Caccia e spostamenti in Calabria, i chiarimenti di Spirlì non convincono il Wwf

Gli ambientalisti contestano le dichiarazioni del presidente della Regione che si affida alle sole rassicurazioni del mondo venatorio. Il tutto mentre il Dpcm vieta a tutti i cittadini di potersi muovere da un comune all’altro
Gli ambientalisti contestano le dichiarazioni del presidente della Regione che si affida alle sole rassicurazioni del mondo venatorio. Il tutto mentre il Dpcm vieta a tutti i cittadini di potersi muovere da un comune all’altro
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Le parole con cui il presidente facente funzioni della Regione Calabria, Nino Spirlì, ha inteso chiarire, a modo suo, l’incredibile delibera con cui aveva autorizzato gli spostamenti dei cacciatori all’interno del proprio Ambito territoriale di caccia – vale a dire in tutti i comuni di mezza provincia – e in contrasto con quanto previsto dal Dpcm del 3 dicembre, suonano come un’offesa nei confronti non solo degli ambientalisti calabresi, ma della stragrande maggioranza dei cittadini di questa regione”. E’ quanto spiegano in una nota le Organizzazioni Aggregate del Wwf Calabria. “Vorremmo sapere dal solerte presidente, magari con l’ennesimo chiarimento del chiarimento, in che modo i cacciatori abbiano “sempre dimostrato di rispettare l’ambiente”. Forse quando, e se, raccolgono i bossoli dopo aver ucciso migliaia di inermi esseri viventi per puro divertimento? E se l’ambiente si rispetta ammazzando e spargendo piombo a destra e a manca, cosa fanno tutti quei cittadini e i volontari che si battono contro ogni forma di inquinamento, la cementificazione, la deforestazione, la crisi climatica e, in più, lasciano vivere? Ma l’infelice sortita del facente funzioni risulta discriminatoria nei confronti dei cittadini calabresi nel momento in cui sostiene di avere avuto “rassicurazioni” da parte dei cacciatori del “loro comportamento responsabile e rispettoso”, del distanziamento sociale e del divieto di assembramento decretato dalle norme regionali e governative. [Continua in basso]

Come a dire che mentre i cittadini di serie B non si possono spostare da un comune all’altro se non per seri motivi da certificare e a rischio di pesanti sanzioni, dei cacciatori ci si può fidare “sulla parola”, e che tutti gli altri calabresi sono una massa di irresponsabili pronti a spargere il virus in ogni dove, da tenere confinati. Non si comprende inoltre perché, per poter godere degli effetti salutari dello “stare a contatto con la natura” anche in zona arancione, così come auspicato, ci si debba andare con il fucile… Davvero singolare infine la precisazione – si fa per dire – con cui si chiarisce che la “braccata” al cinghiale – attività che richiede per definizione l’impiego di decine di partecipanti – potrà essere svolta anche “non singolarmente e comunque nel rispetto del distanziamento sociale e del divieto di assembramento”. Un tempestivo dietro front dopo che, appena due giorni prima, con l’ordinanza n. 94 del 7 dicembre aveva “ordinato” lo svolgimento della caccia “solo in forma individuale”. Su come, quando e chi potrà di fatto controllare nel folto dei boschi il rispetto del distanziamento sociale e del divieto di assembramento di migliaia di persone mentre si organizza una battuta, si trasportano, si caricano, si macellano uno o più cinghiali, attendiamo lumi dal presidente Spirlì, che – conclude il Wwf – speriamo stavolta si prepari sull’argomento”.

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