionali, alleandosi o imparentandosi con quei partiti che nell’emiciclo nazionale talvolta sono contrapposti.

Bene, in questo etereo e talvolta “pecoreccio” volteggiare di alleanze elettorali, politiche e sociali (locali, provinciali e regionali), si intravede e si “intrasente” di strane fenomenologie trasformiste che vanno al di là del bene comune. Nell’aria satura di malcontento e incertezza così come d’immobilismo, di mancate risposte e di promesse disattese, pare che il sindaco Costa Elio strizzi l’occhio al Pd, quello stesso Partito democratico che a sua volta gli fa da stampella in consiglio comunale quando la maggioranza uscita dalle elezioni, con fare “bipolare” ma non troppo, gli fa mancare i numeri nel piccolo emiciclo di Palazzo Razza.

Dalla Festa provinciale dell'Unità parte la volata vibonese per il “Sì”

Facendo i conti della serva, pare che, a detta dei soliti faziosi, invidiosi e malpensanti (che monellacci questi vibonesi!), il sindaco Costa Elio si sia pronunciato a favore del “Sì” al referendum costituzionale del 4 dicembre. Ciò pare avvenisse alla locale Festa Provinciale dell’Unità del 7 e dell’8 settembre, lontana dagli antichi fasti di stand e concerti, ridotta a riunione di sala mai gremita di cittadini ma piena solo di dirigenti locali. Dove assenti di lusso sono stati la famosa coppia panino con porchetta e Dreher ghiacciata a 5 euro.
La cosa è alquanto strana ed insolita. “Ma come?”, ci si chiede in giro, “i partiti di centrodestra camuffati da liste civiche che lo appoggiano in consiglio comunale sono per il ‘No’ e lui, il sindaco interventista propende per il ‘Sì’?” Per dindirindina!

Se adeguassimo il discorso introduttivo anche per il referendum, dove il trasversalismo pro patria è accettabile, alquanto perplessi ci lascia cotanta sindacale posizione non intravedendo appunto per la città ed il comune tutto, frazioni incluse, alcun beneficio. Vuoi vedere che il nostro impavido sindaco interventista sta cercando collocazione senatoriale in caso di vittoria del “Sì”?

Forse teme che l’elettorato che lo ha votato in massa alle comunali lo punisca in caso di passaggio dalle urne sempre che trovi qualcuno che lo ri-candidi? E mi sa di sì! Ricordiamo che non è andato al ballottaggio per un 200 voti o giù di lì, quindi rebus sic stantibus, se non si dovessero vedere cose nuove, risultati tangibili sotto al sole vibonese, dovrebbe essere molto lontana una sua riconferma per un secondo mandato, sempre che arrivi a mangiare il panettone a Natale del 2017 o al massimo la colomba pasquale del 2018, in vista delle prossime politiche, e sempre che come conditio sine qua non abbia naturalmente e malauguratamente vinto il “Sì” al referendum costituzionale!

Comunque sia, speriamo che il nostro sindaco non se ne vada, non ci abbandoni e che nessun “franco tiratore” lo impallini in consiglio comunale e, sempre che il Pd non gli faccia mancare i numeri nel frattempo, che nessuno sia mai assente per indisposizione, mal di testa o crisi di coscienza. Alla fine 929,62 euro “non olet” e “Parigi val bene una messa” o un gettone in questo caso. Ergo, cui prodest buttare dalla torre dell’orologio il “sindaco delle genti”, il “Messia del giardino sul mare”, il “sindaco del popolo” dai consensi plebiscitari nelle Marinate?

Avviso ai naviganti: si consiglia navigazione a vista a pochi metri da(lla) Costa, ed in caso di fortunale è fatto assoluto obbligo di rientrare prontamente in porto e senza ricorso alle urne ormeggiare ad uno scranno del nuovo Senato delle Regioni!

 

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