Da Vibo a Pontida, la Lega di Salvini depone lo spadone e imbraccia ‘nduja e cipolla

La Calabria riassunta al raduno dei salviniani è un tripudio di prodotti tipici e luoghi comuni. Un repertorio che, tuttavia, non passa inosservato e racchiude in sé la mutazione genetica di un partito che non vede più nel Sud il male assoluto

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La Calabria riassunta al raduno dei salviniani è un tripudio di prodotti tipici e luoghi comuni. Un repertorio che, tuttavia, non passa inosservato e racchiude in sé la mutazione genetica di un partito che non vede più nel Sud il male assoluto

Lo stand dei leghisti calabresi a Pontida
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L’avevano annunciato nei giorni scorsi con tanto di conferenza stampa: “A Pontida, Vibo ci sarà”. E a Pontida Vibo in effetti c’è stata e la sua presenza non è passata inosservata. Così come in generale quella delle delegazioni meridionali sottolineata da stand con il nome delle regioni in bella vista, quasi che il tradizionale raduno della Lega Nord, oggi Lega Salvini Premier, fosse diventato una qualunque fiera turistica. O gastronomica. Come potrebbe sembrare osservando in particolare lo stand calabrese, debordante di cipolle rosse di Tropea, ‘nduja di Spilinga e altri prodotti tipici. Come dire, la delegazione calabrese ha preferito andare sul sicuro, puntando tutto sull’orgoglio sempre vivo per un tratto caratterizzante e universalmente apprezzato della regione: il suo patrimonio mangereccio. Sciorinando così un repertorio già visto, già sentito, già gustato. E per questo rassicurante, facile da gestire. Ma che, francamente, ha un po’ stufato. Dal punto di vista comunicativo, tuttavia, l’effetto è dirompente. L’accostamento tra la foto dello stand calabrese e la matrice “antimeridionale” della Lega (di cui Pontida è stata negli anni un formidabile megafono) è automatico. In rete si scatenano i commenti e l’ironia. I “terroni da cortile” vengono bersagliati da giudizi sferzanti. Ma ciò che appare plasticamente è soprattutto il nuovo corso della Lega salviniana, un partito che ha mutato pelle, scendendo dal carroccio e deponendo lo spadone di Alberto da Giussano. O comunque brandendolo su altre teste (migranti, rom, scrittori sotto scorta, ecc.) e non più su quella dei meridionali, ora ottimo serbatoio di consensi. Come dimostra il dato elettorale che premia il salvinismo in Calabria. Regione che ha fatto del leader leghista il suo unico rappresentante al Governo. Il che è tutto dire.

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Salvini, comunicatore sopraffino, cavalca la tigre meridionale. La scalda e la sobilla. Circuisce quella calabrese facendo leva proprio sui luoghi comuni. «Adoro ‘nduja e cipolla di Tropea» disse a poche ore dal successo del 4 marzo. E la Calabria (una parte di essa almeno) ora lo acclama, mostrando con orgoglio quella ‘nduja che la lega al suo leader. Del resto si sa: la tavola mette tutti d’accordo, le differenze si annullano e le tensioni si smorzano. Anche quelle con chi, fino all’altro ieri, considerava i terroni, fannulloni e parassiti, un male da tenere alla larga invocando la secessione del Nord. Ma quella era un’altra epoca, un’altra storia. Un’altra Lega che ora appare distante anni luce dalla Pontida che fu avvicinandosi molto di più a Tropea e a Spilinga.