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Furono quasi mille i calabresi deportati nei lager nazisti, molti di loro non fecero più ritorno. Ecco l’elenco dei soldati della provincia di Vibo Valentia deceduti nei lager della morte

Storia e memoria

L’internamento dei soldati italiani nei campi di prigionia tedeschi, a partire dall’8 settembre 1943, interessò 650.000 ufficiali, sottufficiali e militari di cui circa 40.000 morirono. Quasi mille di loro erano calabresi, fra i quali i vibonesi Gerardo Amato e Giuseppe Sorrentino alla cui memoria è stata concessa dal prefetto di Vibo, in occasione della Giornata della Memoria del 2016, la medaglia d’onore prevista dalla L. 296/2006.

Per lungo tempo si è tentato di far passare l’immagine del meridionale come estraneo al processo storico accaduto in Italia dopo l’armistizio, ma grazie al lavoro degli storici è stato recentemente rimosso il pregiudizio che voleva la Calabria e i calabresi relegati ai margini delle terribili vicende della storia contemporanea.

Soprattutto negli ultimi anni, abbondante è stata in Calabria la ricostruzione dell’internamento attraverso le lettere e i diari degli internati (soprattutto ad opera dei familiari dei soldati). Normalmente, quando si parla di lager, la mente ricorre agli orrori di Auschwitz, Dachau, Treblinka, Mathausen. Ma vi sono stati altri tipi di campi di concentramento che hanno interessato, subito dopo la proclamazione dell’armistizio da parte dell’Italia, i soldati italiani catturati dai tedeschi nell’immediatezza degli eventi, come gli “stammlager” di Przemysl e Kustrin.

In un primo momento si pensò di poter utilizzare i prigionieri, se non per farli combattere a fianco dei nazisti, almeno per sostituire nelle fabbriche i militari tedeschi impegnati sui vari fronti. Ma dopo che il 98 per cento dei militari catturati rifiutò di collaborare, le condizioni di vita s’inasprirono di parecchio per cui furono in molti a lasciarci la pelle. Fu lo stesso Hitler che decise di attribuire ai militari italiani caduti in mano tedesca la qualifica di IMI (Italianische militar interniarten) “internati militari”, invece di quella, in teoria più consona, di “prigionieri di guerra” che avrebbero potuto avvalersi delle garanzie previste dalla Convenzione di Ginevra.

I lager in cui furono internati non erano molto dissimili dai campi di concentramento, anche se mancò la pianificazione dello sterminio in quanto i nazisti vedevano nei prigionieri manodopera preziosa per le industrie e per i lavori più pesanti. Ma molti non sopravvissero agli stenti, ai maltrattamenti e alle malattie.

Il lungo elenco che segue si riferisce ai soldati della provincia vibonese deceduti nei lager della morte:
Corbo Antonino (Arena); Lugara Giovanni (Briatico); Arconà Pasquale, Arena Antonino (Cessaniti); Laccona Paquale (Dasà); Caré Antonio, Maiolo Domenicantonio (Fabrizia); Caruso Domenico, Galati Vito, Gregorace Francesco (Filadelfia); Ciliberti Antonio (Francavilla Angitola); Schirripa Luigi (Joppolo); Solano Domenico (Limbadi); Lombardo Francesco, Servello Giuseppe (Maierato); Mascagni Celso(Mongiana); Tassone Antonio (Nardodipace); Bagnato Francesco (Parghelia); Galati Domenico, Pulera Francesco (Polia); Fabiano Francesco, Forestieri Domenico (Rombiolo); Campisi Gregorio (San Gregorio d’Ippona); Gallé Giuseppe, Sibbio Salvatore (Serra San Bruno); Lico Rocco, Tassone Francesco (Soriano Calabro); Pandullo Onofrio (Tropea); Loiacono Giuseppe (Vibo Valentia).

I dati riportati sono stati tratti da: Archivio Segreto Vaticano; Ministero della Difesa; Associazione Nazionale Ex Deportati (fonte: Roberto Zamboni: “Dimenticati di Stato”)

A Norimberga il tribunale interalleato imputerà, contro i responsabili di crimini nazisti, anche la dura sorte degli internati militari italiani vittime di maltrattamenti, uccisioni e dell’impiego forzato nell’industria bellica tedesca.

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