Balneazione nel Vibonese, l’Arpacal stronca le polemiche e puntualizza le competenze in gioco

Il Dipartimento provinciale dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente di Vibo Valentia interviene, dopo le polemiche dei giorni scorsi, per chiarire ruoli e processi e chiedere alla parti in causa maggiore responsabilità

Il Dipartimento provinciale dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente di Vibo Valentia interviene, dopo le polemiche dei giorni scorsi, per chiarire ruoli e processi e chiedere alla parti in causa maggiore responsabilità

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Una veduta di Tropea

«Ci corre l’obbligo di replicare a quanto leggiamo sui giornali per precisare che Arpacal, quale Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente, è un ente pubblico e che, in quanto tale, opera con attività tecnico-scientifiche esclusivamente per i cittadini, a tutela della salute e dell’ambiente».

Il Dipartimento provinciale di Vibo Valentia dell’Arpacal interviene in relazione alle diverse dichiarazioni rilasciate da varie personalità politiche e non all’indomani della diffusione del responso delle analisi effettuate nelle acque marine di Ricadi, Nicotera e Tropea, nell’intento di chiarire «una volta per tutte, le competenze e le responsabilità in materia di monitoraggio delle acque di balneazione».

È la stessa Arpacal a spiegare che «sebbene da diversi anni, le attività di controllo attuate da questo Dipartimento dimostrino come le criticità del territorio siano molteplici, e andrebbero affrontate con risposte concrete, si assiste puntualmente all’inizio della stagione balneare a prese di posizione contro Arpacal, invece di registrare iniziative per tutelare la salute, l’ambiente e la connessa attività economica che certamente trae un enorme danno da una mancata cura del territorio. Nei casi riguardanti la non conformità delle acque di balneazione registrata a Tropea, Ricadi e Nicotera, le dichiarazioni apparse sulla stampa locale denotano una scarsa conoscenza della normativa e tendono a confondere i ruoli e le responsabilità, chiamando in causa l’unico Ente che opera nell’interesse della popolazione e non su specifici interessi di parte».

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Le attività ispettive svolte in questi anni, spiega il dipartimento vibonese dell’Agenzia regionale, hanno evidenziato che «le criticità territoriali sono da ricondursi non solamente all’inadeguatezza del sistema depurativo ma anche allo smaltimento e all’abbandono dei rifiuti solidi urbani in maniera incontrollata sul territorio che durante gli eventi piovosi giungono a mare con effetti facilmente intuibili sull’economia e sulla salute. Ancora una volta, quindi – prosegue l’Ente -, ci troviamo impegnati a spiegare quanto oramai da anni è “applicazione” della direttiva comunitaria 2006/7/CE. L’Agenzia calabrese, alla pari di quella delle altre regioni italiane, è tenuta ad assicurare il buon funzionamento del programma di sorveglianza delle acque di balneazione per il quale però non è l’unico attore. Si tratta infatti di un lavoro sinergico dove la direttrice principe è la salvaguardia della salute del fruitore dell’acqua di balneazione. Nel programma di sorveglianza un campionamento programmato, rappresenta un campionamento secondo calendario e nella rete di monitoraggio italiana, per il quale il ministero della Salute, competente statale per la norma, fa espressamente richiesta all’operatore di campo, attraverso una check-list di segnalare anche le condizioni meteo-marine del campionamento, quali ad esempio la presenza di pioggia. Questo perché il monitoraggio delle acque di balneazione sia rappresentativo di una valutazione più globale e non solo puntuale dello stato delle acque ad uso ricreativo; un sistema random che andando a mostrare i livelli di rischio può fare altrettanto per individuare i livelli di risposta, ciascuna delle quali sia orientata agli specifici interventi da adottare».

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«E’ questo – continua il Dipartimento Arpacal di Vibo Valentia – il nuovo approccio della normativa che oltre a permettere di individuare le criticità, pone lo sguardo sulla prevenzione e sui piani di azione (azioni di gestione), sia in condizioni normali che di emergenza. Il monitoraggio rappresenta esso stesso una corretta azione di gestione perché contribuisce ai processi finora descritti. Non eseguirlo nel rispetto del dettame normativo deformerebbe l’azione finale. I programmi, la frequenza, le ispezioni così come i campionamenti, i metodi d’analisi, l’interpretazione del dato, la sua elaborazione – conclude la nota – sono tutte fasi definite in maniera governativa, a noi come Arpacal, spetta solo applicare affinché il risultato sia espressione reale di quel momento, di quella situazione, di quell’evento. Se perciò dall’attuazione del programma di monitoraggio si rilevano dei rischi per il fruitore dell’acqua di balneazione allora, da tecnici, ci aspettiamo che per gli altri attori coinvolti, lo strumento “monitoraggio” e non solo, venga meglio letto ed utilizzato per la fase successiva utile al piano di gestione, la quale dovrà contemplare minuziosamente le circostanze normali, quelle più ricorrenti e quelle più eccezionali. Il sistema delle responsabilità della Salute Pubblica in generale ed anche quindi per le acque di balneazione è molto complesso ed è per tal motivo che l’Agenzia esegue solo il compito ad essa affidato lasciando agli altri attori coinvolti quello a loro deputato, anche di carattere gestionale. Auspichiamo che un’azione più sinergica non distolga lo sguardo dai principi generali della norma in materia di acque di balneazione».

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