Complesso turistico di località Savelli, Callipo: «Attacco del Codacons strumentale»

Il sindaco ribatte al vicepresidente nazionale Di Lieto che aveva parlato di “colata di cemento” a pochi metri dall’arenile. Risponde anche la società Genco Carmela e figli: «Indotto in errore da mistificatori locali»

Il sindaco ribatte al vicepresidente nazionale Di Lieto che aveva parlato di “colata di cemento” a pochi metri dall’arenile. Risponde anche la società Genco Carmela e figli: «Indotto in errore da mistificatori locali»

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«Se l’ufficio tecnico comunale (e non di certo il sindaco) ha rilasciato il permesso a costruire un complesso alberghiero in località Savelli di Pizzo, è perché vi erano e vi sono tutte le condizioni per farlo. A partire dalle autorizzazioni della Soprintendenza, della Regione Calabria, dell’ex Genio civile, della Provincia e del Demanio». A riferirlo in un comunicato stampa è il sindaco di Pizzo Gianluca Callipo intervenuto per replicare al vicepresidente nazionale del Codacons Francesco Di Lieto che nella giornata di ieri aveva denunciato una “colata di cemento” a pochi metri dal litorale. «Era il 2012 – spiega Callipo – quando è stato avviato l’iter amministrativo; il 2016 quando l’ottenimento di tutte le autorizzazioni ha consentito, nel 2017, l’avvio dei lavori. Oggi, ad interventi quasi ultimati, risulta tutto in regola. Il Codacons si rivolga pure alla Procura della Repubblica – aggiunge Callipo -, la verifica non potrà che dimostrare la posizione, assolutamente nel giusto, del Comune e degli altri enti che hanno concesso le autorizzazioni come la norma prevedeva». Callipo non esita poi a definire «pretestuosa e strumentale l’osservazione del Codacons, forse – sottolinea – in cerca di popolarità e visibilità. La realizzazione dell’opera è stata sostenuta da finanziamenti dello Stato. E nello specifico dal ministero dello Sviluppo economico nell’ambito dei contratti di sviluppo. Il Codacons – aggiunge Callipo – non entra nel merito delle irregolarità. Non dice quali sarebbero. Spara semplicemente nel mucchio. Questa associazione che dovrebbe tutelare i consumatori e lavorare in questa direzione, preferisce cercare spazio mediatico, senza preoccuparsi della fondatezza delle considerazioni espresse. Da sindaco esprimo, invece, soddisfazione per il fatto che grazie ad investimenti come quello della realizzazione di una struttura alberghiera – continua Callipo – si riqualificano aree come questa di località Savelli, prima abbandonata e in stato di degrado, attraverso interventi di rigenerazione urbana. Offrirà posti di lavoro ed accrescerà l’indotto economico turistico alla comunità di Pizzo». Dello stesso parere l’assessore all’Urbanistica Pasquale Marino che esprime soddisfazione «per il fatto che il  Comune di Pizzo in questi anni ha visto aumentare il numero degli  investimenti privati, segno evidente della centralità del territorio nel contesto regionale, per le bellezze paesaggistiche, culturali e storiche. Investimenti che non possono non tenere conto anche dell’impegno delle istituzioni nel creare le condizioni di sviluppo in un quadro di assoluto rispetto della legalità». 

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Sulla vicenda si è espressa anche la società titolare della realizzazione del complesso turistico in località Savelli. «Contestiamo decisamente l’intero contenuto dell’intervento di Di Lieto – afferma Vincenzo Renda, legale della società Genco Carmela e figli – frutto di erronee e false informazioni, provenienti certamente da mistificatori locali che hanno interessi di chiara matrice politica a cui il Codacons non avrebbe dovuto prestarsi. Le falsità si evincono chiaramente dalla circostanza che quella che viene definita artatamente mega-lottizzazione sia in realtà un lotto privato (e non arenile pubblico) di soli 5mila metri su cui sono state edificate solo 30 camere. La struttura rispetta tutte le distanze imposte dalla legge ed è perfettamente conforme ai ben 18 permessi che si sono resi necessari per costruirla. Dal punto di vista ambientale – prosegue Renda – si è trattato di un’enorme riqualificazione rispetto ad un sito abbandonato che era divenuto un concreto pericolo per la salute e l’incolumità pubblica. Sappia, Di Lieto, che il suo intervento ha raggiunto l’unico obiettivo di mortificare l’iniziativa privata di cui questo territorio ha tanto bisogno, di umiliare una famiglia di investitori la cui storia personale ed imprenditoriale meriterebbe ben altri e diversi giudizi. Posizione – precisa infine l’avvocato – condivisa dai 110 collaboratori dell’azienda».             

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