L’intervento | Serve un piano straordinario per rilanciare Vibo, non stucchevoli teatrini

La Federconsumatori invita i candidati a sindaco ad illustrare soluzioni per tramutare la “città delle sirene” in città dello sviluppo

La Federconsumatori invita i candidati a sindaco ad illustrare soluzioni per tramutare la “città delle sirene” in città dello sviluppo

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Un amico che si è trasferito a Vibo Valentia qualche anno fa, ogni tanto mi racconta la città che percepisce, quella che forse molti vibonesi non riescono più a comprendere e tanto meno a raccontare: una volta la definì “la città delle sirene”. Naturalmente non si riferiva al mito di Ulisse ma al fatto che molto spesso le auto delle forze dell’ordine e delle ambulanze percorrono a sirene spiegate le vie del centro, con una frequenza simile a quella di una metropoli sviluppata. L’ironia è che forse solo per i detestabili fenomeni criminali o per i problemi sanitari la nostra città appare paragonabile ad altri grossi centri italiani. Così, certamente a causa della criminalità e delle difficoltà del sistema sanitario ma non solo per questi, tutte le statistiche, anche quelle più recenti, collocano Vibo Valentia in coda ai valori di qualità della vita. E mentre la cronaca quotidiana lo conferma con mille storie d’inefficienza e di ordinaria caduta in basso di ogni comparto della pubblica amministrazione, la politica si riaccende dopo l’ennesima disastrosa gestione municipale che non ha portato a nulla. Ecco che, ancora una volta, i vibonesi saranno presto chiamati a partecipare al rito democratico, e a subire l’assalto dei circa 450 candidati pronti ad entrare in consiglio comunale con le idee più mirabolanti per il futuro dei cittadini vibonesi, delle loro famiglie e dei loro figli senza futuro. Perché questa città è come un deserto, non sembra possedere alcuna ricetta per dare vita ad un suo accettabile sviluppo, non riesce a dare vita ad alcuna attività ed il mondo dei cittadini/consumatori non può che prendere atto dell’involuzione di un sistema commerciale ormai asfittico, che non si fonda più sulla competizione per avvantaggiare la clientela ma su un sistema di prezzi bloccato perché privo di stimoli. Nonostante la sua condizione – e forse anche per questa ragione – Vibo è diventata una delle città commercialmente più care che ci siano in Calabria. Subendo la forte concorrenza di Lamezia Terme.

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Eppure, presenta aziende rinomate, attività che si basano su una gestione di lunga data e su imprenditori esperti. E’ una città che dispone di un porto dotato di notevoli potenzialità. E’ incollata all’autostrada e dista pochi minuti dall’aeroporto. Presenta possibilità di sviluppo nell’ambito dell’edilizia molto interessanti. E quindi avrebbe tutti i requisiti per segnalarsi come un centro economicamente vivace. Ma non è così. Il caso più eclatante riguarda le attività commerciali sul nostro Corso e nel centro storico: arrancano e ormai molte hanno gettato la spugna. Segno dei tempi, sostiene qualcuno: i centri commerciali hanno cambiato le abitudini d’acquisto dei consumatori. E’ vero, ma solo in parte. A mio parere non è stata una buona idea quella di tappezzare la città con parchimetri e relative strisce blu. In questo modo si è incentivata la scelta di recarsi nei centri commerciali riducendo ancora di più la presenza della cittadinanza per le vie della città. Occorrono alternative che potevano essere progettate per tempo come quella di realizzare un ampio parcheggio, o forse più d’uno, nelle aree periferiche istituendo delle navette per il collegamento con il centro. In altre città si fa così, anche vicino a noi come a Catanzaro per esempio. L’hinterland di una città è una questione di grande importanza se si affronta il tema dello sviluppo.

