Parco eolico a Monte Coppari, il Wwf ironico: «Porterà turismo»

L’associazione ambientalista prende posizione sul progetto che prevede l’abbattimento di 2000 faggi: «Al prossimo disastro idrogeologico ce la prenderemo con lo Stato che ci ha abbandonato»
L’associazione ambientalista prende posizione sul progetto che prevede l’abbattimento di 2000 faggi: «Al prossimo disastro idrogeologico ce la prenderemo con lo Stato che ci ha abbandonato»
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Un parco eolico
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Non lascia indifferenti le organizzazioni ambientaliste la notizia della marchiatura di numerosi faggi nell’area di Monte Coppari, nel territorio tra i comuni di Monterosso, Polia, Capistrano, San Vito sullo Jonio. Operazione propedeutica alla realizzazione di un parco eolico composto da sei generatori di un’altezza di 150 metri, in un’area di estremo interessa dal punto di vista naturalistico. A prendere posizione, dopo l’articolo di ieri de Il Vibonesein cui si dava conto della denuncia da parte dell’associazione Kalabria Trekking – è il Wwf di Vibo Valentia che, attraverso il responsabile Conservazione Pino Paolillo, tra ironia e amarezza, traccia un quadro sconfortante della realtà calabrese in materia di salvaguardia delle risorse ambientali, riproponendo un suo intervento. «Sin da bambino – afferma Paolillo – ho sempre sognato di visitare un Parco nazionale, tipo Stelvio o Gran Paradiso, Abruzzo o Circeo (quello della Calabria, all’epoca, neanche c’era). Mi affascinava (e mi affascina ancora) l’idea di ammirare il salto di uno stambecco, ascoltare l’ululato di un lupo o, più semplicemente, di camminare per ore in un bosco senza sentire gli spari dei fucili o il rombo dei motori, in assoluto silenzio, a parte i suoni e i rumori della natura. Ma si sa, i tempi cambiano, e con essi le idee e il significato delle parole».

«Adesso in Calabria – prosegue – i nuovi “parchi” che si diffondono sul territorio sono quelli eolici: bianche torri alte più di 100 metri che svettano un po’ dovunque, in mezzo ai boschi e sulle montagne, lungo le rotte di migrazione degli uccelli. All’inaugurazione delle gigantesche turbine che spuntano nel verde si assicura che il “parco” non solo è stato realizzato nel pieno rispetto dell’ambiente forestale, ma che addirittura lo ha salvaguardato, mediante la costruzione e il miglioramento delle strade di montagna. Cioè l’apertura di nuove strade nei boschi montani o l’allargamento di quelle esistenti, favorirebbe la tutela stessa della montagna, ma non solo: faciliterebbe lo sviluppo turistico e la lotta agli incendi, oltre, ovviamente, a far risparmiare migliaia di tonnellate di anidride carbonica. Troppa grazia, Sant’Antonio!». E ancora, «vi immaginate una famiglia di veneti, stanchi di vedere le loro intoccabili Dolomiti, patrimonio dell’Unesco o di toscani, stufi delle tanto decantate verdi colline immutate da secoli, che si reca in un’agenzia turistica per prenotare un indimenticabile viaggio in Calabria alla ricerca di un moderno palo d’acciaio con tre eliche che girano tra le nuvole, magari con un alberghetto vicino per svegliarsi al rumore dell’ultimo modello di rotore da tot megawatt? Altro che i due mari puliti di una dimenticata pubblicità, o i paesaggi incontaminati di monti coperti di boschi: il futuro del turismo in Calabria sono loro, i “parchi” eolici. Male che vada, le nuove e più agevoli strade nei boschi, saranno utilizzate per qualche gara di motocross, l’ennesimo “premio della montagna” per fuoristrada o quad, una bella mangiata con la famiglia, modello “Franco, oh Franco”, con conseguente ricordino a base di sacchetti, bottiglie e piatti di plastica e qualche scorribanda di riconoscenti bracconieri».

Quindi, un passaggio sulle conseguenze neppure troppo fantasiose. «Se poi – scrive Paolillo -, al prossimo acquazzone, i terreni disboscati per far posto alle strade di montagna e alle basi di cemento, dovessero alimentare fiumi di fango che cancellano case, strade e campagne, isolano interi paesi e sterminano intere famiglie, si farà sempre in tempo a prendersela con il “dissesto del territorio”, i fiumi che “non vengono puliti” (?) e con quel cattivone di Stato che ci ha abbandonato. L’unica speranza è che, almeno, le pale rotanti riescano a salvarci dal disastro ambientale dell’inquinamento atmosferico che toglie il sonno a tanti sindaci calabresi. A giudicare infatti dalle nuove selve di pali dei parchi esistenti e degli altri che spuntano come funghi, tra non molto basteranno l’eolico e le centrali dove si bruciano gli alberi a salvarci dall’Effetto Serra, salvo poi tenere accesi i termosifoni negli edifici pubblici con le finestre aperte “perché si muore di caldo” e le luci in pieno giorno, perché tanto paga il Comune. I soliti magistrati rompipalle sostengono che, se l’energia è pulita, l’affare è decisamente sporco, ma in Calabria, si sa, l’unica cosa che il vento può muovere senza che la ‘ndrangheta non voglia, sono le foglie. Forse». Infine la nota a margine. «Il presente articolo è stato scritto qualche anno fa – afferma Paolillo -, ma la cosa positiva degli scempi ambientali in Calabria è che certe idee si possono riciclare: le occasioni non mancano mai. Ogni riferimento alla condanna a morte dei faggi di Monte Coppari non è puramente casuale».

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