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L’esperienza positiva della religiosa che vive e opera a Mileto: «Sento spesso parlare male dell’ospedale, ma lì ho trovato professionisti umani e competenti»

Sanita'

Parlare male, ai tempi d’oggi, dell’ospedale “Jazzolino” di Vibo Valentia è come “sparare sulla Croce Rossa”. Negli anni, a torto o a ragione, il nosocomio è riuscito a conquistarsi la triste palma di emblema della malasanità calabrese.

Quella che oggi ci si accinge a raccontare, però, è una storia controcorrente, di un paziente che dopo l’esperienza vissuta all’interno della struttura vibonese tiene a sottolineare la professionalità e l’umanità dimostrata dai medici e da tutto il personale che lo ha avuto in cura.

Clara Ruiz è una suora cubana di 80 anni, 40 dei quali vissuti in Italia. Da oltre 20 dedica la sua vita ai tanti ospiti di “Casa Serena”, il Centro per anziani situato a Mileto, nei pressi della basilica-cattedrale. Un servizio reso 24 ore su 24, dato che la religiosa per sua scelta abita in una stanzetta della stessa struttura. Mesi fa il primo contatto con lo “Jazzolino”.

Trasportata d’urgenza al Pronto soccorso suor Clara viene successivamente trasferita nel reparto di pertinenza e operata di cistifellea. Rimessasi in sesto, il ritorno a “Casa Serena”. Poco tempo dopo, però, il secondo ricovero nel nosocomio vibonese, in questo caso per un’emorragia interna che ne mette a serio rischio la vita.

«Ringrazio di cuore i medici e tutto il resto del personale - dichiara oggi la suora cubana - per la competenza e lo spirito di abnegazione dimostrato nei miei confronti. Se oggi sono ancora viva, lo devo anche a loro. Spesso sento parlare male di questo ospedale. Per quanto mi riguarda, però, non posso far altro che esprimermi in senso positivo. Nelle settimane di ricovero tutti mi sono stati vicini, sia dal punto di vista medico che da quello prettamente umano. E non solo a me, anche agli altri ammalati venivano garantita la stessa cura e competenza. Sono stata accolta in tre reparti - conclude suor Clara - dapprima in quello di Pronto soccorso e poi in quelli di Medicina e Chirurgia. Non ho nulla da ridire, tranne che esprimere vivi sentimenti di gratitudine e di affetto a tutto il personale che opera al suo interno».

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