Inoltre, il corso principale di una città può essere reso accogliente dando libera possibilità di esibizione ai tanti artisti da strada che popolano l’Italia, anche l’Italia periferica, promuovendo un festival nazionale del settore; festival del gusto dedicati alla gastronomia; festival del libro e della creatività; auto/moto raduni, insomma tutto quello che con periodicità programmata potrebbe rendere il corso di Vibo un’occasione di intrattenimento per le famiglie di tutto l’hinterland. E procedendo in questo solco, favorire momenti d’intrattenimento periodici capaci di attirare il pubblico, in particolare dall’ambito provinciale, con adeguate politiche di marketing territoriale e contando anche sui centri culturali che esistono in città. Anzi, su questo specifico punto bisogna affermare che Vibo Valentia da decenni non esprime una politica di valorizzazione e di promozione culturale, lasciando tra l’altro abbandonati alla loro difficile gestione il nostro museo e il nostro centro bibliotecario. Quindi, nessuna politica d’intrattenimento ludico e nemmeno culturale, nessuna programmazione che favorisca questi aspetti e li coniughi con l’ormai precario sistema commerciale della città. Nessun incentivo per coloro che potrebbero ristrutturare i molti immobili lasciati in stato d’abbandono o per favorirne il loro riuso allo scopo di far nascere nuove iniziative imprenditoriali. Cosenza, negli anni ‘80 e ‘90 con Giacomo Mancini sindaco diede vita ad uno straordinario programma di recupero del suo centro storico, coinvolgendo le banche oltre che l’amministrazione comunale. Al contrario, non facendo nulla anche quello che a Vibo era un comparto molto attivo negli anni passati, l’edilizia, è ormai al collasso. Ecco il punto: non si può andare ad elezioni senza avere un’idea chiara dello stato di complessiva agonia della nostra città e di come si debba agire, con urgenza, fuori dai margini dell’ordinarietà, con azioni straordinarie, efficaci, progettate con cura e non con improvvisazione, badando all’interesse generale che è quello dello sviluppo e della ripresa di tutti i settori produttivi e commerciali. Facendo in modo che la città si risollevi dal torpore atavico nel quale vive da alcuni anni.

Ai candidati a sindaco la Federconsumatori di Vibo Valentia chiede uno sforzo di comprensione della materia politica come espressione del migliore e più alto livello di managerialità pubblica. In questo senso, è mio dovere di presidente insistere su una reale discontinuità rispetto al passato, una netta discontinuità che si traduca in azioni davvero concrete e non su slogan vuoti o, peggio, su beghe e litigi che hanno il sapore della beffa per tutta la cittadinanza. Vibo Valentia non merita questo degrado, non merita di restare per sempre in fondo alle classifiche perché la qualità della vita non è questione di poco rilievo: lo sanno coloro che vogliono vendere o affittare, coloro che svolgono la professione, coloro che possiedono un’attività e i tanti lavoratori dipendenti del sistema privato che tremano pensando al futuro loro e dei loro figli. Ed anche nel comparto pubblico non è facile per i dipendenti confrontarsi con le criticità che attraversano quotidianamente, con il pericolo di un trasferimento o di una delocalizzazione, con tutti i disagi derivanti per le loro famiglie.

Insomma, le elezioni non possono, anche questa volta, divenire un teatro chiassoso che poi chiude i battenti a fine spettacolo. Occorre un serio impegno di tutti i candidati a sindaco e dei futuri consiglieri comunali sulla disamina che la Federconsumatori ha inteso porre alla loro attenzione. Come intendono rispondere? Con quali iniziative? Con quali elementi concreti? Con quali soluzioni? Il tutto dimenticando le logiche di schieramento e le vecchie modalità di confronto che scimmiottano i già poco credibili leader nazionali. In questo senso, siamo disponibili ad un confronto sereno ma concreto, ad un dibattito che abbia il carattere dell’incisività e della qualità di contenuti. I cittadini vorrebbero sentire come potrebbe rinascere Vibo Valentia e non come la si vorrebbe accompagnare verso la definitiva decadenza.

* Presidente Provinciale Federconsumatori Vibo Valentia