Un serpente all’Agenzia delle Entrate, catturato e liberato dal Wwf

Da giorni si aggirava e sostava a Vibo sul davanzale di una finestra al primo piano
Da giorni si aggirava e sostava a Vibo sul davanzale di una finestra al primo piano
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L’Agenzia delle Entrate, si sa, non è un luogo che attiri le simpatie dei cittadini, ma per qualcuno era diventato il posto ideale per crogiolarsi al sole indisturbato, incurante del viavai di utenti e del daffare degli impiegati.Sono stati proprio questi ultimi a scoprire, non senza una certa apprensione iniziale, che un serpentello, da giorni, aveva preso l’abitudine di aggomitolarsi sul davanzale della finestra di un ufficio posto al primo piano, costringendoli a chiudere le imposte per evitare che la serpe potesse introdursi nella stanza. Nonostante i disagi causati dall’alta temperatura interna, gli addetti all’ufficio hanno voluto però risparmiare la vita al serpentello, memori di un appello in tal senso lanciato dal Wwf poche settimane prima: da qui la decisione di contattare il naturalista dell’associazione ecologica, Pino Paolillo, per cercare una soluzione ideale per tutti. Un primo sopralluogo però risultava vano: poco prima dell’arrivo del suo “salvatore” il serpente si era dileguato, salvo poi ripresentarsi nello stesso identico posto, fino a farsi immortalare e filmare dagli impiegati. Oramai però l’identità dell’insolito ospite era diventata nota: come quasi sempre in questi casi, si trattava di un neonato di Biacco (il nostro “scurzuni”), il serpente più comune negli ambienti urbani dove ci sia un po’ di verde o qualche anfratto dove nascondersi, “una specie mordace, ma assolutamente innocua – ha rassicurato Paolillo.  E’ toccato a Domenico La Scala il compito di rinchiudere il baby biacco in una scatola di cartone, prima di consegnarlo a chi di dovere per la successiva liberazione nelle campagne vibonesi. Il tutto con evidente soddisfazione di tutti, a cominciare dalle signore dell’ufficio.

Il Wwf, nel ringraziare gli addetti dell’Agenzia delle Entrate per la sensibilità dimostrata, ricorda che con “l’arrivo dell’autunno saranno in molti a recarsi nei boschi per la ricerca dei funghi e, a tale proposito, raccomanda la massima prudenza quando si infilano le mani nell’erba o tra i cespugli. Se è vero che nella maggior parte dei casi i serpenti che si avvistano non sono vipere, ma innocui colubridi, è altrettanto vero che in Calabria vive, specie nelle zone di media collina e montagna, la vipera comune, che è l’unica specie di serpente velenoso nella nostra regione. Un animale certamente da temere, ma senza infierire inutilmente. In caso di incontro in natura, la cosa migliore è lasciarlo stare, secondo il vecchio detto del “vivi e lascia vivere”.