«Non trasformiamo il problema cinghiali in un derby calcistico»

La Federazione italiana caccia di Vibo Valentia replica al Wwf: «La chiusura spesso ottusa verso il nostro mondo non fa che rallentare l’obiettivo di una caccia sostenibile e compatibile con il nostro tempo»
La Federazione italiana caccia di Vibo Valentia replica al Wwf: «La chiusura spesso ottusa verso il nostro mondo non fa che rallentare l’obiettivo di una caccia sostenibile e compatibile con il nostro tempo»
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di Riccardo Colistra*

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La diffusione senza soluzione di continuità del cinghiale è il problema che più di ogni altro sta creando subbuglio nel mondo venatorio e nel settore agricolo calabrese. Era infatti impensabile che, a fronte di una riproduzione veloce e abbondante come quella di questo suide, si potesse porre un freno con i soli due mesi di caccia consentiti.

La Regione Calabria, per porre un argine al fenomeno, ha emanato piani di selezione creando insieme alle associazioni venatorie delle figure (cacciatori specializzati) autorizzate all’abbattimento selettivo di esemplari di cinghiale anche al di fuori del periodo di caccia.

I risultati ottenuti da questi provvedimenti non sono stati sempre riscontrabili in modo preciso e dettagliato vista la natura spesso schiva di questo ungulato e l’impervietà dei luoghi eletti a rifugio. Se l’unico dato che ci interessa è la riduzione delle presenze e dei conseguenti danni provocati dai branchi di cinghiali non ci sono molti motivi di soddisfazione.

Puntuali sono arrivate le “osservazioni” e le “ilarità” dal mondo degli anticaccia, senza ovviamente contrapporre proposta alcuna. Noi le abbiamo accettate, i danni e gli altri numeri sono inconfutabili, ma siamo certi che si sia  potuto operare nelle migliori condizioni?

Il provvedimento regionale consente il prelievo di cinghiali, in deroga, solo in alcune ristrette aree del Parco delle Serre mentre rimane inviolabile alla selezione tutto il resto del parco e l’area cruciale dell’oasi dell’Angitola. Il “Re della boscaglia” ha eletto come area riproduttiva questo autentico “polmone” naturale e permanendo tale vincolo il lavoro di selezione attualmente praticato diventa un inutile palliativo. I successi numerici della caccia in braccata a questo ungulato andrebbero ripetuti anche in queste zone, magari con l’aiuto e la collaborazione del mondo scientifico (studio ed individuazione dei capi da prelevare).

Nel frattempo la riproduzione e l’espansione disordinata del suide in questione ha, molto probabilmente, favorito, l’arrivo del lupo nelle nostre montagne con conseguente ulteriore preoccupazione degli allevatori locali. Non abbiamo antipatia verso questo meraviglioso animale o verso altri predatori ma c’è il rischio concreto di finire dalla padella nella brace. L’intervento anche massiccio sui cinghiali non comporta particolari avversioni da parte dell’opinione pubblica: non è bellissimo, fa danni ingenti e il consumo delle carni innesca con le dovute cautele un ciclo economico virtuoso tra caccia, commercio e consumo di prodotti tipici. L’eventuale “guerra” tra uomo e lupo, non godrebbe degli stessi favori, il tempo di Cappuccetto rosso è finito da un bel po’!

Si faceva cenno al fatto che i cinghiali non votano e che quindi i cacciatori saremmo favoriti dalla politica, vera la prima. Vero però e anche che a votare sia una marea di paladini dell’ambiente, ai quali è stato fatto credere che chiudere la natura ad una caccia controllata e sostenibile sia l’unica salvezza per l’ambiente. La storia della gestione dei parchi e delle zone a controllo delle associazioni venatorie dice esattamente il contrario.

La risoluzione dei problemi in Italia spesso approcciata a mo’ di Derby calcistico. I buoni contro i cattivi, dove spesso gli uni prendono le sembianze degli altri. Siamo forse l’unica nazione dove non c’è collaborazione tra mondo venatorio e ambientalisti (quelli veri). Pensiamo a quanto sarebbe prezioso e finalmente utile uno scambio di informazioni e di aiuti (anche materiali) alle nostre bellezze naturali.

Lungi da noi il voler “santificare” chiunque giri con la doppietta a tracolla, ma la chiusura spesso ottusa e l’ignoranza verso il nostro mondo non fanno che rallentare e ostacolare l’obiettivo ultimo di una caccia sostenibile e compatibile con il nostro tempo

*Federazione italiana caccia Vibo Valentia