Nicotera, acqua contaminata: il divieto scatta a due mesi dalle analisi

Interrogazione a sindaco e assessore all’Ambiente da parte del gruppo consiliare Movi@vento: «Cittadini di Comerconi e Preitoni hanno messo a rischio la propria salute»
Interrogazione a sindaco e assessore all’Ambiente da parte del gruppo consiliare Movi@vento: «Cittadini di Comerconi e Preitoni hanno messo a rischio la propria salute»
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Una fontana pubblica a Nicotera Marina
Una fontana pubblica a Nicotera

Un’interrogazione urgente, a risposta scritta e orale, è stata presentata dal gruppo consiliare d’opposizione al Comune di Nicotera Movi@vento. Nella stessa si chiedono chiarimenti al sindaco Giuseppe Marasco, all’assessore comunale all’Ambiente e al responsabile dell’area tecnica sull’ordinanza emanata pochi giorni fa che impone “divieto d’uso umano dell’acqua della fontana pubblica ex lavatoio di Comerconi e di quella di Preitoni”.

Tale divieto, spiega il gruppo consiliare, «è stato emanato sulla scorta delle analisi in auto-tutela effettuate dalla ditta Delvit di Cosenza, sulla base dell’appalto di servizio in essere. Come si legge nell’ordinanza citata, i relativi prelievi sono stati eseguiti in data 23 settembre mentre i risultati certificanti la contaminazione sono stati trasmessi al Comune il 26 novembre, con oltre due mesi di ritardo; lo stesso divieto porta la data del 3 dicembre».

Ne consegue che, secondo Movi@vento, «i cittadini di Comerconi e Preitoni, ma anche altri possibili utilizzatori all’interno e fuori del territorio comunale, che con quasi certezza hanno attinto l’acqua da dette fontane pubbliche, hanno messo inconsapevolmente a rischio la propria salute per l’ingestione di acqua contaminata». Dunque si chiede: «di dare i dovuti e urgenti chiarimenti sulle cause che hanno prodotto un così grave disservizio da parte della ditta Delvit e se intendono prendere provvedimenti immediati nei riguardi delle stessa ditta esercente il servizio di analisi in auto-tutela; di spiegare perché, oltre al disservizio di cui sopra, di per sé gravissimo, se n’è  venuto a produrre un ulteriore, dovuto al ritardo di sette giorni per emettere il divieto d’uso umano quando già era noto all’amministrazione che l’acqua delle due fontane non era potabile; di riferire se di tale situazione di rischio sanitario è stato messo al corrente il Dipartimento di Prevenzione dell’ASP di Vibo Valentia».