domenica,Gennaio 23 2022

Pizzo: quell’incantevole spiaggia della “Seggiola” sprofondata nel degrado

Il referente del WWF Calabria Pino Paolillo denuncia lo stato di abbandono in cui versa la caratteristica spiaggetta del vibonese e lancia un appello a Istituzioni e cittadini

Pizzo: quell’incantevole spiaggia della “Seggiola” sprofondata nel degrado
La Seggiola di Pizzo avvolta nel degrado

di Pino Paolillo referente WWF Calabria

“Vi immaginate se a Sorrento o a Polignano, a Vieste o nei paesini delle Cinque Terre (cito tra i tanti), a qualcuno fosse venuto in mente di coprire di terra e massi di calcestruzzo la costa rocciosa su cui poggiano i centri abitati per trasformarla in una discarica? O, per restare in terra calabra, se a Tropea avessero circondato con cubi di cemento e terra di riporto il promontorio su cui poggia il famoso santuario di Santa Maria dell’Isola? Come minimo ci sarebbero state delle sommosse popolari per difendere l’identità di quei borghi affacciati sul mare e i progettisti avrebbero rischiato il linciaggio (mediatico, ovviamente).
Ma Pizzo, si sa, è un paese dove può accadere di tutto nell’indifferenza (quasi) generale, dove per anni una piazza è stata sequestrata dai lavori per un ascensore mai entrato in funzione, dove quella che doveva essere una darsena è diventata una specie di vasca putrida e maleodorante e dove da 50 anni quello che era un tratto di mare che lambiva la roccia su cui poggia “il Pizzo”, il vero tratto identitario di un paese letteralmente affacciato sul mare, è stato cancellato, perché, si disse, le onde minacciavano le case del rione Carmine poste a cinquanta metri sopra.

Quell’incantevole terrazza del cinema Mele

Chi ha una certa età ricorda bene la terrazza del “Cinema Mele” a strapiombo sul mare, che da sola valeva il prezzo del biglietto, o dei tuffi dei giovani più spericolati dalla “Rotonda”, le gite in barca fino alla Seggiola”, con una sosta nella piccola “Grotta Azzurra”. Ma il mio non vuole essere un richiamo nostalgico per un passato che non torna più, bensì un invito, un appello accorato alla responsabilità e all’amor proprio dei miei concittadini e di quelli che lo governeranno nei prossimi anni, nei confronti di un paese che meritava e merita ben altro destino.

Una vergogna chiamata “Seggiola”

Sabato 23 ottobre, una giornata estiva: giù alla Marina, mare cristallino (come dovrebbe essere sempre) e ancora bagnanti come se fosse luglio, qualche ristorante e i bar in piena attività con turisti stranieri e visitatori del circondario. Una meraviglia. Vedo bimbi giocare con la sabbia e una che rincorre inutilmente piccioni in cerca di qualche briciola. Quasi quasi mi commuovo e chiamo un amico lontano, di origini napitine e, come me, innamorato di Pizzo, per condividere alcune foto e le mie emozioni.
Poi decido di fare una passeggiata verso la “Seggiola” e subito ho sperato che a nessuno degli avventori dei bar o dei ristoranti, che a nessuno dei bagnanti fosse venuta in mente la mia stessa idea: sarebbe stato come quando ricevi una visita improvvisa, con la casa ancora in disordine. Solo che qui non si trattava di disordine, ma di degrado, di abbandono, di autentico squallore.

Degrado e abbandono alla Seggiola di Pizzo

Purtroppo sono rimasto deluso: dapprima una coppia di stranieri (non è difficile immaginare cosa abbiano pensato), poi un’altra di campani residenti a Cosenza che mi hanno chiesto se lì una volta c’era il mare. Ed ecco che ho provato vergogna, quella vergogna che dovremmo provare tutti, a cominciare da chi ha governato nei decenni questo paese. Quale altro sentimento potrebbe scaturire di fronte ad una stazione di sollevamento di liquami che per passarci davanti ti devi tappare il naso? O davanti alla succitata “darsena” mezza insabbiata, con acque luride e nerastre in cui si intravedono a stento solo grassi cefali? Per non parlare del pezzo di roccia crollato che custodisce i resti di un cetaceo di 5 milioni di anni fa, a pochi metri da una bella carcassa di lavatrice, un’altra di televisore, e un bel cumulo di spazzatura chissà da quanto tempo lì, testimonianze di una nuova era, l’Antropocene, quella dei rifiuti. Dulcis in fundo: un’occhiata alla vecchia tonnara del ‘500 su cui incombe il progetto di una improbabile strada e la parte del molo abbattuto dalle mareggiate (come accadde quasi due anni or sono per la” Pizzapundi”) che giace sott’acqua ormai da tempo.
Alla fine mi scuso con i visitatori campani, come se quel pezzo di paese fosse stato casa mia, anzi di più, sperando in un giudizio non troppo inclemente, magari elencando tutte le altre cose belle: i tanti vicoli che pochi conoscono e da cui si vede il mare tra le tegole, la scogliera dei Prangi e di Cento Fontane, il volo delle taccole che giocano con il vento e quello impazzito dei rondoni che ti sfiorano mentre ammiri un tramonto estivo affacciato allo “Spunduni” (dei gelati e del resto sapevano già).
Prima di congedarsi, quasi a volermi consolare, mi confessano una cosa: nonostante tutto, avevano già deciso che passeranno la loro vecchiaia a Pizzo, sperando almeno che, fino ad allora, qualcosa cambi. A cominciare dalla vecchia “Seggiola”.

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