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Allo “Jazzolino” i sanitari declinano ogni responsabilità per eventuali danni o conseguenze letali che dovessero verificarsi ai pazienti. La lettera trasmessa alla Procura, alla Prefettura ed al Comune

Ospedale Jazzolino di Vibo Valentia
Sanita'

Una “denuncia cautelativa per declino responsabilità”. Questa l’ultima forma di tutela da parte dei dirigenti medici dell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia del presidio ospedaliero di Vibo Valentia. I sanitari, nell’indirizzare la nota alla Procura della Repubblica, alla Prefettura ed al Comune di Vibo ed ai massimi dirigenti Azienda sanitaria provinciale, evidenziano realtà  allarmanti per l'ospedale “Jazzolino” ovvero il mancato adeguamento “agli standard organizzativi, strutturali, tecnologici e di personale di un centro di primo livello”. Una situazione messa nero su bianco dai firmatari che hanno inteso declinare «ogni responsabilità civile, penale e amministrativa, se per la carenza organizzativa, strutturale, tecnologica e di personale, nonché per la non ottemperanza delle norme vigenti sull’orario di lavoro e sui riposi, dovesse derivare qualsiasi danno alle pazienti o ai nascituri».

Turnazione dei sanitari. In prima battuta vengono precisate le problematiche inerenti la carenza di personale e le difficoltà nelle turnazioni. «I dirigenti medici attualmente in forza nella suddetta Unità Operativa - spiegano i medici - sono dieci, oltre il responsabile pro-tempore. Di questi uno risulta in congedo per malattia dalla fine di dicembre 2016 e in attesa del collocamento a riposo per pensione dal prossimo gennaio.

Due sono titolari dei giorni di permesso mensile e per tale motivo sono anche esentati dalla reperibilità e dai turni notturni; un’altra è invece esonerata dal medico competente per motivi di salute dalle reperibilità e dai turni notturni». In sintesi «attualmente soltanto sei dirigenti medici effettuano la turnistica attiva 24/24 h con relative reperibilità notturne (doppia reperibilità notturna), ed uno di questi dirigenti medici è soltanto provvisoriamente spostato dal servizio Suem 118».

Rischio per pazienti e nascituri. Il nosocomio cittadino, con meno di mille nascite all’anno, è da considerarsi un punto nascita di primo livello. «Ogni punto nascita – continua la nota dei medici - ha le caratteristiche e le esigenze di un “Pronto soccorso ostetrico”, da cui derivano le necessità di un servizio assistenziale che garantisca la presenza 24 ore su 24, non solo di medici ostetrici-ginecologi, ma anche di pediatri-neonatologi, ostetriche, personale infermieristico, nonché di anestesisti». Inevitabilmente, tra le diverse specialità medico-chirurgiche, l’ostetricia e la ginecologia. La sala parto «è quella a più alto rischio di urgenze-emergenze e se l’assistenza non viene garantita con tutti i criteri di qualità ed efficienza, rispettando gli standard strutturali e organizzativi che ogni punto nascita richiede, la gestante o il nascituro possono facilmente incorrere in rischi molto seri se non letali». Condizioni minime per poter garantire «un’adeguata qualità assistenziale in un centro di I livello deve prevedere 12 unità di personale medico ostetrico-ginecologico, oltre il primario». Al punto nascita, inoltre, è sempre connesso «il reparto degenza, con gli ambulatori divisionali, e le urgenze-emergenze spesso sono contemporanee, a volte nella loro drammaticità, con necessità di intervenire al più presto». Il congedo ordinario dei dirigenti medici nel corso dell’anno, l’eventuale malattia, l’obbligatorietà dei corsi di aggiornamento Ecm, i giorni di permesso mensile per la legge 104/92, «portano ad una grave carenza del personale medico attivo in sala parto, in sala operatoria, in reparto e nei vari ambulatori specialistici, con inevitabile ripercussione negativa sull’assistenza a vari livelli».

Depauperamento del personale. «Per il continuo depauperamento di personale medico (in quattro anni 4 dirigenti medici sono stati collocati a riposo per pensione, ed altri due previsti entro il 2018), per non creare vuoti di assistenza, i dirigenti medici dell’Unità ospedaliera sono costretti ad effettuare un numero di reperibilità di molto superiore al numero previsto dal vigente Ccnl e non possono ottemperare alle direttive europee sull’orario di lavoro e riposi». I risvolti sono chiari poiché «l’impossibilità a svolgere il servizio lavorativo secondo le norme preposte comporta inevitabilmente notevole stress psicofisico per gli operatori sanitari a discapito di un'attenta e corretta assistenza alle pazienti, quando per la peculiarità delle patologie, il più delle volte  a carattere di urgenza ed emergenza, si deve agire con lucidità e concentrazione». Lo scorso gennaio, i medici avevano «inviato all’Asp richiesta di adeguamento della Sala parto secondo gli standard tecnologici ed organizzativi, senza alcuna risposta». A distanza di  dieci mesi, la denuncia cautelativa consegnata anche ai legali dei professionisti.

 

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