Rifiuti, la strada da seguire per cambiare rotta definitivamente

Dagli eco distretti alle discariche, fino ai termovalorizzatori: cosa serve al Vibonese e alla Calabria per raggiungere una condizione ottimale
Dagli eco distretti alle discariche, fino ai termovalorizzatori: cosa serve al Vibonese e alla Calabria per raggiungere una condizione ottimale
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di Cesella Gelanzè *

“Bisogna avere il coraggio di avviare una vera rivoluzione. Sui rifiuti la Calabria deve cambiare approccio e visione: da problema, devono diventare una risorsa per tutto il territorio”. Comincia così la dichiarazione d’intenti della presidente Santelli all’emergenza che puntualmente si ripresenta in maniera ciclica sul territorio regionale e a cui nessuna soluzione negli anni è stata trovata. E la rivoluzione è dai Comuni che deve iniziare. Associati negli Ato, come prevede la legge regionale 14/2014, i Comuni hanno un ruolo centrale nell’attuazione dei Piani di smaltimento rifiuti, in quanto è a loro che spetta il compito di attuare nel proprio territorio le azioni previste in materia di prevenzione, raccolta differenziata e recupero, in base alle loro peculiarità.

Il commissariamento ventennale non ha prodotto risultati se non uno spreco di denaro pubblico, dunque le procedure per l’individuazione e la realizzazione degli ecodistretti negli Ato non possono più trovare indugio e quelle che riguardano la nostra provincia, in cui è il nostro comune capofila, hanno ora un tempo definito per la loro realizzazione stabilito dalla presidente di Regione.È questo uno degli anelli componenti il ciclo integrato della gestione dei rifiuti urbani, il primo di un sistema di impianti e di soluzioni logistiche che possano garantire nel tempo la totale autosufficienza in tutte le fasi del processo, fino alla valorizzazione delle frazioni differenziate, per lo smaltimento e per il recupero energetico dei residui indifferenziati. Pensiamo tuttavia, sia necessario un approfondimento sul significato e sulle finalità di un “ecodistretto”. Siamo tutti d’accordo che il modello “discariche zero” sia quello che occorra rincorrere, ce lo prescrive la legislazione europea e  ci piace, perché siamo tutti per la salvaguardia e tutela dell’ambiente.

Dunque, cosa significa “ecodistretto” e cosa comprende? Si tratta in realtà di uno spazio attrezzato con impianti studiati per il recupero del materiale differenziato che vi arriva e per la creazione di nuovi prodotti, ottenendo così la minimizzazione dei residui. La sua realizzazione ha come scopo quello di recuperare al massimo tutte le tipologie di materiali presenti, riducendo il più possibile gli scarti che di solito si attestano sotto al 10% e che non potranno mai essere del tutto annullati. Il materiale che vi viene trattato è di derivazione di quello differenziato, quindi, se l’impianto segue le prescrizioni normative non vi può essere pericolo per la salute. 

Detto questo, assodato che ogni provincia debba avere come Ato il suo ecodistretto e che già nel 2017 l’assise composta dai sindaci della provincia di Vibo Valentia si era determinata per il sito di Sant’Onofrio, la domanda che sorge è come mai si sia aspettato tutto questo tempo per chiedere eventuali studi supplementari che ne certificassero ancora l’idoneità. Siamo a conoscenza di altre realtà, anche nella nostra regione, in cui Comuni diversi hanno chiesto che nel loro territorio si realizzasse un ecodistretto per le ricadute positive che ne deriverebbero in termini anche occupazionali.

Certo è che l’autonomia di ogni provincia in ambito raccolta e smaltimento rifiuti solidi urbani è richiesta formalmente dalla legge regionale, perseguita dalla presidente Santelli con razionalità e dovrebbe essere fortemente voluta dalla nostra provincia, che ciclicamente si ritrova sommersa dalla spazzatura per le strade in maniera direttamente dipendente alle chiusure predisposte da Lamezia circa l’utilizzo della discarica posta in quel territorio. E nella confusione generale, in cui da un lato l’attuale governo regionale cerca di imporre un nuovo tracciato di ordine e progresso e dall’altro presumibili interessi di bottega locali lo intralciano adducendo paragoni senza fondamento, come quello tra le discariche attuali in cui sversano l’indifferenziata i comuni calabresi e le discariche di servizio agli ecodistretti, in cui confluiscono invece solo i resti dei rifiuti già trattati nella percentuale minima ineludibile, in questa confusione globale dicevo, a farne le spese è l’utente che paga una Tari per averne servizi inadeguati e un ambiente sempre più sporco, sgradevole e inquinato.

Ma politici e amministratori stendono il velo del silenzio su una situazione che richiede invece idee chiare e determinazione e soprattutto la volontà di far progredire questa terra in autonomia, come merita. Perché non ricorrere, dunque, all’esperienza ultradecennale di altre regioni del nostro Paese ed europee in cui il riciclaggio spinto e la riduzione dello smaltimento in discarica e l’utilizzo dei termovalorizzatori hanno risolto il problema dello smaltimento dei rifiuti anche speciali non pericolosi e sanitari per affrontare definitivamente il problema anche qua in Calabria? L’unico termovalorizzatore esistente in regione, vive attualmente  problemi connessi alla manutenzione che finalmente ci si accinge a risolvere, ma anche col suo ampliamento è del tutto insufficiente per tutto il territorio regionale. Altri due impianti, di adeguata potenzialità, al servizio della zona nord e del centro sarebbero necessari, perché l’autosufficienza nella risoluzione della problematica sia raggiungibile.

I rifiuti inviati alla termovalorizzazione riducono fin quasi all’azzeramento le quantità da inviare in discarica. In questo il piano regionale dovrebbe subire una modifica adeguandosi alle realtà anche europee, in cui il termovalorizzatore è considerato una risorsa.Pertanto, un adeguato ciclo integrato deve partire da una raccolta differenziata, piattaforme di stoccaggio/trasbordo, impianti di trattamento dell’organico mediante processi di tipo anaerobico-aerobico da cui si possono ricavare compost e energia elettrica rinnovabile da biogas, impianti di trattamento meccanico, per arrivare infine ai termovalorizzatori e alle discariche. Un contributo determinante può e deve essere fornito inoltre, dagli stessi cittadini, che devono collaborare con scelte quotidiane consapevoli orientate alla limitazione dei prodotti usa e getta ed effettuando una raccolta differenziata sempre più di qualità. 

Per la raccolta dei rifiuti infine, occorre coinvolgere tutti i comuni dell’Ato, in modo da affidare l’appalto ad unico soggetto di comprovata capacità tecnica e finanziaria, che possa sfruttare al meglio le sinergie amministrative e operative, riducendo i costi fissi e ottimizzando l’impiego del personale e dei mezzi necessari, con conseguenti notevoli risparmi che andrebbero certamente a vantaggio di tutti. E se si applicasse la tariffazione puntuale, per cui chi differenzia di più risparmia in bolletta, la sensibile diminuzione del rifiuto indifferenziato diventerebbe un’altra vantaggiosa realtà.

* Lega Salvini Premier