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A promuovere il convegno, tenutosi alla Casa del popolo, l’associazione Disabili senza barriere. Emerse le tante problematiche legate alla presenza degli ungulati 

L'incontro di San Costantino
Ambiente

Ha destato particolare interesse il convegno “Emergenza cinghiali: aspetti legali, ambientali e sanitari”, organizzato a San Costantino Calabro dall’associazione Disabili senza barriere. L’incontro, tenutosi nella Casa del popolo del ridente comune vibonese, ha toccato un tema di grande attualità: la presenza sempre più numerosa, tra le campagne del centro e del sud Italia, di un mammifero che, inevitabilmente, crea disagi e danni alle coltivazioni e mette a serio rischio la sicurezza stradale. Il convegno è stato aperto dal presidente di Disabili senza barriere Rocco Deluca, il quale ha spiegato che iniziative del genere puntano a far conoscere alla cittadinanza le problematiche connesse al fenomeno del sovrannumero dei cinghiali, e a proporre, se possibile, dei suggerimenti agli enti preposti. Subito dopo a prendere la parola sono stati gli esperti in materia Domenico Marzano e Antonio Falduto, veterinario e medico del lavoro presso l’Asp di Vibo Valentia, i quali hanno messo in evidenza come, dal punto di vista igienico-sanitario, il cinghiale risulti una delle specie selvatiche più problematiche per l’uomo, soprattutto quando è presente in numero elevato. Tra i rischi, quello di fungere da mezzo di trasmissione per malattie infettive come la tubercolosi, che possono riguardare sia l’uomo che gli altri tipi di animali. I due esperti hanno anche sottolineato che nella provincia di Vibo Valentia i controlli sono stati avviati circa tre anni fa, quando è venuto alla luce il primo caso di tubercolosi in un cinghiale abbattuto. Da allora il numero degli animali controllati è progressivamente aumentato, passando dai circa 150 esemplari del 2016 ai 1.000 esemplari del 2017. Il numero effettivo degli abbattimenti è di circa 3.000. I casi di sospetta tubercolosi sui cinghiali sono risultati 34, 13 quelli effettivamente confermati dopo lo svolgimento di ulteriori analisi e dell’esame anatomopatologico. Numeri non certo eclatanti, che fanno sì che non si possa parlare di una vera e propria emergenza sanitaria, anche perché il micro batterio che causa la malattia può essere prevenuto con l’utilizzo di apposite norme igienico-sanitarie, e debellato da un trattamento termico idoneo, da un’adeguata cottura e da una corretta stagionatura. Tanti i cacciatori presenti all’incontro. Dal dibattito in sala sono emerse, tra l’altro, due problematiche. La prima riguardante lo smaltimento della lavorazione delle carni, delle carcasse e delle interiora degli animali abbattuti, difficile da attuare visto il costo elevato di questa procedura e l’impossibilità di istituire convenzioni con società preposte. La seconda attinente alla mancanza nella provincia di Vibo di un corso igienico-sanitario obbligatorio per i cacciatori. Una formazione di base, presente nel resto d’Italia, capace di dar loro nozioni adeguate per prevenire le eventuali contaminazioni trasmesse dagli animali uccisi.

 

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