Eco distretto, tre sindaci vibonesi contro l’ordinanza regionale: «È illegittima»

I primi cittadini di Filogaso, Stefanaconi e Pizzoni depositano all’Ato una dura nota nella quale elencano «macroscopiche violazioni di legge, difetti di istruttoria e motivazione, sviamento di potere e travisamento dei fatti»
I primi cittadini di Filogaso, Stefanaconi e Pizzoni depositano all’Ato una dura nota nella quale elencano «macroscopiche violazioni di legge, difetti di istruttoria e motivazione, sviamento di potere e travisamento dei fatti»
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I sindaci Trimmeliti e Solano nella riunione dell'Ato
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Hanno messo in sequenza anomalie e “difetti”, li hanno impressi su una nota protocollata agli atti dell’incontro che ieri ha messo di fronte i sindaci dell’Ambito territoriale di Vibo Valentia e l’assessore regionale all’Ambiente Sergio De Caprio, sotto gli occhi del prefetto Francesco Zito.

Oggetto della nota, fatta allegare alla delibera che dà l’input alla gara per lo studio di fattibilità e per la progettazione dell’Eco distretto, l’ordinanza della presidenza della Regione in materia di rifiuti del 20 maggio scorso. Firmatari della stessa i sindaci di Filogaso, Stefanaconi e Pizzoni, Massimo Trimmeliti, Salvatore Solano e Vincenzo Caruso, vale a dire gli stessi primi cittadini che – all’indomani dell’atto regionale – avevano denunciato senza mezzi termini, la presenza di interessi occulti e di sospette “manine” dietro quel passaggio contenuto nell’ordinanza, adottata in via emergenziale, che imprimeva una decisa accelerazione all’iter portato avanti da tre anni dall’Ato vibonese. [Continua]

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L’assessore De Caprio

Per i tre sindaci ci sono i profili di «assoluta illegittimità» nell’ordinanza della Santelli e questo «per macroscopiche violazioni di legge, oltre che per eccesso di potere sotto il profilo del difetto assoluto di istruttoria e di motivazione, sviamento di potere e travisamento dei fatti».

In altre parole, «la Regione Calabria ha esercitato impropriamente il potere di ordinanza, ricorrendo ad uno strumento giuridico atipico rispetto a quello previsto dal legislatore per fronteggiare situazioni emergenziali in campo ambientale». Questo allo scopo di «eludere il regime vincolistico cui le ordinanze medesime soggiacciono, in ragione del potere di deroga al regime normativo ordinario alle stesse riconosciuto e della rilevanza degli interessi pubblici coinvolti (la tutela della salute pubblica e dell’ambiente)».

Parole pesanti e accuse circostanziate, che proseguono asserendo che «l’organo regionale ha deliberatamente eluso i limiti procedurali, ed in particolare gli stringenti obblighi di motivazione e di adeguata istruttoria, previsti per l’adozione delle Ordinanze contingibili ed urgenti di cui all’art. 191 del D. L.vo 152/2006».

Per ciò che riguarda, poi, l’inciso relativo alla discarica dell’Ato di Vibo Valentia, questo «non soltanto dimostra che il provvedimento non è supportato da congrua ed adeguata istruttoria tecnica, ma cosa ancora più grave esplicita i vizi di illegittimità che lo inficiano, sotto il profilo dell’eccesso di potere per abuso e sviamento dalla causa tipica».

Richiamando la situazione emergenziale, fanno notare i primi cittadini, «l’Organo regionale ha utilizzato il potere di ordinanza, con sviamento rispetto alla sua causa tipica, per fare fronte a situazioni per le quali l’ordinamento prevede specifiche procedure e strumenti provvedimentali ordinari, maggiormente garantisti, ancora non attivati dall’Ato di Vibo Valentia». 

Uno dei siti attenzionati

L’ordinanza, come noto, conclude ordinando alla Comunità d’ambito di Vibo Valentia di pubblicare la gara per la progettazione dell’impianto con annessa discarica di servizio, «del tutto obliterando di considerare -secondo i tre sindaci -, che l’individuazione dei siti è stata fatta in modo del tutto approssimativo e generico; i dati catastali riportati nel verbale di sopralluogo del 4.3.2019 della Stv sono erronei; il sito 1 del medesimo verbale di sopralluogo non rientra tra quelli indicati per la realizzazione dell’impianto di trattamento Rsu e Forsu sui quali l’Ato ha deliberato».

E, ancora, che «su ciascuno dei siti oggetto dello studio di scoping, i tecnici della Stv del Dipartimento ambiente e territorio della Regione Calabria hanno rilevato criticità elevatissime, escludenti ed ostative alla realizzazione dell’impianto di trattamento e dell’annessa discarica di servizio».

In conclusione, per Trimmeliti, Solano e Caruso, «non sussistono le condizioni per avviare la gara di progettazione dell’impianto, non avendo l’Ato di Vibo Valentia avuto modo di deliberare su siti idonei, specificatamente e correttamente individuati, da sottoporre a studio di fattibilità e di compatibilità ambientale per l’avvio delle successive fasi, né di valutare proposte alternative».