martedì,Maggio 18 2021

Quel pasticcio sul trasporto disabili, l’analisi di Pippo Romano

UN intervento che analizza l’operato della dirigente comunale, Adriana Teti, in relazione alla revoca del bando sul trasporto degli studenti disabili indetto dal Comune e poi ritirato.

Quel pasticcio sul trasporto disabili, l’analisi di Pippo Romano

Lo propone il già segretario comunale Pippo Romano, entrando nel merito di una procedura sulla quale, a suo parere, si sono innestate evidenti divergenze tra amministratori e dirigente. Per Romano, infatti, la «dirigente Teti è ancora una volta bersaglio di critiche e recriminazioni perché, secondo l’assessore al ramo, avrebbe inopinatamente revocato una gara pubblica». L’ex segretario, ora in pensione, entra poi nel vivo del nuovo bando che conterrebbe «una formulazione più generica dei requisiti di ammissibilità alla gara rispetto a quello precedente. Nello specifico: per l’ammissione alla gara il precedente bando prevedeva che la ditta avrebbe dovuto dimostrare che nel triennio precedente aveva svolto analoghi incarichi per un importo complessivo non inferiore a 50.000 euro di cui almeno uno pari o superiore a 35.000 euro; nel nuovo bando scompare il riferimento agli importi, fermo l’obbligo di specificare gli incarichi espletati nel triennio». Elementi che porrebbero una «una serie di inquietanti interrogativi: perché mai la Teti ha lasciato in precedenza intendere che i motivi della revoca erano di ragione contabile? Cosa si nasconde dietro l’intervento del consigliere/a di maggioranza che ha inveito contro la dirigente rea a suo avviso di aver predisposto un bando illegittimo?». A tali domande, Romano ne aggiunge un’altra: «che senso avrebbe, nella gara pubblica effettuata secondo precedente bando, escludere la ditta con un importo per incarichi nel triennio di 103.400 euro (così ripartiti nel triennio precedente: 34.000 + 34.500 + 34.900) ed ammetterne una con un punteggio di 51.000 euro (35,000 + 9.000 + 7.000)? In un gara pubblica – spiega -, ove le ditte partecipanti devono dimostrare la loro capacità tecnica-finanziaria, fino a che punto è logico ritenere che una di esse debba essere esclusa sol perché 34.999 è numericamente inferiore a 35.000?». Il punto è, per Romano, che «gli importi degli incarichi in precedenza espletati, se costituiscono requisiti di ammissibilità alla gara, potrebbero dar luogo a precostituite posizioni di ingiustificato privilegio a favore di alcune ditte e in danno di altre». La prova, starebbe, sempre secondo Romano, «nell’attacco verbale subito dalla Teti da un consigliere/a di maggioranza». Circostanza che pone una prima domanda, già espressa sulla stampa, su «quali interessi avrebbero spinto l’eletta ad andare in escandescenza?». Non il solo interrogativo possibile. Il dirigente pubblico in pensione ne elenca infatti altri relativi a «quali interessi spingano l’Amministrazione comunale (e per essa l’assessore) a manifestare il proprio dissenso dall’operato della Teti? Può l’interesse politico del celere avvio del servizio sovrastare quello della certezza sulla legittimità del bando? La revoca del bando prima dell’apertura delle buste, quale danno può arrecare alle ditte offerenti, se non quello delle spese sostenute? Perché mai allora una ditta ha presentato ricorso? Ha forse motivo (la ditta, ndr) – infine – di confidare su un intervento autoritario dell’Amministrazione sulla dirigente? e a quale fine?». Romano vuole tuttavia sgombrare il campo dalle illazioni, spiegando come «il passaggio dalla specificità alla genericità delle condizioni di ammissione non possa dare adito a malevoli insinuazioni e riporta la gara nell’alveo di un’incontestabile legittimità, in quanto l’offerta economicamente più vantaggiosa si appura tenendo in debita considerazione i requisiti di capacità tecnica ed organizzativa della ditta che traspaiono dal numero d’incarichi precedenti, dagli importi degli stessi, dalle modalità di espletamento, dall’organizzazione aziendale, dal numero di mezzi in dotazione, dai risultati ottenuti». Specificando come i soli «importi dei precedenti appalti (indici dell’efficienza aziendale) non possano poi assurgere anche al rango di requisiti di ammissibilità. Ciò è nella logica e pertanto giustifica la revoca che sta tutta nell’intrinseca irrazionalità dei precedenti criteri». Aspetto, quest’ultimo, che indurrebbe a «ritenere – conclude Pippo Romano – che la Teti abbia revocato il precedente bando perché l’escandescenza del consigliere di maggioranza, pur riprovevole, le potrebbe aver insinuato il dubbio sulla sua legittimità».

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